2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

E' impossibile prevedere i cambiamenti climatici


Siamo onesti: il riscaldamento globale ha i suoi aspetti piacevoli. Temperature che ci permettono di stare senza giacca in pieno inverno, giornate da spiaggia dopo che le foglie sono cadute dagli alberi. Se viveste in Alaska, fino a che punto sareste turbati da temperature più miti, per quanto possano mettere in difficoltà gli orsi polari? Certo, ultimamente il tempo è stato un po' strano.
Prendiamo l'inverno 2008, che era iniziato promettendo di essere uno dei più freddi mai registrati in Alaska, ma soltanto finché i caldi venti di chinook cominciarono a soffiare da sud a 180 chilometri all'ora, sciogliendo il ghiaccio e la neve e causando massicce inondazioni nel centro di Anchorage a gennaio.

In Siberia il sole estivo scotta dall'alba fin quasi a mezzanotte, mantenendo temperature di 32-36 °C per 12, 14 ore al giorno. L'umidità è altissima. Gli edifici, progettati per essere accoglienti d'inverno, d'estate sono soffocanti. L'aria condizionata non è molto diffusa in Siberia, e quindi non si può cercare sollievo infilandosi in bar e ristoranti, e neppure rinchiudendosi nella propria stanza d'albergo. I siberiani, uomini, donne e bambini, vanno pazzi per qualunque cosa sia l'opposto dell'inverno. L'atteggiamento della gente nei confronti del riscaldamento globale dipende moltissimo dal posto cui vive. Chi vive nei climi freddi apprezza senza problemi estati più calde e più lunghe e inverni sopra lo zero, qualunque ne sia la causa.

In realtà potremmo pensare che l'instabilità climatica sia causata dall'uomo e quindi sia "innaturale", ma i filosofi esistono proprio per sottolineare che gli esseri umani fanno parte della natura e che, perciò, tutto quello che facciamo è naturale. Argomentazione non certo definitiva, ma abbastanza convincente da ingarbugliare la questione: gli esseri umani in realtà sono sia una parte della natura sia l'unica origine di ogni attività considerata innaturale. Anche il fatto che la Terra sia riscaldata e raffreddata periodicamente è di un certo conforto; ovunque ci sono cicli che si ripetono.
Il mutamento climatico, va ricordato, è processo naturale, ciclico, che iniziò quando la Terra fu creata 5 miliardi di anni fa e che continuerà finché il pianeta non ci sarà più. Proprio come le specie evolvono, come il sistema solare si muove attraverso la Via Lattea, come il sole arde percorrendo i suoi cicli e le sue fasi, così cambiano anche la temperatura, le precipitazioni, la composizione della miscela gassosa che forma l'atmosfera. Non potrebbe essere altrimenti. Per lo più questo processo eterno, inevitabile e favorevole alla vita si sviluppa in modo graduale, mentre la natura e la civiltà nel tempo vi si adattano. Sarebbe folle tentare di arrestarlo.

Dopo aver sorseggiato un po' di chardonnay sul patio in una dolce sera di dicembre, non è difficile essere ottimisti: noi, ossia la civiltà umana, abbiamo superato la Piccola era glaciale, un periodo di raffreddamento durato 500 anni e finito circa 2 secoli fa, e supereremo anche questo Piccolo riscaldamento. A meno che, naturalmente, il riscaldamento si verifichi in 15 anni, o in 50, invece di 500. Questo è ciò che viene chiamato "brusco cambiamento climatico", secondo la definizione che ne dà il rapporto pubblicato nel dicembre del 2008 dal Programma scientifico statunitense sul mutamento climatico. Scrivono gli autori P.U. Clark e A.J. Weaver:
"Un mutamento su vasta scala del sistema climatico che si verifica nel corso di qualche decennio o meno, dura (o si prevede che duri) almeno per qualche decennio, e causa sostanziali sconvolgimenti nei sistemi umani e naturali".
Un brusco cambiamento climatico (BCC) è ciò che a ragione temiamo, perché potrebbe facilmente essere catastrofico. Di tanto in tanto il clima cambia corso, a causa degli impatti dallo spazio esterno, di processi interni alla Terra che comprendiamo solo in modo indistinto e ora, sembra, a causa dell'attività umana. A differenza del mutamento climatico graduale, che può essere seguito lungo i secoli e i millenni e quindi essere fatto oggetto di previsioni con un certo grado di attendibilità, il BCC è, per definizione, una rottura con il passato. Dopo la fine dell'ultima era glaciale, circa 11.000 anni fa, le temperature globali salirono di 10-15 gradi nel giro di qualche decennio, o così almeno credono oggi gli scienziati. Il fatto è che in realtà non abbiamo modo di sapere quanti episodi di BCC si siano verificati prima, perché le carote di ghiaccio e le documentazioni fossili su cui si basa la climatologia non sono tarate con precisione sufficiente a indicare in modo attendibile sconvolgimenti molto più brevi di un secolo. Per esempio, Al Gore proponeva una presentazione sul riscaldamento globale in cui esponeva i risultati tratti da una carota di ghiaccio prelevata a Vostok, in Antartide, secondo i quali un incremento dell'anidride carbonica aveva causato un aumento della temperatura. Analisi successive del campione di ghiaccio, però, hanno indicato che l'aumento della temperatura in realtà precedette il picco dei livelli di anidride carbonica di mezzo millennio.

