2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

L'uragano Katrina dello spazio - Parte 2

Abbiamo lasciato lo scorso post con un interrogativo: gli effetti della tempesta del 1921 sulla società di allora furono minimi, i trasformatori dell'epoca non si fusero: e allora perché dovrebbero farlo i nostri? Perché dovremmo essere preoccupati se si verificasse una nuova tempesta magnetica?
Lawrence E. Joseph interpellò John Kappenman, consulente della Metatech, in merito a tale questione e fissò un incontro a Los Angeles qualche giorno dopo, il 7 aprile 2009. Kappenman, ingegnere elettrotecnico serio e modesto di Duluth, Minnesota, gli spiegò che nel 1921 praticamente non esisteva una rete elettrica. Ogni città aveva le proprie centrali a carbone e, sebbene i sistemi fossero collegati tra loro da città a città, ciò serviva solo a fornire un supporto d'emergenza. Lo scambio di energia tra città vicine era assai limitato. Le tariffe erano fissate dalla Commissione servizi pubblici e ogni stato aveva la propria azienda elettrica che assicurava la continuità operativa del sistema.

Ricordate la casella "Società elettrica" nel gioco del Monopoli? Era un'azienda seria a bassa redditività, senza grandi rischi né forti remunerazioni. Così l'industria dei servizi elettrici vedeva se stessa, sicura e affidabile, tutt'altra cosa dagli alberghi che prosperavano a fallivano al Parco della Vittoria e sul Viale dei Giardini. In presenza di riserve apparentemente illimitate di carbone e petrolio a basso costo, e in mancanza di una competizione che le spingesse ad ammodernare o a innovare le strutture, le compagnie elettriche si abbandonarono a un comodo, anche se non troppo efficiente, status quo che durò mezzo secolo. L'embargo arabo del 1973 fece quadruplicare i prezzi del petrolio e spinse tutti a cercare un modo per migliorare l'efficienza energetica.

A dispetto della loro mirabile storia di affidabilità, le compagnie in breve furono costrette ad aprire i loro sistemi di trasmissione ad altri produttori qualificati di elettricità, più o meno come la Bell System, ossia la AT&T, fu costretta a condividere le sue linee con altre compagnie telefoniche. Nel 1992 la definizione di "produttori qualificati" fu ampliata in modo da includere praticamente chiunque fosse in grado di generare corrente, e un'intera nuova schiera imprenditoriale, e opportunistica, di agenti, intermediari, rappresentanti e operatori indipendenti invase il mercato e cominciò a scambiare ingenti quantità di energia su grandi distanze in uno sforzo senza precedenti di adeguare l'offerta alla domanda. I prezzi calarono, l'efficienza aumentò, e altrettanto fece lo sforzo imposto alla rete.
Oggi i carichi dell'ordine dei megawatt che circolano in modo istantaneo sulla rete elettrica del Nord America rappresentano almeno il 40% dell'intero consumo di energia degli Stati Uniti e del Canada. Si prevede che la domanda di elettricità aumenti del 20% o più ogni decennio, il che comporta centinaia di nuove centrali collegate, oltre a molte migliaia di generatori solari, eolici e di altri tipi alternativi. Lo sviluppo di quella che è nota come trasmissione ad accesso libero, in cui quantità sempre maggiori di energia vengono smistate a grande velocità in tutta la rete per soddisfare la domanda dei consumatori, rende tanto più probabile che un'improvvisa e inattesa immissione di energia elettrica CIG derivante da un'eruzione solare possa far saltare il sistema.

"Abbiamo accumulato moltiplicatori di rischio su moltiplicatori di rischio. Dobbiamo proteggere le nostre risorse energetiche!" dichiara Kappenman, ai cui occhi le reti elettriche mondiali, fra le quali quella degli Stati Uniti è la più grande, sono inavvertitamente divenute gigantesche antenne per gli  impatti del maltempo spaziale. Proprio come un parafulmine costituisce un percorso alternativo - altamente conduttivo e quindi attrattivo - al tetto della casa che il fulmine potrebbe altrimenti colpire, così la rete elettrica, progettata appositamente per essere estremamente efficiente nel condurre l'elettricità, funge da punto più attrattivo per le scariche di origine solare dell'ordine dei gigavolt. Le connessioni a terra dei grandi trasformatori sono i punti critici di rischio. Più o meno come nelle nostre case sono messi a terra le prese di corrente e i vari apparecchi, così i trasformatori sono collegati al suolo per ragioni di sicurezza, per prevenire cortocircuiti e scosse disperdendo la corrente in eccesso nel suolo. Purtroppo queste medesime connessioni a terra fungono anche da punti d'accesso per scariche elettriche provenienti dal suolo, come quelle causate da scoppi di maltempo spaziale che colpiscono il pianeta.

"La comunità scientifica si è lasciata prendere da un falso senso di sicurezza nei confronti dell'industria elettrica." Kappenman sostiene che gran parte del problema deriva dal sistema di classificazione degli eventi di maltempo spaziale elaborato negli anni successivi alla grande tempesta magnetica del 1921. Il fatto è che la categoria in cui rientrano le maggiori tempeste spaziali, nota come K9, è troppo ampia, come se tutti gli uragani abbastanza intensi da attraversare l'Atlantico fossero classificati in categoria 5. Con tale valutazione ci sarebbero state centinaia di uragani di categoria 5 nel corso degli anni, gran parte dei quali avrebbe inflitti scarsi danni permanenti. Così, con ogni probabilità la minaccia di simili uragani di categoria 5 sarebbe stata sottovalutata, dal momento che quasi tutti sarebbero risultati relativamente innocui. Perché il sistema di classificazione degli eventi di maltempo spaziale non è stato riveduto? Non ci sono, in realtà, altre ragioni se non l'inerzia e il fatto che la comunità scientifica è riluttante a perdere le serie storiche dei dati: il nuovo sistema, comunque venisse configurato, renderebbe più difficile effettuare i confronti con l'era K9.

