2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Perché Dio era in collera

Nell'analisi dei miti del diluvio condotta dall'Holocene Group sono state pressoché trascurate le spiegazioni addotte per il diluvio universale: perché Dio era in collera. Questo vale sia per il racconto della Genesi sia per la mitologia greca, in cui Zeus inviò il diluvio per punire gli uomini della loro empietà. Fu l'ira di Dio a causare il diluvio anche nelle narrazioni sumeriche riportate nel Gilgamesh, e senza dubbio in molte altre mitologie.

Da un punto di vista logico, non c'è alcun motivo per sostenere che la divinità - ammesso che un'entità del genere esista - abbia qualcosa a che fare con gli impatti di oggetti extraterrestri che hanno periodicamente tramortito la Terra nel corso degli ultimi 5 miliardi di anni. Se Dio scaglia comete e asteroidi sulla Terra per punire l'umanità delle sue malefatte, perché ha colpito il pianeta miliardi di anni prima che gli esseri umani entrassero in scena? Per esercitarsi? Perché i dinosauri si comportavano male?

Come difendere la Terra da asteroidi e comete?

Gli astronomi hanno acquisito una notevole capacità di seguire le traiettorie dei NEO (Near-Earth Objects, oggetti che passano vicino alla Terra), e la buona notizia è che nessuno di questi sembra destinato ad avvicinarsi tanto da rischiare una collisione con la Terra nel 2012, o comunque in un futuro immediato. La Spaceguard Foundation, istituita nel 1996 a Roma e oggi collegata a una rete di osservatori di tutto il mondo, scruta diligentemente i cieli in cerca di tali minacce. Coloro che partecipano al progetto sono abbastanza sicuri di aver identificato e calcolato le orbite di tutti gli asteroidi sufficientemente grandi per produrre danni significativi alla nostra civiltà. Più o meno lo stesso si può dire per le comete di breve periodo, provenienti dalla fascia di Kuiper, che si estende dall'orbita di Nettuno fino oltre a quella di Plutone. Le comete di breve periodo hanno orbite che percorrono in meno di 200 anni e perciò sono abbastanza facili da seguire. La cometa di Halley è probabilmente la più nota delle comete di questo tipo, dato che torna ogni 76 anni.

Ma nel sistema di sorveglianza della nostra difesa spaziale c'è un punto debole, rappresentato dalle comete di lungo periodo che hanno origine nella nube di Oort-Opik, al margine esterno del sistema solare. Le orbite di lungo periodo richiedono più di 200 anni, a volte molto di più, per ogni rivoluzione. Perciò è senz'altro possibile che una cometa di lungo periodo all'improvviso ci piombi addosso dallo spazio con intenzioni omicide.

[Dossier] Il Diluvio Universale, le prove dell'esistenza e le cause che lo generarono - Parte 2


L'Holocene Group oggi ritiene che la cometa che si schiantò nell'Oceano Indiano circa 4800 anni fa abbia prodotto uno tsunami alto approssimativamente 200 metri, almeno dieci volte più dell'onda assassina che spazzò quelle stesse acque il 26 dicembre 2004, sommergendo le coste dell'Indonesia, dell'India, della Thailandia, di Sri Lanka e del Myanmar, e penetrando nell'entroterra anche per un chilometro o più. Lo tsunami del 2807 a.C. sommerse tutte le coste penetrando nell'interno per almeno 4 chilometri. Se lo tsunami del 2004 fosse stato di quelle proporzioni, i morti si sarebbero contati non a centinaia di migliaia, ma a decine di milioni.

