2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Le api stanno scomparendo: si spezza la catena alimentare

Le api domestiche impollinano da un quarto a un terzo di tutte le piante che mangiamo. Circa 90 dei più comuni prodotti alimentari del mondo, tra cui mele, arance, avocado, pomodori, spinaci, lattuga, zucchine e cetrioli, dipendono dalle api per la loro sopravvivenza, così come importanti piante da foraggio quali l'erba medica e il trifoglio rosso. Qualunque sia il raccolto, il procedimento è pressappoco lo stesso. Ogni anno, nel periodo in cui le piante fioriscono, le arnie vengono portate nei campi e distribuite regolarmente lungo i margini. Le api, le cui zampe hanno una carica elettrica statica che vi fa aderire il polline, vengono liberate in modo che vadano di fiore in fiore a svolgere il loro compito vitale. Salvo che ora le piccole e attivissime api stanno morendo in massa.

La sindrome dello spopolamento degli alveari (SSA, detta anche "sindrome del collasso delle colonie") ha lasciato senza vita centinaia di migliaia di arnie in tutto il mondo. Denunciata per la prima volta dagli allevatori nel 2004, ha raggiunto una fase critica nel 2006, con il 50-90% di tutte le colonie produttive degli Stati Uniti colpito dalla sindrome, stando a un servizio della BBC.
Sembra che per le api la SSA sia la tempesta perfetta che combina tutti i mali, dai parassiti, ai virus agli insetticidi. Dei vari parassiti che attaccano le api domestiche, gli acari, in sostanza dei minuscoli ragni, sono i più letali: l'acaro varroa asiatico si attacca all'esterno dell'ape e ne succhia i fluidi fino all'ultima goccia, mentre gli acari tracheali del Sud America ne infestano le vie respiratorie e soffocano lentamente le loro ospiti fino a ucciderle.

Il virus della paralisi acuta d'Israele (VPAI) viene rinvenuto praticamente in tutti gli alveari colpiti, ma in pochissime arnie sane. Ancora non si sa se il VPAI sia una causa della SSA o semplicemente un marcatore. Ci si augura che si tratti solo di un marcatore, perché secondo quanto afferma su Science Jeff Pettis, responsabile del Laboratorio di ricerca sulle api del governo statunitense, è altamente improbabile che gli scienziati trovino una cura per i virus delle api.
Ancor peggio sarebbe se la SSA fosse causata da un cocktail di virus, pressoché impossibile da neutralizzare mediante vaccinazione. In collaborazione con i ricercatori del Dipartimento dell'agricoltura statunitense, l'entomologa May Berenbaum dell'Università dell'Illinois ha analizzato le trascrizioni genetiche di migliaia di api in tutti gli Stati Uniti, sia sane sia colpite dalla SSA. La conclusione, secondo quanto riportato nei Proceedings of the National Academy of Sciences del 24 agosto 2009, è che le api colpite non potevano sintetizzare le proteine necessarie per difendersi da attacchi simultanei di virus multipli che sopraffacevano i loro meccanismi immunitari.

Intenzionalmente o meno, le sempre più massicce emissioni di inquinanti e la distruzione dell'habitat naturale da parte del genere umano stanno probabilmente indebolendo la catena alimentare e contribuendo a sterminare le api. Sebbene il gruppo della Berenbaum non abbia trovato alcuna indicazione di un'elevata espressione di geni in risposta ai pesticidi nelle api colpite dalla SSA, altri ricercatori non sono così sicuri che la sovraesposizione ai pesticidi non abbia contribuito allo sviluppo di questo "cocktail di virus" cui gli alveari si stanno dimostrando tanto vulnerabili. L'IMD (imidacloprid), un insetticida relativamente nuovo il cui uso si è rapidamente diffuso negli Stati Uniti, potrebbe essere corresponsabile della SSA, secondo quanto afferma Michael Schacker nel suo A Spring Without Bees: How Colony Collapse Disorder Has Endangered Our Food Supply. L'IMD riduce il desiderio di cibo delle api, facendo morire di fame l'intero alveare.

