2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Come possiamo proteggere la nostra rete elettrica dal maltempo spaziale - Parte 2

L'ostacolo reale ad una maggiore attenzione alle dinamiche del maltempo spaziale e agli effetti sulla nostra rete elettrica è la resistenza insita nella psiche dell'industria elettrica, che spende in ricerca e sviluppo soltanto tra lo 0,3 e il 2% dei suoi ricavi, a seconda delle stime. Questa quota irrisoria la pone quasi all'ultimo posto rispetto agli altri principali settori industriali americani, alle spalle dell'industria degli alimenti per animali domestici, stando alla rivista wired.com. I produttori di computer e le aziende farmaceutiche reinvestono in ricerca e sviluppo il 10% o più delle loro entrate.
"L'ingorgo politico, la crisi dei mercati e una pianificazione priva di lungimiranza hanno creato una serie di strozzature [...] la tecnologia da sola non potrà risolvere questo pasticcio, perché mettere in sicurezza la rete non è un problema tecnologico: è un problema di sistema su scala più vasta"
scrive Christopher Anderson su wired.com, a proposito dell'industria dei servizi statunitense. Anderson descrive la rete elettrica come un antiquato mosaico di feudi dei servizi, di società pubblico-private e di regolamenti e norme professionali statali e interstatali che in qualche modo funziona magnificamente come un sistema unitario di distribuzione dell'energia a livello continentale invidiato in tutto il mondo. Punto essenziale, è estremamente affidabile ma non molto efficiente, soprattutto a causa della grande ridondanza che lo caratterizza. Linee di trasmissione che possono reggere 500 kV spesso ne portano meno della metà, proprio per non correre rischi in caso di sovracorrenti momentanee. La capacità di generazione di riserva è considerata ampia. Pingue e beata, l'industria elettrica è quindi restia ad armeggiare troppo con la tecnologia che l'ha condotta fin qui.

In effetti la resistenza ai resistori, più che una questione di bilancio, è una questione di cultura dell'industria dei servizi. Le obiezioni del settore alla messa in atto di un programma di mitigazione degli effetti del maltempo spaziale mediante resistori derivano piuttosto dall'inerzia che da considerazioni economiche. In primo luogo c'è la riluttanza dettata dal buonsenso a complicare un sistema che fin qui ha funzionato così bene. L'inserimento di resistori di terra richiederebbe probabilmente di installare anche circuiti di commutazione ad alta velocità per aggirare i resistori quando necessario, e quindi un'altra "parte mobile" potenzialmente suscettibile di guastarsi. Inoltre, quanto più complessa è la rete tanto meno controllo gli operatori hanno su di essa. Sarà la ricerca a chiarire se la scelta migliore sia quella di installare i resistori come elementi permanenti del sistema oppure quella di abilitare gli operatori di rete ad attivare il sistema di resistori di terra quando vengono a conoscenza di una potenziale minaccia di origine spaziale.
"Non c'è stata alcuna presa d'atto di questo potenziale problema del maltempo spaziale nei codici di progettazione della nostra rete elettrica, sebbene si prendano invece in considerazione molti altri fattori ambientali, quali il vento, il ghiaccio, i fulmini e le perturbazioni sismiche"
sostiene John Kappenman, consulente della Metatech, il quale traccia un parallelo tra il mettere in sicurezza la rete elettrica in questo modo e l'introduzione di nuovi accorgimenti antisismici in edifici costruiti prima che i rischi dei terremoti fossero compresi a pieno.

Certo l'inserimento dei resistori di terra potrebbe a volte ostacolare in qualche misura il flusso di corrente, rallentando di conseguenza il flusso dei pagamenti relativi a tale corrente, e anche l'attività sociale ed economica che la corrente avrebbe consentito. E probabilmente questi dispositivi subirebbero malfunzionamenti, soprattutto nelle prime fasi. Ma l'effetto economico netto sarebbe molto inferiore ai 10 miliardi di dollari che costerebbe staccare preventivamente la rete elettrica, sia in caso di un'emergenza reale che di un falso allarme, o dei trilioni che costerebbe un cortocircuito della rete causato da EMC. Lasciando da parte per il momento i cataclismi, come potremmo mai perdonarci se la rete elettrica subisse un collasso per mancanza di questo banale ed economico espediente?

