2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Kyoto, ma non solo

Se il mondo può accordarsi per formulare leggi e istituire un mercato con cui combattere il cambiamento climatico, come fatto a Kyoto, può fare altrettanto per prevenire la diffusione di malattie infettive che, nel complesso, sono all'origine del 25% circa dei decessi annuali su scala planetaria. La trasmissione di virus, da persona a persona, da animale a animale e da animale a persona, è senz'ombra di dubbio una grave minaccia per la salute umana.
Per esempio, il virus dell'HIV ha fatto più vittime e distrutto più speranze di quanto abbia mai fatto l'anidride carbonica.
Scrivono Bostrom e Cirkovic:
"Le malattie pandemiche rappresentano innegabilmente uno dei massimi rischi di catastrofe globale che il mondo si trova a fronteggiare oggi, ma non sempre viene loro accordata la debita considerazione. Per esempio, nella rappresentazione che del mondo ha la maggior parte delle persone, l'influenza pandemica del 1918-19 è quasi completamente messa in ombra dalla concomitante Prima Guerra Mondiale. Eppure, mentre si stima che la Prima Guerra Mondiale abbia causato direttamente la morte di 10 milioni di militari, oltre a 9 milioni di vittime civili, si ritiene che l'influenza spagnola abbia ucciso almeno da 20 a 50 milioni di persone. Il "fattore panico" relativamente basso associato a questa pandemia potrebbe essere dovuto in parte alla circostanza che soltanto il 2-3% di coloro che contraevano la malattia moriva a causa sua (il numero dei morti è enorme perché una vasta percentuale della popolazione mondiale fu contagiata)".
Fa riflettere il fatto che, se la recente epidemia d'influenza suina fosse stata accompagnata dal medesimo tasso di mortalità del 2-3%, il tributo di vite umane sarebbe stato dell'ordine di 40-60 milioni, data la stima dell'OMS secondo cui una pandemia vera e propria avrebbe contagiato all'incirca 2 miliardi di persone. Dio non voglia che il virus H1N1 dell'influenza suina un giorno subisca una mutazione in qualcosa di più letale, magari per ricombinazione genetica con l'assai più maligno, ma meno contagioso, virus H5N1 della SARS.

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