Kappenman depose in merito a tali questioni il 31 ottobre 2003 davanti al sottocomitato per l'ambiente della Commissione scienza della Camera dei Rappresentanti:
"A seconda della morfologia della perturbazione geomagnetica, sarebbe senz'altro concepibile che un blackout elettrico colpisse aree e popolazioni più ampie di quelle colpite dal blackout del 14 agosto del 2003".
Si ritiene che tale blackout, che non ebbe alcuna relazioni con le condizioni nello spazio, sia costato tra 4 e 10 miliardi di dollari per le riparazioni e i danni economici collaterali. Andrebbe aggiunto che nel 2003 l'economia globale era assai più robusta, e quindi meglio in grado di assorbire simili colpi, di quanto non sia oggi.
Quasi ad aggiungere un tocco di poesia, il giorno della relazioni di Kappenman si assistette anche a una grande tempesta solare, che fra gli addetti ai lavori è nota come "Halloween 2003".

"Nelle pause della riunione della Commissione ero freneticamente impegnato a spedire per e-mail comunicati relativi alla tempesta" ha raccontato Kappenman.
Halloween 2003 fu molto più potente della "sveglia" del marzo del 1989, ma i suoi effetti furono meno gravi perché si abbatté principalmente sui poli; nell'emisfero settentrionale non si spinse a sud fino a raggiungere i maggiori centri abitati che consumano grandi quantità di elettricità. Tuttavia Halloween 2003 causò un breve blackout a Malmo, in Svezia. Ma nell'emisfero meridionale i danni furono assai più seri: in Sudafrica, 14 dei 15 trasformatori da 400 kV del paese bruciarono. Anche a causa della difficoltà di riparare tali danni, da allora ci sono stati enormi problemi per fornire elettricità agli utenti, al punto di compromettere la sicurezza e le attività commerciali fondamentali.

Halloween 2003 ha avuto l'effetto di precisare le nostre idee sugli eventi di maltempo spaziale, inducendo gli scienziati a dare importanza, più che all'intensità globale della tempesta, al luogo in cui questa colpisce e alla velocità con cui si muove. Le EMC in rapido movimento possono generare vortici nella magnetosfera terrestre, più o meno come il vento che soffia con forza sulla superficie dell'oceano solleva onde molto alte. La spesso sottovalutata tempesta magnetica dell'agosto del 1972, non particolarmente potente in termini assoluti, produsse comunque pulsazioni che, se malauguratamente fossero state dirette in modo sfavorevole, avevano, secondo la valutazione di Kappenman, il potenziale per causare il collasso della rete elettrica. E' un po' come quando un uragano minore, di categoria 1, colpisce un'area densamente popolata durante l'alta marea: la devastazione è molto maggiore di quella prodotta da un uragano di categoria 4 che si sfoga turbinando al largo sull'oceano.
"E' un caso tipico, perché sembra che, quando consideriamo le tempeste del passato alla luce delle conoscenze attuali, ci aspettiamo sempre nuove sorprese, che di solito implicano un rischio maggiore" osserva Kappenman, la cui apprensione per le minacce portate dal maltempo spaziale alla rete elettrica, dai tempi della sua relazione al Congresso, si è caricata di un senso di urgenza sempre più profondo.

La ricerca della Metatech era stata in parte finanziata dalla Commissione impulsi elettromagnetici del dipartimento della Sicurezza interna, che esaurì i propri fondi alla fine del 2008. Anche la Metatech ha sofferto della crisi economica; Kappenman e altri funzionari di alto livello oggi lavorano come consulenti con compensi fortemente ridotti, pur mantenendo alle proprie dipendenze personale di supporto impiegato a tempo pieno. Verso la fine del loro incontro, Joseph gli chiese perché continuasse a lottare contro tutti gli ostacoli economici e burocratici.
"Direi che le probabilità non sono a nostro favore" ammise. Tacque un istante, poi riprese.
"Si prospetta lo sfacelo sociale [...] Durante l'uragano Andrew, che colpì soltanto alcune contee della Florida, nelle aree più danneggiate, senza elettricità né altro, tutto ciò che la Guardia nazionale poté fare fu lasciare recipienti d'acqua potabile agli incroci e sperare che la gente venisse a prenderseli [...] Il pompaggio di petrolio e acqua cessò, e anche quello del gas. Non eravamo in grado di rifornire di carburante i veicoli [...] o il trasporto ferroviario. Nessuno tiene più scorte di carburante nelle officine, e questo grazie al sistema di produzione just-in-time. E non è che si possa semplicemente riavviare una centrale nucleare. Intanto bisogna che gli addetti si facciano vedere".

1 commenti:

sanje ha detto...

scusa ma perche non parlate di:

- nuova moria di pesci nel lago di pertusillo e nel lago di taal

-vulcano in cile

?

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