I fautori della difesa dal maltempo spaziale devono costruire su ciò che noi, il pubblico, già sappiamo e avvertiamo personalmente. Per esempio, la maggior parte di noi ha subito in qualche occasione delle scottature solari; e così, in un certo senso, anche la nostra infrastruttura potrebbe essere bruciata dal sole in mancanza di un appropriato "fattore di protezione solare". Una serie sempre più ampia di ricerche mette in relazione i cicli solari e gli episodi di EMC con ogni sorta di eventi, dagli attacchi di cuore ai crolli del mercato finanziario. In Playing the Field: Geomagnetic Storms and International Stock Markets (Giocare a tutto campo: tempeste geomagnetiche e mercati azionari internazionali), un documento di lavoro proposto nel 2003 alla Federal Reserve Bank di Atlanta, gli autori Anna Krivelyova del Boston College e Cesare Robotti dell'Atlanta Federal Reserve riferiscono di un complesso di studi che collegano epidemie di varia natura con picchi dell'attività geomagnetica:
"Per esempio, il numero medio di pazienti ricoverati con malattie mentali e cardiovascolari aumenta approssimativamente di un afttore 2 durante le tempeste geomagnetiche rispetto ai periodi di calma. La frequenza dei casi di infarto del miocardio, di angina pectoris, di alterazione del ritmo cardiaco, di grave alterazione della circolazione sanguigna cerebrale raddoppia durante le tempeste rispetto ai periodi di calma magnetica. Almeo il 75% delle tempeste geomagnetiche ha causato incrementi tra il 30 e l'80% dei ricoveri di pazienti affetti dalle suddette patologie".
Sembrerebbe che dallo studio dell'attività solare stia emergendo un concetto nuovo di stagionalità. Come ammettiamo senza difficoltà che le stagioni terrestri influenzino ogni cosa, dal commercio alla poesia fino ai nostri stessi ritmi corporei, stiamo cominciando a introdurre il ciclo stagionale undecennale delle macchie solari nella nostra spiegazione generale di come accadono le cose e perché. Per esempio, le prove presentate alla Federal Reserve facevano parte di un più ampio piano d'azione per operare sul mercato azionario, che ha dimostrato di subire cadute significative durante e immediatamente dopo le tempeste geomagnetiche. Gli investitori, disturbati inconsapevolmente dall'attività di origine spaziale, sono propensi all'ansia e alla depressione, che a loro volta li inducono ad assumere rischi non necessari per "andare su di giri" e sollevarsi dal loro malumore, o così almeno suggerisce lo studio. (Proprio quello che ci serve: l'agognata presa di Wall Street stroncata dalle macchie solari!) Questa potrebbe anche rivelarsi una manna per gli astrologi, i quali sosterranno che chi è nato, per esempio, durante un picco solare avrà un carattere più turbolento, o qualcosa del genere.

Il profano trarrà la conclusione che le probabilità di avere un attacco di cuore raddoppiano quando il sole si comporta male. Sebbene i rischi di danni fisici diretti prodotti da episodi di maltempo spaziale siano trascurabili rispetto ai pericoli che affronteremmo se la rete elettrica subisse un collasso, la minaccia di danni personali fa effetto sulla gente. Gli scienziati che cercano di accrescere la consapevolezza dei pericoli che potrebbero derivare alla rete dagli attacchi del maltempo spaziale farebbero bene a trarre profitto da questo coinvolgimento personale. Se i minuscoli granelli di ferro che fluttuano nel nostro cuore possono essere messi in movimento da ciò che avviene nello spazio, provate a immaginare che cosa potrebbe accadere alla rete elettrica, un parafulmine geomagnetico grande come il Nord America. Lo Zio Sam potrebbe avere un attacco di cuore! Non è propriamente un discorso scientifico, ma il senso è questo.

A parte scrivere qualche e-mail, gran parte di noi non ha né il tempo né la propensione a impegnarsi nel dibattito politico pubblico. Ma tutti possiamo pregare, a chiunque o qualunque cosa crediamo possa essere d'aiuto, Dio o quanto di più elevato sentiamo in noi stessi.
Speriamo che ci tocchi un'altra "sveglia", più forte dell'evento del marzo del 1989 che lasciò senza energia il Quèbec, ma non molto più forte: quanto basta per spaventarci e indurci a fare d'ora in avanti ciò che è necessario per mettere la rete elettrica al riparo dal maltempo spaziale. Sarebbe bello se la natura umana fosse tale da non aver bisogno di un 11 settembre per decidersi ad agire - Dio non voglia che la prossima sveglia dallo spazio sia anche lontanamente di quelle proporzioni - ma un blackout da maltempo spaziale che mandasse a male la carne e bloccasse il traffico in tutto il mondo potrebbe proprio essere il classico male che non viene per nuocere.

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