Anche quando i calcoli sono accurati, i dati relativi al cambiamento climatico a lungo termine possono oscurare completamente i BCC. In quale secolo preferireste vivere: in uno in cui le temperature medie globali sono aumentate gradualmente da 10 °C a 10,5 °C e poi a 11 °C, oppure in uno in cui le temperature erano inizialmente di 10 °C, poi caddero a 8,5 °C, balzarono a 11,5 °C per poi scendere a 11 °C? Entrambi i secoli avrebbero visto un riscaldamento di un solo grado, ma la vita nelle condizioni del secondo esempio sarebbe stata enormemente più caotica e pericolosa.

Lo stesso problema rende difficile confrontare un secolo in cui l'aumento ipotetico di un grado di temperatura si sia distribuito quasi uniformemente su tutto il globo, con un altro secolo in cui le temperature in alcune regioni siano salite rapidamente, in altre cadute bruscamente, pur risultando in media aumentate a livello globale di un grado. Immaginiamo per un momento che il Medio Oriente dovesse subire nel corso del prossimo decennio un improvviso aumento di diversi gradi Celsius, mettendo in ginocchio l'agricoltura e facendo impennare la domanda di energia, esasperando la tensione nella zona. Allo stesso tempo, le temperature potrebbero attenuarsi in pari misura nella regione relativamente stabile e poco popolata del Pacifico meridionale, inducendoci alla conclusione a posteriori che, dal punto di vista climatologico, sostanzialmente non sia successo nulla.

Fare previsioni sul clima mediante modelli informatici è ancora più difficile che ricostruirne la storia. L'ecosistema globale è interconnesso con meccanismi di retroazione negativa e positiva di difficile lettura. Un esempio di retroazione negativa si ha quando le temperature dell'oceano aumentano, l'acqua evapora in maggiore quantità formando nuvole che a loro volta contribuiscono ad abbassare le temperature oceaniche, impedendo alla luce del sole di raggiungere la superficie marina. In generale i sistemi con retroazione negativa compensano in parte, ma non del tutto, l'effetto che li ha attivati. Così la formazione di nubi sopra l'oceano che si riscalda compensa una parte dell'aumento delle temperature oceaniche. Sembrerebbe abbastanza semplice, se non fosse per il fatto che in realtà a volte le nuvole fanno esattamente il contrario, ossia riscaldano la superficie del pianeta. Chiunque abbia trascorso un po' di tempo in un clima rigido sa che le notti invernali più fredde sono quelle più serene, senza alcuna copertura nuvolosa. Così certi modelli climatici considerano la formazione di nubi come un fattore di raffreddamento, altri la considerano un fattore di riscaldamento, altri ancora cercano di tener conto di entrambe le possibilità.

