2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Che cosa può significare una data?

La storia dimostrerà che il 2012 è d'importanza così fondamentale da segnare un nuovo inizio del Tempo, giustificando l'adozione di un calendario anch'esso tutto nuovo, che ricominci dall'Anno Uno. Com'è noto, un Anno Primo fu proclamato anche dopo la Rivoluzione francese. I calendari degli anni successivi al 1789 prevedevano settimane di dieci giorni, e rimasero in uso per oltre un decennio, finché Napoleone Bonaparte restaurò il precedente sistema gregoriano.

Se il 2012 sia destinato a riconfigurare il tempo in modo permanente o semplicemente a perturbarlo per una fase è questione su cui possiamo soltanto azzardare delle congetture. Per farci un'idea più precisa dell'importanza potenziale della data, è il caso di prendere in esame altri momenti della storia cui è stato attribuito un valore straordinario o nefasto, come l'Y2K, il 1° gennaio 2000, cui il 21 dicembre 2012 (21/12/12) viene spesso paragonato. L'Y2K fu un bidone, e tutti saremmo ben contenti se la favoleggiata data finale dei Maya si risolvesse nello stesso modo. Meglio fare una figuraccia che vedere il mondo andare in pezzi.
Ma il 2012 non ha alcuna reale analogia con l'Y2K, al centro del quale c'erano i timori per le conseguenze di un blocco dei computer. Se da un lato i timori si dimostrarono di gran lunga esagerati - ricordate gli psicoterapeuti specializzati nel calmare l'ansia da Y2K? - dall'altro tutto il trambusto, in realtà, spinse le grandi aziende a rendere le loro attività "a prova di Y2K". Senza dubbio questi interventi ci risparmiarono qualche brutto guaio, anche se probabilmente non catastrofico.

Che cosa può significare, a ogni modo, una data? Se la profezia dei Maya sul 2012, antica di quindici secoli, si realizzasse con un ritardo di un decennio o due, ciò infirmerebbe la loro tesi? Di certo metterebbe in dubbio la loro argomentazione fondamentale, secondo la quale il comportamento di un grande ciclo in coincidenza con il solstizio d'inverno del 2012 ci condurrà in una nuova era, e tale transizione in qualche modo provocherà (e/o sarà inevitabilmente accompagnata da) profondi mutamenti nelle condizioni di vita in tutto il mondo. Ma meglio essere fortunati che abili, come si dice. L'ansia generata dai cupi presagi di rovina è un prezzo che può valer la pena di pagare, se ciò contribuisse a evitare il peggio. Forse il 2012 andrà a finire come il 1984, un'altra mitica data funesta che, fortunatamente, non fu mai all'altezza della sua terribile reputazione. Quanto meno, lo spirito umano non venne annientato una volta per tute, né l'uomo venne assalito da topi famelici. Quelli di George Orwell erano semplicemente timori infondati, o dobbiamo pensare che la sua descrizione agghiacciante del Grande Fratello abbia contribuito alla lotta per impedire il trionfo del totalitarismo?

Ci sentiremo degli stupidi noi che mettiamo in guardia dai pericoli del 2012, se quell'anno arriverà e passerà senza eventi apocalittici? Dipende semplicemente da quanto sbagliate si riveleranno le nostre predizioni. Se un analogo gruppo di osservatori avesse avvertito in anticipo che l'11 settembre 2001 sarebbe stata la fine del mondo, quella profezia sarebbe naturalmente risultata sbagliata, ma l'aura apocalittica degli eventi di quel giorno avrebbe indotto a riconoscere retrospettivamente che i profeti avevano intuito qualcosa di reale. Le cose sarebbero andate nello stesso modo per le eventuali nefaste profezie sul 28 giugno 1914, quando l'arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia, duchessa di Hohenberg, furono assassinati mentre entravano nel municipio di Sarajevo. Gli storici in generale considerano questo evento come la scintilla che fece divampare la Prima guerra mondiale: non proprio la fine del mondo, ma quanto di più vicino a essa si fosse mai verificato.

Ovviamente il 21 dicembre 2012 differisce dagli attacchi dell'11 settembre e dallo scoppio della Prima guerra mondiale per il fatto che questi ultimi eventi giunsero ampiamente imprevisti, eccetto che in qualche angolo oscuro del pianeta. Ci fu ben poco tempo per prepararsi. Come sarebbe sciocco da parte nostra sprecare il tempo prezioso che i Maya invece ci hanno messo a disposizione! Uomo avvisato mezzo salvato, dice il proverbio, ma soltanto se l'avviso viene preso sul serio. In fondo, l'ammonimento dei Maya sul 2012 è quello di non perdere l'occasione dell'illuminazione, di non lasciarci sfuggire la possibilità di superare l'ondata di cupidigia, di violenza e follia che si abbatterà come un sanguinoso tsunami sul 2012. In quell'anno il genere umano comincerà a entrare in una nuova era, proprio come nel 1492 l'umanità, o almeno il suo gruppo più ampio e dominante, fece il suo ingresso nel Nuovo Mondo.
"Il 1492 è dunque un anno che può a buon diritto essere definito apocalittico sia nel significato originario del termine, in quanto di rivelazione o scoperta, sia in quello moderno di calamità di proporzioni immani. Il fatto che forze così numerose e così importanti della storia umana siano entrate in azione contemporaneamente ci spinge a chiederci se la coincidenza non sia stata frutto della mano di Dio. Per i cristiani, gli arabi e gli ebrei della fine del XV secolo era certamente così, senza ombra di dubbio: non poteva essere casuale il contemporaneo verificarsi di eventi tanto grandi e terribili; la provvidenza non poteva non esservi coinvolta e i personaggi principali non erano che semplici strumenti di una volontà divina".
Così scrive James Reston Jr in I mastini di Dio.
Reston mostra con grande efficacia che il 1492 fu così importante e complesso da essere oggetto di discussione ancora mezzo millennio più tardi. Innegabilmente preannunciò la massima espansione della civiltà nella storia, e altrettanto innegabilmente diede avvio a un'epoca di brutale annientamento, non soltanto di milioni di persone, ma anche di un armonioso rapporto indigeno con la natura, delle cui lezioni perdute oggi abbiamo un disperato bisogno. Non c'è da stupirsi che i Maya e gli altri nativi americani tendano a vedere quell'anno in termini molto meno entusiastici della maggior parte delle altre persone, non tanto come scoperta di un Nuovo Mondo quanto come la fine di uno vecchio e amato.

