2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Kyoto, ma non solo

Se il mondo può accordarsi per formulare leggi e istituire un mercato con cui combattere il cambiamento climatico, come fatto a Kyoto, può fare altrettanto per prevenire la diffusione di malattie infettive che, nel complesso, sono all'origine del 25% circa dei decessi annuali su scala planetaria. La trasmissione di virus, da persona a persona, da animale a animale e da animale a persona, è senz'ombra di dubbio una grave minaccia per la salute umana.
Per esempio, il virus dell'HIV ha fatto più vittime e distrutto più speranze di quanto abbia mai fatto l'anidride carbonica.
Scrivono Bostrom e Cirkovic:
"Le malattie pandemiche rappresentano innegabilmente uno dei massimi rischi di catastrofe globale che il mondo si trova a fronteggiare oggi, ma non sempre viene loro accordata la debita considerazione. Per esempio, nella rappresentazione che del mondo ha la maggior parte delle persone, l'influenza pandemica del 1918-19 è quasi completamente messa in ombra dalla concomitante Prima Guerra Mondiale. Eppure, mentre si stima che la Prima Guerra Mondiale abbia causato direttamente la morte di 10 milioni di militari, oltre a 9 milioni di vittime civili, si ritiene che l'influenza spagnola abbia ucciso almeno da 20 a 50 milioni di persone. Il "fattore panico" relativamente basso associato a questa pandemia potrebbe essere dovuto in parte alla circostanza che soltanto il 2-3% di coloro che contraevano la malattia moriva a causa sua (il numero dei morti è enorme perché una vasta percentuale della popolazione mondiale fu contagiata)".
Fa riflettere il fatto che, se la recente epidemia d'influenza suina fosse stata accompagnata dal medesimo tasso di mortalità del 2-3%, il tributo di vite umane sarebbe stato dell'ordine di 40-60 milioni, data la stima dell'OMS secondo cui una pandemia vera e propria avrebbe contagiato all'incirca 2 miliardi di persone. Dio non voglia che il virus H1N1 dell'influenza suina un giorno subisca una mutazione in qualcosa di più letale, magari per ricombinazione genetica con l'assai più maligno, ma meno contagioso, virus H5N1 della SARS.

Il Protocollo di Kyoto e il sistema cap and trade

Smettere di fumare è una buona cosa, anche se non necessariamente quando si sta per essere colpiti da un proiettile in testa o investiti da un camion. Lo stesso vale per la riduzione delle emissioni di gas serra: è una buona cosa, ma probabilmente ci sono minacce più urgenti.
Il cambiamento climatico ha detronizzato, fra tutte le nostre paure, l'olocausto nucleare, che regnò da Hiroshima alla fine della Guerra Fredda. La differenza tra i due spettri è che salvaguardare il mondo dalla distruzione nucleare dipendeva in gran parte da una cerchia ristretta di diplomatici e militari, mentre il riscaldamento globale è qualcosa di cui ognuno è responsabile, e che ognuno può contribuire a impedire.
Senz'ombra di dubbio è meraviglioso che in tutto il mondo le persone e le società di cui fanno parte si stiano unendo per ridurre al minimo i residui e l'inquinamento da idrocarburi e da altre fonti, per usare con parsimonia risorse preziose quali l'acqua dolce e l'humus coltivabile, per sfruttare l'energia solare ed eolica e per proteggere dal degrado e dalla distruzione aree ecologicamente decisive quali le foreste pluviali, le paludi e le zone costiere.
Sacrificare l'ostentazione e il sovrappiù al bene comune, un po' come la gente si subordinò a uno scopo più elevato durante la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale, è uno sforzo nobile e necessario.

La rivoluzione verde eleva ognuno di noi e il movimento per prevenire il riscaldamento globale è il motore che spinge la rivoluzione ecologista. Fare o dire qualunque cosa che mini questo spirito solidaristico di portata storica appellandosi a bassi interessi egoistici sarebbe davvero meschino.
Ma forse stiamo esagerando...

