2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Raffreddamento globale


"Il polo nord si sta sciogliendo [...] l'ultima volta in cui al polo la superficie dell'acqua è stata sgombra da ghiacci, a quanto ne sanno gli scienziati, fu oltre 50 milioni di anni fa". Dal giorno (19 agosto 2000) in cui il New York Times pubblicò in prima pagina il contestatissimo articolo di John Noble Wilford, gli scettici in fatto di cambiamento climatico sono stati spietati. La fonte di Wilford non era altri che James J. McCarthy, un oceanografo di Harvard che, essendo in crociera turistica estiva al polo, era rimasto sbalordito nel vedere l'acqua del tutto libera dai ghiacci e, a dire il vero, si era fatto prendere la mano nel trarre le sue conclusioni.
All'epoca McCarthy era co-presidente della sezione "adattamento e impatti" dello United Nations Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC, Commissione intergovernativa delle Nazioni Unite sul mutamento climatico). Che regalo per i negatori del cambiamento climatico! Harvard, le Nazioni Unite e il Times, il triumvirato dell'eresia liberal, sorpresi a perpetrare una frode allarmista, confutabile, a base di scienza-spazzatura.

Patrick J. Michaels, scienziato ambientale del Cato Institute, noto per la sua instancabile opposizione a qualunque cosa, e soprattutto a qualunque normativa ambientale che possa mettere un freno ai capricci del libero mercato, fece a pezzi le tesi di McCarthy. Citando prove che indicavano che le temperature al polo nord non erano più alte di quanto fossero state per diversi decenni all'inizio del XX secolo, Michaels affermava che non c'era stato alcun cambiamento nelle temperature estive del polo nord dal 1930 circa. In più, scriveva Michaels, "la maggioranza dei climatologi ritiene che alle latitudini elevate il periodo compreso tra 7000 e 4000 anni fa sia stato più caldo dell'attuale di almeno 2 gradi Celsius. E si tratta di 3 millenni".

E' impossibile prevedere i cambiamenti climatici


Siamo onesti: il riscaldamento globale ha i suoi aspetti piacevoli. Temperature che ci permettono di stare senza giacca in pieno inverno, giornate da spiaggia dopo che le foglie sono cadute dagli alberi. Se viveste in Alaska, fino a che punto sareste turbati da temperature più miti, per quanto possano mettere in difficoltà gli orsi polari? Certo, ultimamente il tempo è stato un po' strano.
Prendiamo l'inverno 2008, che era iniziato promettendo di essere uno dei più freddi mai registrati in Alaska, ma soltanto finché i caldi venti di chinook cominciarono a soffiare da sud a 180 chilometri all'ora, sciogliendo il ghiaccio e la neve e causando massicce inondazioni nel centro di Anchorage a gennaio.

In Siberia il sole estivo scotta dall'alba fin quasi a mezzanotte, mantenendo temperature di 32-36 °C per 12, 14 ore al giorno. L'umidità è altissima. Gli edifici, progettati per essere accoglienti d'inverno, d'estate sono soffocanti. L'aria condizionata non è molto diffusa in Siberia, e quindi non si può cercare sollievo infilandosi in bar e ristoranti, e neppure rinchiudendosi nella propria stanza d'albergo. I siberiani, uomini, donne e bambini, vanno pazzi per qualunque cosa sia l'opposto dell'inverno. L'atteggiamento della gente nei confronti del riscaldamento globale dipende moltissimo dal posto cui vive. Chi vive nei climi freddi apprezza senza problemi estati più calde e più lunghe e inverni sopra lo zero, qualunque ne sia la causa.

In realtà potremmo pensare che l'instabilità climatica sia causata dall'uomo e quindi sia "innaturale", ma i filosofi esistono proprio per sottolineare che gli esseri umani fanno parte della natura e che, perciò, tutto quello che facciamo è naturale. Argomentazione non certo definitiva, ma abbastanza convincente da ingarbugliare la questione: gli esseri umani in realtà sono sia una parte della natura sia l'unica origine di ogni attività considerata innaturale. Anche il fatto che la Terra sia riscaldata e raffreddata periodicamente è di un certo conforto; ovunque ci sono cicli che si ripetono.

Scoppia il bozzolo

L'atmosfera della Terra è un bozzolo che custodisce una forma di vita preziosissima - qualcuno la considera un superorganismo, Gaia - da circa 4 miliardi di anni. Di tanto in tanto il bozzolo viene perforato da oggetti provenienti dallo spazio esterno, esplode per via dei vulcani, brucia per le tempeste solari, ma il danno non è mai irreparabile. Tuttavia, dall'inizio della Rivoluzione industriale, un secolo e mezzo fa, il bozzolo è stato per la prima volta sottoposto a una pressione dall'interno.
In coincidenza con l'esplosione della popolazione umana, si sono verificate ondate sempre più intense di calore e di moto, sotto forma di elettrificazione globale, eventi nucleari, riscaldamento climatico e catastrofi naturali. Buchi nello strato di ozono si stanno aprendo nella stratosfera. Crepe estese dal polo all'equatore si stanno spalancando nel campo magnetico che protegge la Terra. Veicoli spaziali fuoriescono regolarmente dai confini del pianeta. Ai margini esterni dell'atmosfera la specie umana ha creato una vasta rete di satelliti, simile a una rete biologica di neuroni, a cui si affida per la maggior parte delle comunicazioni a distanza.

Il bozzolo sta cominciando a logorarsi. Il superorganismo al suo interno si sta agitando ed espandendo. Sta progettando la fuga.

A un osservatore che guardasse la Terra dall'alto, questo intero processo potrebbe benissimo apparire come un'affermazione della vita, come quando una farfalla esce contorcendosi dalla sua coltre di seta, o un uccello implume si apre becchettando un varco nel guscio dell'uovo: una trasformazione meravigliosa verso una fase in cui la forza vitale dell'organismo si esprime nel modo più splendido. Ma la prospettiva è un po' meno positiva dall'interno del bozzolo.

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