Ma da dove vengono le nuvole? A complicare ancora di più il compito dello studioso di modelli climatici c'è l'incertezza delle teorie scientifiche che stanno dietro agli eventi meteorologici. Una scuola di pensiero ritiene che i raggi cosmici (sostanzialmente tutte le radiazioni provenienti dallo spazio esterno che non originano dal sole) contribuiscano alla formazione delle nuvole: quanti più raggi cosmici arrivano tante più nuvole si formano. Ma si pensa che il flusso dei raggi cosmici sia inversamente proporzionale all'intensità del vento solare, che è la corrente di particelle cariche provenienti dal sole. Quanto più intenso è il vento solare tanto meno i raggi cosmici sono in grado di attraversarlo. Così, per predire con precisione quanto nuvoloso sarà un dato periodo, un esperto di modelli climatici dovrebbe prima stimare l'intensità del vento solare che potrebbe smorzare il flusso dei raggi cosmici e in tal modo ridurre la formazione di nubi.

Gli studiosi di modelli climatici di norma lavorano su periodi temporali dell'ordine dei 30 anni o più, il che significa che le loro previsioni non devono necessariamente essere articolate in modo così preciso da corrispondere, ad esempio, agli alti e bassi dei cicli undecennali delle macchie solari, che sono in relazione piuttosto stretta con l'intensità del vento solare (il quale a sua volta blocca i raggi cosmici). Tuttavia l'attività solare non segue alcuna norma rigida. Le macchie solari furono pressoché assenti, e il vento solare fu debole tra il 1645 e il 1715. Tale periodo, detto minimo di Maunder, cadde nel pieno di quella che è nota come Piccola era glaciale, una fase di raffreddamento che si verificò nell'emisfero settentrionale per più di 300 anni. Gli studiosi di modelli climatici non sarebbero mai stati in grado di prevedere né il calo dell'attività solare né il suo effetto sulla Terra. Peraltro, non sarebbero stati in grado di prevedere neppure il nostro attuale clima surriscaldato, dato che 5 dei cicli solari più intensi mai registrati si sono succeduti negli ultimi 50 anni.

In conclusione, predire quando e come il clima cambierà bruscamente è, be', quasi impossibile. Pretendere di prevedere quando un sistema stabile diventerà instabile, quando il razionale diventerà irrazionale, è chiedere troppo. Predire un brusco mutamento climatico è un po' come predire quando verremmo colpiti da un attacco di cuore. I teorici del caos hanno fatto progressi nella comprensione del ruolo dell'instabilità casuale nell'andamento cardiaco, con la sorprendente scoperta che un'assenza di fasi caotiche può indicare l'insorgere di certi tipi di infarto del miocardio. Ma predire quando l'ecosistema globale potrebbe subire un'analoga crisi geofisiologica è infinitamente più complesso e impegnativo. Si pensi all'incapacità della teoria del caos di prevedere il collasso di un meccanismo molto più piccolo, il sistema finanziario globale. Gli economisti hanno grande familiarità con i principi fondamentali della casualità e della discontinuità, e senza dubbio nel loro arsenale predittivo non manca il più raffinato software teorico sul caos. Eppure rimasero sbalorditi come tutti noi quando Wall Street crollò nel settembre del 2008.

La comunità scientifica è soggetta a un'enorme pressione politica perché dia risposte in merito ai tempi e alla gravità di un BCC, risposte che non è in grado di fornire in modo attendibile. Ciò che può essere estrapolato con sicurezza, però, sono gli scenari di BCC più probabili. Secondo il rapporto del 2008 del Programma scientifico statunitense, questi ricadono in 4 categorie fondamentali:

  1. scioglimento delle calotte glaciali polari
  2. desertificazione incontrollata ed esaurimento delle riserve di acqua dolce
  3. deviazione/arresto della corrente del Golfo, che riscalda il Nord America orientale e l'Europa occidentale
  4. improvvisa e rapida irruzione di gas serra nell'atmosfera.
Tra questi scenari, il rapporto del 2008 ritiene che la minaccia più incombente di BCC al momento attuale sia lo scioglimento delle calotte glaciali polari.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

I pericoli che si corrono in caso di tempesta magnetica solare sono troppo seri e non possono essere ignorati,nè sottovalutati. Ne abbiamo avuto una prova concreta solo qualche anno fa(leggi black-out Canada-USA).Il solo pensare che 'il fattaccio' possa durare più a lungo è terrorizzante, perchè oggi si vive solo se c'è l'elettricità. E'indiscutibile infatti che, essendo tutti i settori della nostra vita condizionati dall'elettricità, senza di essa sarebbe catastrofe certa.Che il buon Dio ci assista!Tommy

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