Il 2012 e il futuro dei farmers' market

Molti di noi ammettono tacitamente che il passaggio dalle umili bancarelle dei contadini ai supermercati scintillanti, con le loro vetrinette retroilluminate e gli umidificatori automatici, sia il progresso, la direzione in cui le cose, nel bene e, qualche volta, nel male, devono andare. Avendo scritto moltissimo sul sistema dei supermercati, avendo riflettuto su migliaia di pagine di statistiche di vendita, sul loro sviluppo e sui fattori di sviluppo, sulle quote di mercato e sulle tendenze demografiche, Lawrence E. Joseph è fondamentalmente incapace di credere che l'intero sistema della distribuzione alimentare potrebbe essere messo in ginocchio dall'assenza delle api. Non dopo aver festeggiato il giorno in cui il suo rapporto, Il mercato dei cibi messicani, fu citato sul Wall Street Journal:
"Le vendite di salsa sorpassano quelle del ketchup, segnalando un cambiamento demografico". Nessuno disse mai nulla sulle api, questo può essere garantito. Ma la verità è che ci vogliono i pomodori sia per fare la salsa sia per fare il ketchup, e che ci vogliono le api per fare i pomodori.

Se scomparissero le api, scomparirebbero anche i supermercati, almeno così come li conosciamo. I prodotti freschi e tutti i cibi che si preparano con tali prodotti saranno insufficienti per rifornire l'attuale sistema di vendita al dettaglio. Senza le api, o un qualche sistema di impollinazione equivalente finora sconosciuto, il "futuro del supermercato" potrebbe benissimo cedere il passo a quello che Joseph concepisce come il "futuro del mercato contadino", un sistema di distribuzione radicalmente ridimensionato e localizzato in cui una percentuale molto più elevata dei prodotti alimentari sarà coltivata e consumata a livello locale.
Le serre sono un'eccellente difesa contro la possibilità che i raccolti di pomodori, cetrioli e di altri frutti e ortaggi vengano meno a causa della scomparsa degli impollinatori naturali. Le piante coltivate nelle serre non richiedono di essere impollinate dagli insetti: sono i ventilatori a far circolare il polline. Frutta e verdura di serra sono quindi spesso privi di semi, perché è la fecondazione mediante impollinazione a opera degli insetti a produrre i semi. Così queste piante non possono riprodursi, e perciò le serre devono essere periodicamente rifornite di piante cresciute nei campi e impollinate dagli insetti, cosicché un certo numero di api o di altri metodi adeguati è pur sempre necessario, ma in misura molto minore che se l'intero raccolto fosse coltivato nei campi.

Una nuova estinzione delle specie

Chissà se è una coincidenza il fatto che, oltre alla scomparsa delle api domestiche, anche le popolazioni di farfalle, anfibi e pipistrelli siano in difficoltà...
Le farfalle stanno scomparendo a una velocità davvero allarmante, secondo uno degli studi naturalistici più esaurienti e duraturi che siano mai stati condotti. Ogni 20 anni, a cominciare dalla metà degli anni '40, un gruppo di naturalisti che arriva a 20.000 membri ispeziona l'intero territorio britannico per compilare un atlante degli uccelli, delle farfalle e dei fiori di campo. L'edizione più recente, pubblicata nel 2004 e presentata sulla rivista Science, ha documentato che quasi un terzo delle specie di piante selvatiche originarie della Gran Bretagna, metà delle specie indigene di uccelli e quasi i tre quarti (il 71%) delle specie autoctone di farfalle si sono ridotte di numero negli ultimi 20 anni.
"Il dissodamento della brughiera e il prosciugamento delle zone umide hanno causato la distruzione totale di alcuni habitat [di farfalle], mentre altri sono risultati degradati per effetto di differenti attività umane, quali l'inquinamento"
conclude Jeremy Thomas, ricercatore del Centro per l'ecologia e l'idrologia del Dorset (Inghilterra) che ha condotto lo studio.
Per quanto le farfalle siano abili impollinatrici, specialmente di fiori con profumi troppo deboli per attrarre api o altri insetti, la tragedia peggiore sarebbe la perdita della loro ineffabile bellezza. Immaginate di essere seduti con i vostri nipoti a guardare un video sulle farfalle, raccontando loro che effetto faceva averne una posata sul polso, e poi di dover spiegare perché loro non avranno mai la possibilità di provare quel piacere. E adesso immaginate di dover estendere quella spiegazione alla scomparsa di più di metà delle specie di farfalle della Terra.
"I risultati sono spaventosi" dice Thomas a proposito della scomparsa delle farfalle. "E ciò rafforza enormemente l'ipotesi che il mondo si stia avvicinando al suo sesto grande evento di estinzione" dichiara, spiegando che l'ultima estinzione di massa di entità paragonabile è quella della famigerata estinzione cretaceo-terziario, che avrebbe annientato i dinosauri e il 70% di tutte le altre specie, circa 65 milioni di anni fa. Se non altro, i dinosauri ebbero una giustificazione, ossia l'asteroide o la cometa che ne causarono l'estinzione di massa. La storia potrà concludere che noi umani siamo stati ancora più stupidi di quei giganteschi lucertoloni con il cervello grande come un pisello, avendo contribuito alla nostra stessa estinzione.