Schacker è l'erede intellettuale di Rachel Carson, il cui leggendario Primavera silenziosa suscitò il movimento internazionale per la messa al bando del DDT; l'opera della Carson è una chiara dimostrazione che sostanze chimiche pericolose - composti sintetizzati dagli uomini e applicati a scopi specifici, come l'eliminazione di infestanti - possono senz'altro avere conseguenze ecologiche nocive che vanno bel al di là dell'effetto desiderato. Altrettanto può accadere per l'eliminazione arbitraria di tali sostanze. Quando gli infestanti dilagano la salute umana risente della conseguente propagazione delle malattie, e naturalmente anche dei danni alle fonti di cibo. Tuttavia, il fatto che l'IMD sembri dannoso per le api, da cui dipendiamo in modo così vitale, depone fortemente a favore di un accresciuto controllo di questo pericoloso composto.
Anche contaminanti presenti nello sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio che gli allevatori di api usano così spesso per alimentare i loro alveari sono stati proposti come possibili concause della SSA. Lo stesso si può dire della radiazione a microonde emessa dai telefoni cellulari, che si crede interferisca con i sistemi interni di orientamento delle api e ne causi la morte impedendo un sicuro ritorno alle loro arnie. Ciò contribuirebbe di certo a spiegare il singolare fenomeno per cui gli alveari colpiti dalla SSA si presentano non solo privi di vita, ma spesso anche con l'aspetto di città fantasma fisicamente deserte di api.

"Le api americane sono un facile bersaglio" scrive Jeffrey A. Lockwood in Six-Legged Soldiers: Using Insects as Weapons of War. Lockwood analizza la vulnerabilità delle api domestiche agli attacchi bioterroristici. Cita un seminario sulla sicurezza agricola tenuto a Washington nel 1998, dove si giunse alla conclusione che le api americane sono un "bersaglio invitante e trascurato". Alveari non sorvegliati potrebbero facilmente essere infiltrati da un nemico che diffonde spore, funghi, virus o acari come quelli descritti in precedenza. Ma allora potrebbero essere stati i terroristi a causare la SSA? Secondo Contrastare il bioterrorismo agricolo, un rapporto la cui redazione fu commissionata nel 2000 dal Dipartimento dell'agricoltura statunitense al National Research Council della National Acadaemy of Sciences, i meccanismi previsti a livello nazionale, statale e locale sono insufficienti a "scoraggiare efficacemente, prevenire, rivelare le minacce all'agricoltura, a reagirvi e a riprendersi dalle loro conseguenze". La principale raccomandazione dello studio, ossia che il paese mettesse a punto "una strategia di risposta rapida al bioterrorismo", rimase, a quanto sembra, lettera morta, ben presto messa in ombra dalle più urgenti preoccupazioni connesse all'11 settembre e alle guerre in Iraq e Afghanistan.

Ma, se le api non fanno il loro lavoro di impollinazione, chi o cosa lo farà?
"Ogni fiore femmina [di cetriolo] è ricettivo all'impollinazione soltanto per un giorno, e ciascun fiore richiede una media di undici visite di un'ape per produrre un cetriolo ben fatto"
spiega John T. Ambrose, un apicoltore del North Carolina. Gli studiosi hanno cominciato a cercare altri impollinatori che possano sostituirsi alle api, ma undici volte al giorno sono una prestazione difficile da eguagliare.
I bombi sono i principali candiati: ma, pur avendo le attitudini fisiche, non hanno l'etica del lavoro, soprattutto per partner esigenti come i cetrioli. Dopo tre o quattro viaggi, i bombi sono esausti.
I genetisti potrebbero forse riuscire con operazioni di ingegneria genetica a rendere le api domestiche resistenti ai rischi della SSA, ma, anche se ciò fosse realizzabile, potremmo avere qualche scrupolo a liberare nell'ambiente milioni di api mutanti. In alternativa, potrebbe essere la nanotecnologia a tentare di venire in aiuto costruendo le "apibot", minuscole api robotiche in grado di riprodurre il lavoro delle loro controparti naturali, magari anche senza pungiglione. Ma si tratta di una risorsa estrema, e si dovrebbero prendere precauzioni in modo che le apibot non siano dotate della capacità, ad esempio, di ricevere segnali e sciamare al comando di chiunque controlli il software.
"La cosa più importante in assoluto è se esista un modo per evitare questa apocalisse" si domanda Schacker, il quale chiede che si passi a metodi biologici, riducendo l'uso di pesticidi chimici, specialmente l'IMD, sostituendoli con composti naturali meno dannosi per gli insetti. Dato che le api hanno uno spiccato senso del colore e del profumo, gli agricoltori potrebbero piantare una varietà di piante destinate a fiorire in periodi diversi dell'anno e con colori differenti, in modo da creare un ambiente più favorevole alle api. Gli appassionati di giardinaggio dovrebbero fare lo stesso, dal momento che le api attratte dalle loro aiuole possono essere raccolte dagli apicoltori e utilizzate nei campi. Le piante prive di polline, pur essendo opportunamente ipoallergeniche, fanno credere alle api di avere del polline che invece non c'è, e quindi dovrebbero essere sostituite da piante che ne producono, perché è proprio del polline che le api si cibano.