Dal momento che la cometa Burckle cadde in mezzo all'oceano, agli uomini dell'epoca fu probabilmente risparmiata la sorte di essere bruciati vivi dalla palla di fuoco dell'impatto, che si sarebbe estesa per circa 1000 chilometri intorno al punto di caduta. L'onda d'urto deve aver abbattuto quasi tutti gli alberi in un raggio di 2000 chilometri, sebbene la posizione del punto d'impatto in mezzo all'oceano limitò i danni più gravi al Madagascar. Si calcola però che i getti di materiale espulso si siano estesi per circa 9000 chilometri, quasi un quarto della circonferenza terrestre, raggiungendo gran parte dell'Africa, la penisola arabica, l'India, il Sudest asiatico continentale, l'Indonesia e l'Australia.
Il calore generato dal mostruoso impatto del 2807 a.C. vaporizzò milioni di tonnellate di acqua marina, che poi ricondensò nel corso di diversi giorni.
"In questo intervallo di tempo durante il quale l'acqua si stava raffreddando, i venti globali avrebbero trascinato le nubi per migliaia di chilometri. Così un impatto di queste proporzioni potrebbe essere all'origine delle leggende sul diluvio nate nei continenti che circondano l'Oceano Indiano: Africa, Australia, Europa e Asia"
scrive l'Holocene Group nell'articolo Burckle Abyssal Impact Crater. Did This Impact Produce a Global Deluge? di D.H. Abbott, L. Burckle e P. Gerard-Little della Columbia University, W. Bruce Masse del Los Alamos National Laboratory e D. Berger della Drexel University.
Anche se l'impatto dell'Oceano Indiano potrebbe rendere ragione delle piogge torrenziali che sommersero la regione, le leggende di quel periodo hanno un'estensione che va ben al di là del cerchio di Burckle. Per giustificare pienamente le antiche narrazioni del diluvio, l'Holocene Group oggi ipotizza che la cometa che causò il diluvio universale debba essersi frantumata, al momento dell'ingresso nell'atmosfera, in almeno tre pezzi: quello caduto nell'Oceano Indiano, un secondo che colpì il Pacifico orientale in prossimità dell'equatore, e un terzo che cadde nell'estremo nordovest del Pacifico. Il gruppo attualmente è alla ricerca di questi altri crateri.

[Dossier] Il Diluvio Universale, le prove dell'esistenza e le cause che lo generarono - Parte 1

Sylvia C. Browne, nota sensitiva, cerca di dissipare i timori di una possibile apocalisse nel 2012 aprendo il suo recente libro, End of Days: Reflections and Prophecies about the End of the World, con un lungo elenco di profezie funeste rivelatesi erronee. Papi, filosofi, scienziati e un assortimento di altri luminari ci raccomandavano di metterci al riparo, e tra questi anche Cristoforo Colombo, il quale nel Libro delle profezie scrisse che il mondo sarebbe finito nel 1658. L'elenco della Browne sarebbe stato assai più rassicurante se non iniziasse con la citazione di un'antica tavoletta assira:
"Oggi la nostra terra è degenerata. Ci sono segni che stia rapidamente avvicinandosi alla fine"
Stando alle ricerche della Browne, la tavoletta risale "approssimativamente al 2800 a.C.", che è molto vicino al 10 maggio 2807 a.C., la data che Bruce Masse, archeologo ambientale del Los Alamos National Laboratory, New Mexico, attualmente assegna all'inizio del diluvio universale, quello di Noè e della sua arca.
Masse fa parte dell'Holocene Impact Working Group, un gruppo di scienziati statunitensi, russi, australiani ed europei che si dedica specificamente allo studio dell'effetto di impatti extraterrestri sul nostro pianeta. (Olocene è un termine geologico che indica l'epoca recente e attuale).
L'Holocene Group sta letteralmente riscrivendo la storia della civiltà umana tenendo conto di numerosi grandi impatti di oggetti provenienti dallo spazio esterno, e ha dimostrato in modo spettacolare che l'impatto di una cometa causò il grande diluvio che circa 4800 anni fa interessò gran parte del pianeta.

Come ci narra la Bibbia,
"Tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli esseri alati vennero dunque a Noè nell'arca, a due a due, di ogni carne in cui è il soffio di vita. Quelli che venivano, maschio e femmina d'ogni carne, entrarono come gli aveva comandato Dio: il Signore chiuse la porta dietro di lui. Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l'arca che si innalzò sulla terra. Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l'arca galleggiava sulle acque. Le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo"
Genesi, 7, 14-19

La ricerca sul diluvio universale iniziò quando Masse si rese conto del fatto che molte mitologie di ogni parte del mondo descrivevano condizioni simili: mesi di piogge, grandi alluvioni e devastazioni. Dopo la vicenda di Noè, il più noto di questi miti è quello ricordato da Platone, il quale nel suo dialogo Crizia (111.e.5-112.a.4) si riferisce a tre diluvi catastrofici. Il più vasto si verificò al tempo di Deucalione che, con sua moglie Pirra, costruì un'arca dopo essere stato avvertito dal padre, Prometeo, che Zeus si apprestava a punire l'umanità con un diluvio devastante. Data la notevole somiglianza delle narrazioni, gli studiosi da molto tempo considerano Dio e Zeus, e Noè e Deucalione, come figure parallele. Alle quali va accostato anche Utnapishtim, l'unico sopravvissuto del diluvio sumerico, la cui storia è narrata nell'Epopea di Gilgamesh.

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