2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Come difendere la Terra da asteroidi e comete?

Gli astronomi hanno acquisito una notevole capacità di seguire le traiettorie dei NEO (Near-Earth Objects, oggetti che passano vicino alla Terra), e la buona notizia è che nessuno di questi sembra destinato ad avvicinarsi tanto da rischiare una collisione con la Terra nel 2012, o comunque in un futuro immediato. La Spaceguard Foundation, istituita nel 1996 a Roma e oggi collegata a una rete di osservatori di tutto il mondo, scruta diligentemente i cieli in cerca di tali minacce. Coloro che partecipano al progetto sono abbastanza sicuri di aver identificato e calcolato le orbite di tutti gli asteroidi sufficientemente grandi per produrre danni significativi alla nostra civiltà. Più o meno lo stesso si può dire per le comete di breve periodo, provenienti dalla fascia di Kuiper, che si estende dall'orbita di Nettuno fino oltre a quella di Plutone. Le comete di breve periodo hanno orbite che percorrono in meno di 200 anni e perciò sono abbastanza facili da seguire. La cometa di Halley è probabilmente la più nota delle comete di questo tipo, dato che torna ogni 76 anni.

Ma nel sistema di sorveglianza della nostra difesa spaziale c'è un punto debole, rappresentato dalle comete di lungo periodo che hanno origine nella nube di Oort-Opik, al margine esterno del sistema solare. Le orbite di lungo periodo richiedono più di 200 anni, a volte molto di più, per ogni rivoluzione. Perciò è senz'altro possibile che una cometa di lungo periodo all'improvviso ci piombi addosso dallo spazio con intenzioni omicide.
In senso fisico letterale sarebbe colpa della Terra stessa. Non è molto esatto dire che i NEO bombardano il nostro pianeta. E' invece la Terra che, come qualunque altro pianeta, risucchia i NEO con il suo campo gravitazionale enormemente più intenso. Ogni giorno circa 100 tonnellate di detriti spaziali vengono attratte nell'atmosfera terrestre che, come una membrana, riduce la maggior parte di questi frammenti spaziali in polvere e/o vapore, che alla fine raggiunge il suolo.

Nel corso degli eoni, la Terra ha tratto grande giovamento da questo "risucchio" spaziale. Un certo numero di astronomi oggi ritiene che i cristalli di ghiaccio presenti nei nuclei delle comete siano stati una fonte significativa di acqua per il nostro pianeta. Le stime ipotetiche attuali indicano che le comete forniscono non meno di 2,5 cm d'acqua ogni 10.000 anni, il che corrisponderebbe a uno strato d'acqua profondo 12 chilometri dal momento della nascita della Terra. Fortunatamente per noi terricoli, gran parte di quest'acqua fu espulsa per degasazione prima che si formasse un'atmosfera sufficientemente densa per trattenerla, oppure fu fissata negli organismi o dissociata da processi chimici quali la fotosintesi e l'alterazione meteorica.

Iridio
Asteroidi e meteoriti hanno fornito anche materiali preziosi, compresa forse una porzione significativa del minerale ferroso presente sulla superficie terrestre, che vide gran parte del ferro di cui era dotata in origine migrare verso il nucleo fuso durante il primo infuocato miliardo di anni successivo alla creazione. Questa probabilmente è stata la sorte anche della maggior parte dell'iridio. Chimicamente simile al platino e 10 volte più raro, l'iridio gravita verso il ferro; si ritiene pertanto che grandi quantità di tale metallo siano migrate verso il nucleo durante le prime fasi della formazione del pianeta. Se non fosse per gli impatti di asteroidi e meteoriti, questo metallo estremamente denso e rigido, e con punti di fusione ed ebollizione molto elevati, sarebbe presente sulla superficie della Terra soltanto in tracce. Senza tali iniezioni periodiche di iridio dallo spazio esterno, sarebbe stato enormemente difficile produrre molte cose, dalle candele per motori ai semiconduttori, ai generatori elettrici per i veicoli spaziali senza equipaggio, oltre a molti altri dispositivi avanzati che richiedono il metallo più resistente alla corrosione che si conosca.

I problemi sorgono quando la Terra inghiotte un boccone troppo grosso, risucchiando un oggetto che la sua atmosfera non è in grado di digerire completamente, come l'asteroide ricco di iridio che portò all'estinzione dei dinosauri 62 milioni di anni fa. Ma anche i peggiori cataclismi hanno il loro lato buono. Dopo che Stephen Jay Gould propose la teoria dell'equilibrio punteggiato, che sostituiva all'andamento lento e graduale del processo evolutivo concepito da Darwin un andamento a strattoni dovuti agli impatti extraterrestri e ad altri cataclismi, gli scienziati sono arrivati a comprendere che, se non altro, questi impatti accelerano l'evoluzione, facendo sì che l'ecosistema globale si riprenda in tempi relativamente rapidi (almeno rispetto ai 5 miliardi di anni di vita della Terra) e rifiorisca a un livello più elevato, più o meno come la potatura farà rifiorire una pianta in modo ancora più splendido.

