2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Hack Attack: la minaccia di Al Qaeda e dei terroristi cinesi durante il 2012

Il 2012, fin troppo spesso preso sottogamba come data fatale inventata dalla fantasia New Age, è in realtà per i nostri nemici il momento più logico per colpire. Da tempo immemorabile nei piani militari si tiene conto della calura del deserto, delle bufere di neve, dei monsoni e di altri fenomeni meteorologici terrestri, e nello stesso modo oggi si deve tener conto della meteorologia spaziale. Come si è osservato in precedenza, gli Stati Uniti sono particolarmente vulnerabili, a causa della loro massiccia dipendenza dalle tecnologie avanzate, dai supercomputer ai satelliti ai trasformatori elettrici ad altissima tensione, che possono essere tutti messi fuori uso dalle eruzioni solari. I nostri nemici hanno senza dubbio identificato questo punto debole e potrebbero benissimo decidere di sfruttarlo durante il prossimo violento ciclo di bufere spaziali atteso per il 2012-13.

Se non colpiranno allora, dovranno aspettare fino al 2023-24, quando è previsto il successivo culmine solare, che gli astronomi attualmente si aspettano più tranquillo e meno ricco di energia del picco del 2012. Oltre a richiedere un'enorme pazienza, attendere fino al 2023-24 significherebbe anche scommettere che la rete elettrica e altre infrastrutture essenziali non vengano nel frattempo messe in sicurezza, o "irrobustite".
Perché lasciarsi sfuggire quella che potrebbe essere la loro ultima e migliore opportunità per i prossimi decenni? Inoltre, aspettare il culmine solare del 2023-24 potrebbe anche voler dire perdere l'occasione di trarre profitto dalla crisi economica globale che capita una volta ogni secolo e che nel 2012 senza dubbio starà ancora esigendo il suo tributo in termini di rinvii della manutenzione, di onere del debito e di attenzione rivolta altrove.

In che modo un nemico potrebbe avvantaggiarsi di un evento di maltempo spaziale? Supponiamo che - Dio non voglia - un gruppo di hacker, siano essi agenti di Al Qaeda, anarchici o squadre coordinate e di alto livello di cyber-assaltatori russi o cinesi, abbiano preparato un attacco alla rete elettrica del Nord America.
Durante i 45 minuti successivi al momento in cui l'eruzione solare viene avvistata dal satellite meteorologico spaziale ACE (ammesso che nel frattempo non abbia smesso di funzionare) gli operatori di rete sarebbero freneticamente intenti a trasferire carichi di potenza, a staccare trasformatori, a inserire condensatori e a sfruttare al massimo le potenzialità diagnostiche e operative della rete. Quello sarebbe per gli hacker il momento di colpire, quando gli operatori di rete dispongono di meno tempo, attenzione e risorse per respingere gli attacchi informatici. Quello che avrebbe forse potuto essere contenuto come niente più di un fastidioso hack-attack potrebbe, se amplificato da una raffica di colpi del maltempo spaziale, trasformarsi in un disastro enorme delle dimensioni previste dalla National Academy of Sciences.

La rete elettrica degli Stati Uniti infiltrata dalle spie era il titolo di un recente articolo del Wall Street Journal (8 aprile 2009) in cui si sosteneva che l'assalto degli hacker alla rete elettrica era già in corsa, sebbene  pochi fatti venissero portati a sostegno di una tesi così terrificante. La responsabile della Sicurezza interna Janet Napolitano rifiutò di confermare o smentire la notizia. Il portavoce della Casa Bianca Nick Shapiro fu altrettanto evasivo. Veniva citato l'analista della CIA Tom Donahue, il quale affermava, pur senza fornire particolari, che attacchi simili hanno già avuto luogo altrove. Sostiene Donahue:
"Da varie regioni al di fuori degli Stati Uniti abbiamo notizie di cyber-intrusioni nei pubblici servizi, seguite da richieste estorsive".
Fonti anonime hanno evocato lo spettro di agenti governativi russi e cinesi che frugano nella nostra rete elettrica.
"[I cinesi] sono dappertutto. Stanno penetrando nei sistemi della nostra università, nei sistemi dei fornitori, stanno interferendo nei sistemi del governo. Non C'è ragione di pensare che il sistema elettrico sia a sua volta immune"
ha detto l'anonimo funzionario.
L'articolo del Wall Street Journal è povero di fatti, ma calca la mano sul "pericolo giallo", e fa pensare più a un'operazione di pubbliche relazioni volta a creare consenso per il finanziamento della sicurezza informatica che al serio giornalismo per cui l'autorevole quotidiano in passato andava famoso.
"Sto qui cominciando a credere che, ogni volta che il governo statunitense vuole mettere in primo piano la questione della cyber-sicurezza, le agenzie d'informazione gli usino la cortesia di diffondere un rapporto su persone o organizzazioni ignote che interferiscono nei computer e nella rete elettrica"
dice Bruce Wollenberg, professore di ingegneria elettrotecnica e informatica all'Università del Minnesota. Wollenberg, che per anni ha studiato i rapporti sugli hacker che violerebbero la rete elettrica, osserva che "il semplice fatto che qualcuno capisca come entrare in banca di notte non gli dà la combinazione della cassaforte".
Gli hacker dovrebbero essere molto ben informati sul funzionamento della rete elettrica per fare qualcosa di più che spegnere qualche computer, cosa che in sé per sé causerebbe inconvenienti di un certo rilievo, ma probabilmente nessuna interruzione seria della corrente, secondo Wollenberg.
Non c'è dubbio, però, che un gruppo composto da hacker ben informati e da operatori della rete elettrica potrebbe infliggere seri danni alla rete, forse anche metterla fuori uso, in parte o tutta. Nel 2007 una simulazione condotta presso i National Laboratories dell'Idaho ha dimostrato che un operatore di rete impegnato nell'esercitazione era in grado di penetrare le difese del sistema e di danneggiare un generatore facendo scattare un interruttore automatico, causando così il blocco di una piccola sezione della rete elettrica simulata.

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