2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

21 dicembre 2012 = 7 dicembre 1941? Parte 1

Paura e disgusto a parte, è un peccato che l'ex segretario alla difesa USA Donald Rumsfeld, creatore della quasi mistica espressione unknown unknows ("incognite ignote"), sia sparito dalla circolazione. Non certo per la sua pessima conduzione della guerra in Iraq, ma piuttosto perché Rumsfeld all'inizio del 2001 ebbe la lungimiranza di mettere in guardia il paese da un attacco tipo "Pearl Harbour spaziale", proclamando il suo impegno a proteggere gli Stati Uniti da una simile calamità. Se in seguito non avessimo subito la terribile sventura degli attacchi terroristici dell'11 settembre che condussero, per quanto tortuosamente, al pantano iracheno, forse Rumsfeld non avrebbe trascurato il suo impegno alla difesa spaziale e ci avrebbe assicurato il livello di sicurezza di cui abbiamo bisogno.
Essendo stato il più giovane segretario alla Difesa di sempre (dal 1975 al 1977, sotto la presidenza di Gerald Ford) e anche il più vecchio, durante la presidenza di Bush junior, Rumsfeld dispone di una prospettiva a lungo termine unica. Nello scenario da lui immaginato, il remoto avamposto americano che subirebbe l'attacco non è un porto hawaiano pieno di navi da guerra, ma un'orbita affollata di satelliti militari americani per la navigazione e per le telecomunicazioni; in particolare, nel mirino si troverebbero quelli alle orbite più basse, più accessibili a un attacco balistico.

Le armi sono già in posizione: arsenali di ASAT (armi antisatellite) ereditati dalla Guerra Fredda e dalla corsa tra Stati Uniti e Unione Sovietica per il dominio dello spazio. Nel settembre del 1985 l'aviazione statunitense collaudò con successo un'ASAT lanciata dalla coda di un caccia F-15 ad alta quota. L'ASAT non esplose ma si schiantò sul bersaglio, un vecchio satellite LEO (Low Earth Orbit, orbita terrestre bassa) chiamato Solwind, in orbita a 555 chilometri di altezza. L'ASAT americana è considerata più rapida e agile di quella inizialmente messa a punto alla fine degli anni Sessanta dall'Unione Sovietica, un missile balistico terra-aria che poteva essere lanciato solo quando il satellite LEO bersaglio gli passava sopra. L'ASAT russa inseguiva poi il LEO per un'orbita o due, gli si avvicinava e gli esplodeva contro, l'equivalente satellitare di un attentatore suicida. (Nel 1987 i sovietici tentarono maldestramente di acquisire il dominio dello spazio lanciando un prototipo di "stazione spaziale da battaglia", che tuttavia non raggiunse mai l'orbita e si schiantò nell'Oceano Pacifico). Nel 2007 la Cina fu il terzo paese a collaudare con successo un'ASAT, un sistema missilistico che combina le caratteristiche di quelli americano e russo. Come l'ASAT russa, quella cinese fu lanciata da terra, ma, come la versione americana, utilizzava quello che va sotto il nome di "veicolo killer cinetico", un proiettile che non esplode ma si schianta contro il bersaglio.
Un gradino sotto le tre superpotenze spaziali, oggi c'è un secondo gruppo formato da una dozzina di paesi e da diverse organizzazioni private in grado di distruggere i satelliti LEO, anche se in modo indiscriminato. L'ASAT più rudimentale non è altro che un primitivo razzo lanciato in un'orbita terrestre bassa e poi fatto esplodere, producendo detriti destinati a neutralizzare qualunque altro apparecchio venga a trovarsi sulla medesima traiettoria. L'attaccante quindi rischierebbe di perdere anche alcuni dei propri satelliti e di quelli degli alleati. A seconda del modo in cui l'attacco viene condotto, e soprattutto dell'altitudine alla quale viene effettuato, i rottami spaziali che si producono quando un satellite viene distrutto militarmente possono rappresentare un rischio per dozzine di altri satelliti, più o meno come un'automobile che salta in aria nel bel mezzo di un'autostrada trafficata metterebbe in pericolo molti altri veicoli.

Sarebbe possibile per uno "stato canaglia", un gruppo terroristico e/o un miliardario perverso distruggere il sistema dei satelliti LEO e farla franca? Probabilmente no, perché un simile attacco richiederebbe la costruzione e l'armamento di un grosso razzo, e poi la predisposizione o la concessione da parte di terzi di una base di lancio per satelliti, e di queste strutture si pensa ne esistano una trentina in tutto il mondo. I satelliti spia di certo individuerebbero dall'orbita qualunque sistema illegale di armi antisatellite abbastanza grande per essere efficace. Se e con quale rapidità le armi, una volta scoperte, verrebbero distrutte da un'azione militare è ovviamente un'altra questione, così come non è chiaro se un dispositivo antisatellite potrebbe essere montato abbastanza rapidamente per essere lanciato prima di eventuali rappresaglie. Con ogni probabilità, un attacco terroristico al sistema LEO sarebbe suicida, andando incontro a una ritorsione immediata delle forze armate statunitensi e della coalizione globale che essi guidano. Ma a quel punto i terroristi avrebbero già fatto il danno.

Quello che terroristi e canaglie varie potrebbero riuscire a fare, però, è indurre una delle superpotenze a credere che dallo spazio stia per sopraggiungere un attacco nucleare o di qualche altro tipo. Sebbene Ronald Reagan sia pressoché l'ultima persona di cui si potrebbe pensare che abbia mai dato supporto al terrorismo, la sua iniziativa del 1983 delle guerre stellari produsse alcuni risultati inattesi e inquietanti. MIRACL, un'ASAT a laser chimico con una potenza dell'ordine dei megawatt con base nel poligono missilistico di White Sands, New Mexico, ebbe qualche problema e il suo finanziamento fu in gran parte revocato. Tuttavia una scoperta sorprendente fatta durante i test di MIRACL, è tuttora fonte di particolari preoccupazioni.
Stando a un'analisi condotta dall'Union of Concerned Scientists,
"un laser di bassa potenza [30 watt] destinato all'allineamento del sistema [MIRACL] e all'inseguimento del satellite fungeva da laser primario durante il test, e sembra che anche questo dispositivo a bassa potenza fosse abbastanza efficace da accecare temporaneamente il satellite, pur non potendo distruggere il sensore".
La scoperta che un piccolo laser a bassa potenza, che si può comprare da un fornitore di materiale elettronico o su Internet e che può essere facilmente nascosto, essendo lungo soltanto un metro e mezzo, potesse realmente bloccare il funzionamento di un satellite fu uno choc. Cosa succederebbe se, ad esempio, 50 o 100 di questi laser venissero puntati simultaneamente sui satelliti più importanti? E se venisse utilizzato un laser di potenza doppia o tripla, ancora reperibile in commercio? Le voci secondo cui nel 2006 uno di questi laser azionato in qualche parte della Cina avrebbe "illuminato" un satellite militare statunitense sebbene non confermate, sono plausibili. Non è tanto il potenziale distruttivo dei laser portatili a preoccupare, quanto la loro capacità di interferire con il flusso di dati della sorveglianza militare. Supponiamo che, proprio mentre i nordcoreani stanno preparando un altro lancio di prova di un missile balistico, i satelliti spia americani perdano la capacità di individuare il punto d'arrivo dell'arma. Tokyo? Alaska? Questo è il genere di decisioni da prendere a livello istintivo, che potrebbero portare a uno scontro nucleare accidentale, specialmente nel clima geopolitico teso con cui potremmo benissimo avere a che fare nel 2012.

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