2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Il 2012 tra onnipresenza dei media e trasformazione della psiche

In 2012: The Return of Quetzacoatl Daniel Pinchbeck ha ipotizzato che ci troviamo in una fase di trapasso da una forma di coscienza a un'altra, da un modo di essere a un altro. Come conseguenza del pensiero empirico e scientifico, la mente moderna è rimasta intrappolata in una concezione meccanicistica dell'universo, in una visione limitata del tempo e nella negazione dello spirito e dell'intuizione.
Quetzacoatl, il serpente piumato del mito mesoamericano, rappresenta l'unione del serpente e dell'uccello, della terra e del cielo. Pinchbeck ha suggerito che questo archetipo possa anche rappresentare l'integrazione della mente razionale ed empirica nella conoscenza sciamanica, intuitiva ed esoterica. Ha scoperto le prove di questa ipotesi in molte aree e tradizioni filosofiche, isolando quelli che considera gli indicatori più significativi.

Come già detto in altri post, il primo indicatore è la crisi ecologica, che comprende i rapidi cambiamenti climatici, l'estinzione delle specie e l'esaurimento delle risorse.

Il secondo è il rapido sviluppo delle nuove tecnologie, soprattutto nel campo dei media e delle comunicazioni, comprese le dirompenti potenzialità delle nanotecnologie e di altre probabili innovazioni future.
La comparsa di nuovi e potenti mezzi mediatici e di comunicazione accompagna profondi cambiamenti nella psiche umana e nuove forme di organizzazione sociale. La storia ce ne offre esempi evidenti nel passaggio dalla cultura orale tribale al linguaggio scritto delle civiltà organizzate, e negli effetti dell'invenzione della stampa sulla nascita della democrazia. Attualmente i telefoni cellulari, internet e i social network stanno ristrutturando la psiche umana in modo nello stesso tempo superficiale e profondo. La difficoltà del comprendere a fondo questi cambiamenti sta nel fatto che ne siamo profondamente coinvolti e ci stiamo subliminalmente adattando ai nuovi modelli.
L'ipotesi di Pinchbeck è che questi nuovi strumenti
impattino sulla nostra percezione dell'identità personale, ristrutturando il senso del sé. Negli ultimi secoli, l'uomo occidentale ha sviluppato un forte senso dell'autonomia individuale, assieme all'alienazione dal mondo naturale e alla solitudine esistenziale. I nuovi mezzi di comunicazione attenuano e abbattono i confini dell'io. Vivendo in un network sempre più collegato, percepiamo la nostra identità come fluida, contestuale e relazionale, e non più come un'entità separata, fissa e permanente. Sappiamo da tempo che l'identità è un costrutto sociale, ma i cambiamenti oggi in atto lo rendono ancora più esplicito. La nostra individualità sta diventando sempre più dipendente da un network di connessioni e di rapporti, mentre l'onnipresenza dei media, che ci avvolgono come una seconda pelle, rimodella in continuazione i punti di vista collettivi, i confini personali e le strutture morali. Un concetto ripetuto ossessivamente dai media è in grado di rendere socialmente accettabili comportamenti inaccettabili dalla vecchia morale, per esempio la tortura operata da uno stato. Con l'uniformazione della mente collettiva attraverso i media, l'illusione di massa diventa un pericolo gravissimo. Ma, nello stesso tempo, i nuovi mezzi di comunicazione possono diffondere idee collettive di maggiore consapevolezza, come uno stormo di uccelli avverte immediatamente e simultaneamente un pericolo

La terza tendenza è più difficile da vedere e impossibile da quantificare, perché rientra nella realizzazione soggettiva. Pinchbecck si riferisce all'evoluzione in atto nella natura della psiche, i cui sintomi sono una sempre più rapida diffusione della sincronicità, della telepatia e di fenomeni psichici e psicofisici di vario tipo. Se prestiamo attenzione a questo livello più sottile di eventi, la realtà materiale sembra diventare sempre meno densa e sempre più psichicamente reattiva.
Il velo tra materia e coscienza diventa sempre più sottile e permeabile, basta considerare la rapida evoluzione della tecnologia. La moderna tecnologia ci consente di trasformare le "forme pensiero" in realtà materiali con una velocità sempre maggiore. E' innegabile. Cinquant'anni fa, la realizzazione di una scultura o di una composizione musicale poteva richiedere anni di lavoro. Oggi, la tecnologia digitale ci permette di realizzare forme e musiche in poche ore. L'espansione della tecnologia consente l'attualizzazione dell'immaginazione con sempre maggiore precisione e rapidità, avvicinando sempre di più il mondo psichico e quello materiale.

Oltre che nelle produzioni materiali, il cambiamento nella natura della psiche si rivela nel mutato rapporto con la realtà. Integrando nel nostro essere la consapevolezza della dimensione archetipica, per esempio il continuum spaziotemporale multidimensionale della fisica quantistica, la realtà che ci circonda assume una valenza molto diversa. Iniziamo a percepire il mondo come il cerchio di un mandala, una parabola gnostica in cui il nostro essere è completamente immerso, invece di una condizione arbitraria fatta di accidenti privi di significato. A differenza dei fenomeni materiali, che si possono misurare, questa intensificazione dell'energia della psiche diventa percepibile solo se la accogliamo nel focus della nostra coscienza. Prendendo a prestito un'espressione di Rupert Sheldrake, il "campo morfogenetico" delle potenzialità psichiche cresce di forza quanti più individui vi partecipano, portandovi energia attraverso il loro focus e la loro consapevolezza.

Nel XX secolo, Carl Jung comprese la "realtà della psiche", l'interconnessione della mente e del mondo, della sfera fisica e psichica, espressa nelle sincronicità e in altre corrispondenze occulte. Jung capì che era in atto una profonda trasformazione della psiche umana. Secondo lo junghiano Edward Edinger, stiamo attualmente sperimentando l'archetipo dell'apocalisse, con le sua familiari connotazioni negative.
Ma il termine apocalisse significa "rivelazione, svelamento". Come archetipo negativo rappresenta il crollo delle forme precedenti di pensiero e di modo di essere; come archetipo positivo rappresenta un evento radicale: l'emersione del Sé alla coscienza.
Nel modello junghiano, il Sé comprende tutte le espressioni del nostro essere, inclusi gli elementi consci e quelli inconsci. L'io limitato teme l'emersione del Sé ma, paradossalmente, desidera incarnarlo in modo spasmodico. Come Jung scrive nella Risposta a Giobbe e in altri lavori, l'archetipo del Cristo e della sua seconda venuta rappresenta la fusione dell'io e del Sé, un processo che si manifesta nella storia ma nello stesso tempo è al di fuori del tempo. L'archetipo del Cristo rappresenta il paradosso: "l'ora è vicina ed è adesso".

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