2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

L'uragano Katrina dello spazio - Parte 1

Le EMC sono destinate a far saltare la rete elettrica mettendo in ginocchio la civiltà, secondo numerosi studi condotti dalla Metatech Corporation di Santa Barbara, California, un'azienda specializzata che si occupa di effetti delle interferenze elettromagnetiche. La ricerca della Metatech, che ebbe grande risalto nel rapporto della National Academy of Sciences, prendeva come riferimento la grande tempesta magnetica del maggio del 1921, un attacco di EMC un po' meno violento dell'evento di Carrington del 1859 e diverse volte più intenso di quello dell'Hydro-Québec del 1989.

John Kappenman, consulente della Metatech, presenta numerose prove rigorosamente documentate del fatto che un evento delle dimensioni della tempesta magnetica del 1921 oggi causerebbe blackout su vasta scala destinati a colpire oltre 130 milioni di persone soltanto nel Nord America; il Nordest, il Midwest e la costa pacifica nordoccidentale verrebbero colpiti in modo particolarmente duro a causa delle loro elevate latitudini in settentrionali. Si moltiplichi questa disastrosa previsione per tener conto della devastazione che di certo si verificherebbe anche nel resto dell'emisfero settentrionale, e in particolare in Scandinavia, nell'Europa occidentale e in Russia, e poi si moltiplichi ancora il totale per i 3 o 4 anni che probabilmente occorrerebbero per tornare a una società funzionante, ammettendo, naturalmente, che una catastrofe così massiccia non abbia scatenato un disordine sociale tale da indebolire i governi e le istituzioni da cui dipende la ripresa. E ammettendo anche che nel frattempo non siamo stati rovinati da un'ulteriore scarica di EMC.
"L'esperienza derivante dagli eventi contemporanei di maltempo spaziale è indicativa e lascia intravedere un potenziale esito infausto per tempeste d'intensità paragonabili a quelle storicamente documentate, cui l'attuale infrastruttura non è ancora stata sottoposta. Date le implicazioni potenzialmente enormi delle minacce alla rete elettrica dovute al maltempo spaziale, è importante mettere a punto mezzi efficaci per prevenire un cedimento catastrofico. Da diversi decenni sono in atto tendenze che hanno portato a un inavvertito incremento dei rischi derivanti dal maltempo spaziale per questa infrastruttura essenziale"
scrive Kappenman nel rapporto The Vulnerability of the US Electric Power Grid to Severe Space Weather Events, and Future Outlook?
"Le tempeste di eccezionale intensità possono causare interruzioni della rete elettrica e danni ai trasformatori di proporzioni senza precedenti, blackout di lunga durata con tempi di ripristino dilatati, e sono possibili croniche carenze di energia per diversi anni[...] Un evento in grado di mettere fuori uso la rete per un lungo periodo potrebbe essere uno dei più gravi disastri naturali cui potremmo trovarci di fronte"

scrive ancora Kappenman, il quale stima che la ripresa dopo una violenta tempesta magnetica futura costerebbe, soltanto nel primo anno, da 1 a 2 trilioni di dollari, ossia da 10 a 20 volte il costo dell'uragano Katrina.
A seconda dei danni, la piena ripresa da un simile attacco potrebbe richiedere da 4 a 10 anni, sempre ammettendo che l'ordine sociale non sia degenerato in modo troppo caotico per effetto del collasso traumatico dell'infrastruttura.

Ma come può un'eruzione solare bloccare lo sciacquone della vostra toilette? Interrompendo la rete elettrica nel suo punto più debole: il trasformatore. I trasformatori ricevono l'energia dalle linee di trasmissione ad alta tensione, che a loro volta la ricevono dalle sottostazioni connesse alla centrale elettrica. Le linee di trasmissione ad alta tensione, quelle sorrette dai grandi tralicci metallici a forma di Y che a volte si vedono correre lungo le autostrade, portano la corrente a distanze anche di 500 chilometri. Quanto maggiore è la distanza tanto più elevata è la tensione necessaria, proprio come, per produrre un flusso d'acqua costante e affidabile allo sbocco di un tubo, sarebbe necessaria una pressione idraulica maggiore che per produrlo allo sbocco di un tubo corto. (I volt sono in sostanza un'unità di misura della pressione, mentre gli ampere sono unità di volume. L'analogia più semplice è quella con l'acqua: i volt misurerebbero la forza con cui l'acqua esce dal tubo, gli ampere misurerebbero quanta acqua affluisce.) L'energia trasportata dalle linee di trasmissione viene immessa nei trasformatori, il cui compito è di abbassarne la tensione dal livello di centinaia di migliaia di volt a quello di decine di migliaia di volt, per poi indirizzarla nelle varie direzioni mediante un dispositivo noto come "barra di distribuzione", che invia la corrente mediante le linee elettriche fino alle abitazioni e alle aziende.

I trasformatori negli Stati Uniti operano a tensioni dell'ordine di 700 kV (700.000 volt) e fino a 1000 kV in Cina. In Europa i trasformatori utilizzano generalmente tensioni più basse, dell'ordine di 400 kV. Qualche tempo fa l'azienda elettrica svedese prese in considerazione la possibilità di passare a tensioni di 800 kV, ma le proteste di vari gruppi preoccupati per gli effetti sulla salute umana delle nuove linee ad altissima tensione posero fine all'iniziativa. Giusto: ma per la ragione sbagliata, si potrebbe osservare. Quanto più elevata è la tensione a cui opera un trasformatore tanto più ristretto è il margine di tolleranza per l'errore, e tanto più vulnerabile, quindi, è l'unità agli sbalzi elettrici che deriverebbero dalle CIG (correnti indotte di origine geomagnetica) causate dalle eruzioni solari.

Una tempesta magnetica come quella del 1921 provocherebbe la fusione e la distruzione degli avvolgimenti di rame e delle connessioni dei circa 350 trasformatori ad altissima tensione degli Stati Uniti. I trasformatori pesano parecchie tonnellate ciascuno e di solito non possono essere riparati sul posto. Anzi, la maggior parte dei trasformatori danneggiati in incidenti connessi alla meteorologia spaziale presenta componenti essenziali completamente fusi, il che significa che non possono essere riparati affatto, e devono essere sostituiti con unità nuove. Attualmente, a livello mondiale la lista d'attesa per i trasformatori è di circa 3 anni e, secondo la ricerca della Metatech, più o meno metà di quelli prodotti si guasta o durante il collaudo o mentre è in esercizio.

Un momento, però. E' chiaro perché siamo tanto più vulnerabili agli eventi di maltempo spaziale rispetto al 1859, che in gran parte non conosceva ancora l'elettricità. Ma perché dovremmo esserlo anche rispetto alla società elettrificata del 1921? Gli effetti della tempesta del 1921 sulla società di allora furono minimi, poco più delle interruzioni delle linee telegrafiche, delle fiammate improvvise e delle aurore sbalorditive verificatesi durante l'evento di Carrington. I trasformatori dell'epoca non si fusero: e allora perché dovrebbero farlo i nostri?

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