Nel complesso, la Spaceguard Foundation fissa la frequenza degli impatti catastrofici a livello globale a un valore compreso tra uno ogni 100.000 anni e uno ogni 10 milioni di anni. Dal momento che l'impatto di Burckle e del diluvio universale si verificò meno di 5000 anni fa, ciò significa forse che siamo al sicuro per almeno altri 95.000 anni? Oppure, come osservava il New York Times del 14 novembre 2006 nel già citato articolo sull'Holocene Group, gli impatti catastrofici si verificano in realtà molto più spesso di quanto tradizionalmente hanno ritenuto gli scienziati dello spazio? In effetti, per ogni chevron e cratere da impatto scoperto sulla terraferma, che copre circa il 29% della superficie terrestre, l'Holocene Group deve incrementare le proprie stime degli impatti globali in modo da tener conto della probabilità che molti altri siti analoghi si trovino da qualche parte sotto il 71% della superficie coperto dal mare. Il gruppo attualmente ritiene che gli impatti con un potenziale sufficiente per provocare catastrofi su vasta scala si verifichino forse ogni 1000 anni.

Il nostro modo di concepire gli impatti e le loro conseguenze deve essere rivisto. Il punto della superficie terrestre in cui un impatto ha luogo è più importante che mai, perché la popolazione aumenta ogni anno, e così pure il livello di interdipendenza socioeconomica tra le varie regioni. Che cosa accadrebbe se l'equivalente di uno dei 3 frammenti della cometa Burckle cadesse oggi non nell'Oceano Indiano ma nel Mar Mediterraneo? Anche se le conseguenze sismiche e meteorologiche probabilmente non ne farebbero un disastro globale dell'ordine del diluvio universale, la strage causata nella regione densamente popolata e altamente sviluppata del Mediterraneo, i danni provocati all'Italia, alla Francia, alla Spagna, alcune delle società più feconde e amate del mondo, e il potenziale conflitto indotto nel Mediterraneo orientale, dove Israele, Egitto, Siria, Palestina e Libano condividono le coste, potrebbero debilitare gravemente la civiltà.

Esempio di un Trattore Gravitazionale
Quanto più avanza tanto più la civiltà diviene vulnerabile a impatti primordiali provenienti dal cielo. Una simile riflessione modifica i termini del calcolo con cui valutiamo la prevenzione delle catastrofi, costringendoci a prendere seriamente in considerazione l'investimento da trilioni di dollari che sarebbe probabilmente necessario per realizzare un sistema di difesa in grado di seguire la traiettoria di tutti i NEO e di neutralizzarli quando minacciano la Terra. Purtroppo non c'è alcuna garanzia che un'arma simile funzionerebbe in modo soddisfacente, anche alla luce dei risultati francamente deludenti cui abbiamo assistito nel campo della tecnologia antimissile, laddove si spara un missile per abbatterne un altro che è già stato lanciato. Si sono avuti di gran lunga più colpi mancati che centri, sebbene sia il bersaglio che l'intercettore fossero controllati da esseri umani. Peggio ancora, la nostra arma antiasteroide (o cometa) potrebbe funzionare in modo imperfetto, non distruggendo il NEO ma spezzandolo in frammenti letali che si schianterebbero in vari punti del mondo, come accadde, a quanto sembra, alla cometa che causò il diluvio universale. E chi può dire che la tecnologia antiasteroide non verrebbe sfruttata illegalmente per attacchi ignobili sulla Terra?

Quanto ai metodi per deviare comete e asteroidi in avvicinamento, la Spaceguard Foundation sottolinea che la quantità di energia necessaria a questo scopo varia in modo inversamente proporzionale al quadrato del periodo di tempo che manca all'impatto. Perciò, quando gli oggetti sono molto lontani, ad almeno 50 o 100 anni di distanza, possono effettivamente essere deviati con piccole spinte impresse da veicoli spaziali alla nostra portata. Deviare l'oggetto anche solo di una frazione di grado quando è così lontano produce un errore che aumenta progressivamente man mano che il suo moto procede. Ma una volta che gli oggetti in arrivo sono a breve distanza la loro traiettoria deve essere modificata radicalmente, il che richiede che il veicolo spaziale intercettore li colpisca con forza davvero elevata, naturalmente senza frantumare l'asteroide o la cometa.

Conclusione: la necessità di un sistema di difesa dai NEO è più forte che mai, ma le possibilità di realizzarlo sono scarse o nulle. Nell'attuale situazione di emergenza economica, i contribuenti non sborseranno le somme necessarie, tanto meno per un sistema di intercettazione per oggetti lontani 50 o 100 anni. Inoltre sarebbe necessario un enorme sforzo politico per far accettare l'idea alla Russia e alla Cina, che probabilmente considererebbero un simile sistema come una violazione dei trattati sui missili balistici e come potenzialmente diretto contro i loro satelliti e/o missili.

La questione della difesa dai NEO solleverebbe una confusione spaventosa che potrebbe richiedere un'intera generazione per essere superata. Procedere con un simile sistema di armamenti solleverebbe alcune questioni affascinanti sui giudizi che diamo su tali impatti catastrofici, fra cui la domando se siano o no punizione che ci meritiamo.

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