Tutti buoni suggerimenti: allora perché non ci sono adesioni più numerose all'appello "Salvate le api!"?
Le api non sono balene. Nessuno si identifica con loro, dialoga con loro o le considera una ghiottoneria. Quasi tutti sono stati punti da un'ape, e se quegli insetti si estingueranno ben pochi ne piangeranno la perdita, finché non ci renderemo conto, troppo tardi, di che cosa significhi in realtà la loro scomparsa. Certo, Albert Einstein non ha mai detto che la civiltà finirà 5 anni dopo la scomparsa della api. Quella fu un'invenzione degli apicoltori belgi in sciopero nel 1995 nel tentativo di enfatizzate quanto la nostra agricoltura e sussistenza dipendano dalle api. Naturalmente, il fatto che Einstein non l'abbia detto non significa che sia falso. Cinque anni dalla scomparsa delle api nel 2006 collocherebbero la carestia globale proprio alla soglia del 2012.
La grande e gloriosa civiltà umana ripiegata sul suo ventre rigonfio per l'assenza di ronzanti insetti che pungono? Quanto sarebbe patetico!
Scrive Schacker:
"Le api stanno cercando di dirci qualcosa? Sono il canarino nella miniera d'oro, che ci avverte dei mutamenti nascosti nel pianeta e dell'intera umanità? A un livello più profondo, le api ci stanno forse dicendo che siamo all'oscuro di un serio problema sistemico che minaccia la nostra specie, e che ci sfugge il quadro generale? Potrebbe la nostra stessa colonia umana andare in rovina, a causa di un qualche genere di sindrome del collasso della civiltà?".
Potrebbe darsi che il tempo delle api sia semplicemente scaduto, in senso evolutivo. Quella perniciosa combinazione virus/parassiti/pesticidi alla base della SSA potrebbe non essere altro che la causa occasionale della loro fine inevitabile. Forse questo è soltanto l'ultimo stadio di un ciclo di morte e rinascita che si ripete continuamente nel corso dell'evoluzione di tutte le specie. Ma non è possibile prendere alla leggera la scomparsa delle api domestiche. Schacker sottolinea che per tutti gli ultimi 100 milioni di anni le piante da fiore si sono coevolute in stretto rapporto con le api: le une non avrebbero potuto prosperare in tale abbondanza senza le altre. La maggior parte dei frutti e delle verdure non sarebbe mai esistita se non ci fossero state le api a occuparsi dell'impollinazione. Naturalmente, se le api e le piante da fiore sono destinate alla loro fine evolutiva, prima o poi emergerà un'associazione nuova e più feconda. Il guaio è che tali processi di solito richiedono migliaia di anni.

Siccome Dio è buono, ci sono discrete probabilità che le piccole api operose riescano a vincere la loro battaglia con la SSA e continuino il loro percorso evolutivo lungo cento milioni di anni. Una combinazione di intervento umano e mutazione naturale che favorisca le api che resistono ai virus, agli acari, alle tossine chimiche quali l'IMD e alle altre minacce alla salute degli alveari produrrà una nuova generazione di api resistenti alla SSA. Ma Dio non è neppure uno sciocco. Anche se le api riuscissero a riprendersi, la loro scomparsa a ridosso di un precedente inatteso calo della loro popolazione all'inizio degli anni Novanta potrebbe rappresentare un progressivo indebolimento di un anello vitale della nostra catena alimentare.
Non c'è bisogno di essere religiosi o superstiziosi per cogliere un segno premonitore nel fatto che alcune delle creature più operose ed ecologicamente benefiche stiano scomparendo dal pianeta.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Cazzate ....

zingaro ha detto...

Leggendo in questo vostro articolo che le radiazioni a microonde emessa dai telefoni cellulari, che si crede interferisca con i sistemi interni di orientamento delle api vi voglio raccontare una mia esperienza personale: La scorsa estate mi era finito il carburante nella macchina, sono uscito dalla macchina e mentre parlavo al cellulare con mio figlio dicendogli di portarmi un pò di diesel sono stato circondato da una nuvola di api, una cosa davvero incredibile . . . .

zingaro ha detto...

mi sono rifugiato in macchina e dopo 2 minuti tutto normale come se non era successo niente. Ho provato a chiedere in giro se qualcuno aveva delle api nelle vicinanze . . .niente. é possibile che le micrroonde del telefonino li abbia attirate ????????

Anonimo ha detto...

Bah

Anonimo ha detto...

Sono un po' stufo di chi etichetta tutto come ca**ate senza neanche dire perché. Almeno dovrebbero spiegare le ragioni del loro scetticismo,altrimenti sono solo dei negazionisti cronici che non credono a niente per partito preso. Rispetto le vostre opinioni, ma dovete MOTIVARLE.

Anonimo ha detto...

secondo me erano infastidite dalle radiazioni del telefonino

Anonimo ha detto...

magari ti sei trovato nel mezzo di uno sciame di passagio

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