2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Come possiamo proteggere la nostra rete elettrica dal maltempo spaziale - Parte 1

Nel suo commovente discorso del 27 aprile 2009 alla National Academy of Sciences, il presidente Barack Obama proclamò con passione la sua dedizione alla scienza americana, offrendo alla ricerca fondamentale il più ingente impegno finanziario federale della storia del paese. Circa 47 miliardi di dollari di questi fondi sono stati assegnati a progetti in campo energetico, e più o meno metà è destinata alla riparazione e all'ammodernamento della rete elettrica nazionale.



Ma in tale ambito attualmente non è previsto alcuno stanziamento per la protezione della rete elettrica dai danni derivanti dal maltempo spaziale. Anzi, come vedremo, molti degli investimenti previsti probabilmente renderanno la rete ancor più vulnerabile alle eruzioni solari.

Con l'eccezione forse di coloro che sono convinti di essere stati rapiti dagli alieni, il tema del maltempo spaziale non attira particolarmente l'elettorato. Come si è osservato, i tentativi di reclutare studenti e professionisti in quest'area sono in larga misura falliti. E certo non sorprende che gli sforzi per promuovere la consapevolezza del problema del maltempo spaziale tra il pubblico più vasto siano stati, a dir poco, blandi. Gli scienziati non sembrano proprio aver capito come si gioca la partita delle pubbliche relazioni. Di fatto non sono riusciti a rendere viva la minaccia nell'immaginazione popolare. E' un peccato, perché, se non sapranno far pesare le loro ragioni, un olocausto di proporzioni cosmiche aprirà nella psiche umana una ferita che richiederà generazioni per essere rimarginata. Se non si prendono le precauzioni opportune, prima o poi questo trauma si verificherà, e il momento più probabile per l'attacco sarà il culmine del ciclo solare del 2012.
L'idea di proteggere la nostra rete elettrica dalle aggressioni del maltempo spaziale non è nuova. In realtà l'industria dell'energia elettrica ha già compiuto alcuni tentativi di rafforzare la rete. In parecchi punti sono stati inseriti giganteschi condensatori che immagazzinano temporaneamente la carica, con lo scopo di dissipare qualunque sovraccarico che le CIG (correnti indotte di origine geomagnetica) potrebbero causare. Tuttavia, un'indagine della Metatech indica che i sistemi di attenuazione a base di condensatori costano miliardi di dollari e si dimostrano efficaci soltanto nel 20-30% delle disfunzioni di rete correlate alla meteorologia spaziale.

Un sistema di attenuazione più efficace e meno dispendioso, sostiene la Metatech, sarebbe quello di installare semplici resistenze di terra che possono essere utilizzate per impedire e deviare la corrente elettrica in eccesso al momento di emergenze da maltempo spaziale. L'idea è di inserire un resistore nella connessione a terra del trasformatore ad alta tensione che, come si è rilevato, è il punto in cui la rete elettrica è più vulnerabile alle correnti indotte dal maltempo spaziale. In sintesi, le EMC (espulsioni di massa coronale) colpiscono la Terra e scaricano intense correnti elettriche sulla sua superficie. Le resistenze di terra a loro volta proteggerebbero il trasformatore dalle correnti che risalgono dal suolo.

Ciascun resistore avrebbe approssimativamente le dimensioni di una lavatrice, e costerebbe più o meno 40.000 dollari; essendoci circa 5000 trasformatori nella rete elettrica nordamericana, il costo ammonterebbe a circa 200 milioni di dollari, secondo i calcoli della Metatech. Ammettiamo pure che questa stima sia troppo ottimistica e che si verifichino significativi sconfinamenti della spesa, come tanto spesso accade nei nuovi programmi di vaste dimensioni. Anche se il costo effettivo della protezione della rete elettrica dagli attacchi del maltempo spaziale finisse per attestarsi intorno ai 500 milioni di dollari, sarebbe sempre 1/400 di quanto costa il salvataggio della AIG (American International Group) dalle conseguenze dei giochi sui titoli tossici, ovvero 1/100 di quanto Bernie Madoff sottrasse ai clienti che avevano investito nei suoi fondi. Dato che nel 2008 i ricavi dell'industria elettrica negli Stati Uniti ammontarono a circa 368,5 miliardi di dollari, secondo i dati del Dipartimento dell'energia, un'addizionale una tantum per la sicurezza da maltempo spaziale dell'ordine dello 0,15% sarebbe ampiamente sufficiente a finanziare il progetto dei resistori. Essendoci negli Stati Uniti circa 115 milioni di famiglie, questo sovrapprezzo peserebbe per meno di 5 dollari a famiglia.

Si ritiene che il sistema dei resistori sarebbe in grado di prevenire all'incirca il 70-75% dei guasti alla rete elettrica derivanti da maltempo spaziale, nel caso in cui fossimo colpiti dall'equivalente della grande tempesta magnetica del 1921. Ciò farebbe la differenza tra un pur serio inconveniente e il collasso della società. Nel 2008 il programma dei resistori di terra fu raccomandato al Congresso dalla Commissione impulsi elettromagnetici del dipartimento della Sicurezza interna che, come si è detto, in seguito è rimasta senza fondi.

Quello di trovare i 500 milioni di dollari non è il problema principale. Il Congresso e/o qualche generoso miliardario o qualche fondazione potrebbero occuparsene. La vera sfida è di natura politica: si tratta di coagulare la volontà di emanare una legge che imponga di installare i resistori geomagnetici. E per questo probabilmente sarà necessario un entusiastico sostegno popolare. L'industria dei servizi è un mosaico di società pubbliche e private, le tariffe sono in gran parte stabilite stato per stato, e le specifiche tecniche sono controllate da una varietà di differenti organizzazioni professionali. La ragion di questo guazzabuglio è che la rete elettrica nordamericana non è stata costruita come tale, ma è invece composta di sistemi locali e regionali che si sono fusi in una rete nel corso dell'ultimo secolo. Soltanto il governo federale ha il potere di sciogliere le pastoie burocratiche. E' una questione di sicurezza nazionale. La Metatech stima che la rete elettrica potrebbe essere in larga misura protetta dagli eventi di maltempo spaziale entro due anni dall'avvia del programma di installazione dei resistori. Un programma accelerato che iniziasse, per esempio, nel corso del 2011 riuscirebbe a fornirci una protezione significativa per la data finale dei maya, il 21 dicembre 2012.

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