Le api stanno scomparendo: si spezza la catena alimentare

Le api domestiche impollinano da un quarto a un terzo di tutte le piante che mangiamo. Circa 90 dei più comuni prodotti alimentari del mondo, tra cui mele, arance, avocado, pomodori, spinaci, lattuga, zucchine e cetrioli, dipendono dalle api per la loro sopravvivenza, così come importanti piante da foraggio quali l'erba medica e il trifoglio rosso. Qualunque sia il raccolto, il procedimento è pressappoco lo stesso. Ogni anno, nel periodo in cui le piante fioriscono, le arnie vengono portate nei campi e distribuite regolarmente lungo i margini. Le api, le cui zampe hanno una carica elettrica statica che vi fa aderire il polline, vengono liberate in modo che vadano di fiore in fiore a svolgere il loro compito vitale. Salvo che ora le piccole e attivissime api stanno morendo in massa.

La sindrome dello spopolamento degli alveari (SSA, detta anche "sindrome del collasso delle colonie") ha lasciato senza vita centinaia di migliaia di arnie in tutto il mondo. Denunciata per la prima volta dagli allevatori nel 2004, ha raggiunto una fase critica nel 2006, con il 50-90% di tutte le colonie produttive degli Stati Uniti colpito dalla sindrome, stando a un servizio della BBC.
Sembra che per le api la SSA sia la tempesta perfetta che combina tutti i mali, dai parassiti, ai virus agli insetticidi. Dei vari parassiti che attaccano le api domestiche, gli acari, in sostanza dei minuscoli ragni, sono i più letali: l'acaro varroa asiatico si attacca all'esterno dell'ape e ne succhia i fluidi fino all'ultima goccia, mentre gli acari tracheali del Sud America ne infestano le vie respiratorie e soffocano lentamente le loro ospiti fino a ucciderle.

Il virus della paralisi acuta d'Israele (VPAI) viene rinvenuto praticamente in tutti gli alveari colpiti, ma in pochissime arnie sane. Ancora non si sa se il VPAI sia una causa della SSA o semplicemente un marcatore. Ci si augura che si tratti solo di un marcatore, perché secondo quanto afferma su Science Jeff Pettis, responsabile del Laboratorio di ricerca sulle api del governo statunitense, è altamente improbabile che gli scienziati trovino una cura per i virus delle api.

Raffreddamento globale


"Il polo nord si sta sciogliendo [...] l'ultima volta in cui al polo la superficie dell'acqua è stata sgombra da ghiacci, a quanto ne sanno gli scienziati, fu oltre 50 milioni di anni fa". Dal giorno (19 agosto 2000) in cui il New York Times pubblicò in prima pagina il contestatissimo articolo di John Noble Wilford, gli scettici in fatto di cambiamento climatico sono stati spietati. La fonte di Wilford non era altri che James J. McCarthy, un oceanografo di Harvard che, essendo in crociera turistica estiva al polo, era rimasto sbalordito nel vedere l'acqua del tutto libera dai ghiacci e, a dire il vero, si era fatto prendere la mano nel trarre le sue conclusioni.
All'epoca McCarthy era co-presidente della sezione "adattamento e impatti" dello United Nations Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC, Commissione intergovernativa delle Nazioni Unite sul mutamento climatico). Che regalo per i negatori del cambiamento climatico! Harvard, le Nazioni Unite e il Times, il triumvirato dell'eresia liberal, sorpresi a perpetrare una frode allarmista, confutabile, a base di scienza-spazzatura.