Si pensa all'Inquisizione spagnola del periodo che va dal 1478 al 1530 e oltre come a qualcosa che accadde in Spagna a ebrei, musulmani e, in misura minore, protestanti, ma in realtà molti dei conquistadores che invasero il regno maya nel 1519 erano sanguinari veterani della persecuzione e del genocidio.
"Come se non bastasse, preti cattolici, che erano per lo più inquisitori, accompagnavano i conquistadores. Quegli uomini pii vedevano il demonio a ogni angolo e si sforzavano di distruggere ogni traccia della grande cultura maya. Assassinarono i nostri anziani e gli H-Menob, i sacerdoti maya, lasciando un popolo in rovina e privo dei suoi capi. Gli anziani erano a conoscenza dell'avvento di questo periodo di oscurità perché le profezie erano state molto chiare. Perciò molti di loro si erano già trasferiti nel folto della giungla o si erano nascosti sulle montagne, dove conservarono la loro discendenza, i loro sovrani e la loro visione del cosmo"
scrive Carlos Barrios in The Book of Destiny. Unlocking the Secrets of the Ancient Mayans and the Prophecy of 2012. (In omaggio alla predilezione maya per la numerologia, si dovrebbe rilevare che il 2012 viene 520 anni dopo il 1492, e 520 anni sono esattamente un decimo del loro ciclo di 5200 anni, un cinquantesimo del ciclo di 26.000 anni, e dieci volte il numero delle settimane dell'anno 52, che i Maya considerano un numero di grande influenza e di buon auspicio).

Può darsi che il 2012 finisca per dimostrarsi una sorta di nemesi storica del 1492, e cioè un risveglio euforico delle culture indigene e una spaventosa battuta d'arresto per il resto dell'umanità di cui facciamo parte... Ma la questione se un tal genere di giustizia poetica si manifesti nella storia o no esula dal tema di questo e dei prossimi post. Uno scenario molto più semplice, in cui il rovesciamento porta i popoli indigeni ad avvantaggiarsi e quelli evoluti ad arretrare, ha a che fare, più che con la giustizia, con l'elettricità. Quanto maggiormente una società dipende dall'elettricità, e dall'infrastruttura tecnologica basata su tale forma di energia, tanto più grave sarà il colpo che subirà nel 2012.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

ma sei proprio sicuro che Orwell abbia sbagliato?guarda che quello è un romanzo non un libro di profezie,per cui ci andrei cauto. sulle date soprattutto!...ma perchè la gente ha abbandonato l'aratro????

Anonimo ha detto...

oggi scusa non viviamo nel peggiore dei totalitarismi??voi fanatici giornalisti dovete smetterla di tessere gli elogi della società contemporanea...come se vivessimo nel migliore dei mondi possibili.voi credete in un progresso lineare,in un sempre meglio.siete talmente narcotizzati da non aver capito che questa è una delle tante false idee inculcate alla massa a forza.ma sul serio pensate che la storia è solo un accumulazione di conoscenze e tecnologie.perchè non è possibile dimenticare?,tanto al livello dell'individuo quanto a livello culturale?esempio:come costruivano le piramidi gli egizi,o come mummificavano i corpi?e la lista è veramente lunga.il punto è che anche quando non lo affermate chiaramente,l'idea venefica del progresso la date per implicita.in definitiva cio si riduce a leccare il culo delle istituzioni come avviene tutti i giorni nei notiziari,sui giornali,su internet.e poi devi proprio spiegarmi dov'è che hai visto queste opposizioni al totalitarismo(reali,non presunte tipo II guerra mondiale,altra sanguinosa messa in scena).ci parli di stermini storici che conosciamo tutti da un pezzo.ma ti faccio una domanda.erano forse le minoranze colpevoli di questi stermini o le istituzioni che allora ERANO IL POTERE.nel 1492,monarchie e clero non erano le istituzioni che regolavano la vita sociale?e oggi non ti sembra che le violenze in tutto il mondo siano commesse dai governi nazionali?si gli spagnoli erano sanguinari veterani della persecuzione e del genocidio,e oggi onu e americani no?scommetto che credi pure nella balla del terrorismo.per il resto l'articolo è pieno di truismi e ovvietà.parli del riscatto dei popoli indigeni(sulla scia di altri naturalmente!!)ma il riscatto di queste antiche conoscenze e solo nelle menti delle persone che le hanno ignorate,non per tutti.

Anonimo ha detto...

Il nostro rapporto malato con la natura ci sta portando alla rovina, siamo noi che stiamo dettando la nostra disfatta, che non è da intendere come la fine di tutto, ma solo come l'abbandono di quello che siamo da sempre e che sempre di più rifiutiamo. Siamo figli di questa natura che stiamo distruggendo ogni giorno e presto la natura ci abbandonerà, stance diq eusti figli degeneri.

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