Patrick J. Michaels, scienziato ambientale del Cato Institute, noto per la sua instancabile opposizione a qualunque cosa, e soprattutto a qualunque normativa ambientale che possa mettere un freno ai capricci del libero mercato, fece a pezzi le tesi di McCarthy. Citando prove che indicavano che le temperature al polo nord non erano più alte di quanto fossero state per diversi decenni all'inizio del XX secolo, Michaels affermava che non c'era stato alcun cambiamento nelle temperature estive del polo nord dal 1930 circa. In più, scriveva Michaels, "la maggioranza dei climatologi ritiene che alle latitudini elevate il periodo compreso tra 7000 e 4000 anni fa sia stato più caldo dell'attuale di almeno 2 gradi Celsius. E si tratta di 3 millenni".

E' impossibile prevedere i cambiamenti climatici


Siamo onesti: il riscaldamento globale ha i suoi aspetti piacevoli. Temperature che ci permettono di stare senza giacca in pieno inverno, giornate da spiaggia dopo che le foglie sono cadute dagli alberi. Se viveste in Alaska, fino a che punto sareste turbati da temperature più miti, per quanto possano mettere in difficoltà gli orsi polari? Certo, ultimamente il tempo è stato un po' strano.
Prendiamo l'inverno 2008, che era iniziato promettendo di essere uno dei più freddi mai registrati in Alaska, ma soltanto finché i caldi venti di chinook cominciarono a soffiare da sud a 180 chilometri all'ora, sciogliendo il ghiaccio e la neve e causando massicce inondazioni nel centro di Anchorage a gennaio.

In Siberia il sole estivo scotta dall'alba fin quasi a mezzanotte, mantenendo temperature di 32-36 °C per 12, 14 ore al giorno. L'umidità è altissima. Gli edifici, progettati per essere accoglienti d'inverno, d'estate sono soffocanti. L'aria condizionata non è molto diffusa in Siberia, e quindi non si può cercare sollievo infilandosi in bar e ristoranti, e neppure rinchiudendosi nella propria stanza d'albergo. I siberiani, uomini, donne e bambini, vanno pazzi per qualunque cosa sia l'opposto dell'inverno. L'atteggiamento della gente nei confronti del riscaldamento globale dipende moltissimo dal posto cui vive. Chi vive nei climi freddi apprezza senza problemi estati più calde e più lunghe e inverni sopra lo zero, qualunque ne sia la causa.

In realtà potremmo pensare che l'instabilità climatica sia causata dall'uomo e quindi sia "innaturale", ma i filosofi esistono proprio per sottolineare che gli esseri umani fanno parte della natura e che, perciò, tutto quello che facciamo è naturale. Argomentazione non certo definitiva, ma abbastanza convincente da ingarbugliare la questione: gli esseri umani in realtà sono sia una parte della natura sia l'unica origine di ogni attività considerata innaturale. Anche il fatto che la Terra sia riscaldata e raffreddata periodicamente è di un certo conforto; ovunque ci sono cicli che si ripetono.

Scoppia il bozzolo

L'atmosfera della Terra è un bozzolo che custodisce una forma di vita preziosissima - qualcuno la considera un superorganismo, Gaia - da circa 4 miliardi di anni. Di tanto in tanto il bozzolo viene perforato da oggetti provenienti dallo spazio esterno, esplode per via dei vulcani, brucia per le tempeste solari, ma il danno non è mai irreparabile. Tuttavia, dall'inizio della Rivoluzione industriale, un secolo e mezzo fa, il bozzolo è stato per la prima volta sottoposto a una pressione dall'interno.
In coincidenza con l'esplosione della popolazione umana, si sono verificate ondate sempre più intense di calore e di moto, sotto forma di elettrificazione globale, eventi nucleari, riscaldamento climatico e catastrofi naturali. Buchi nello strato di ozono si stanno aprendo nella stratosfera. Crepe estese dal polo all'equatore si stanno spalancando nel campo magnetico che protegge la Terra. Veicoli spaziali fuoriescono regolarmente dai confini del pianeta. Ai margini esterni dell'atmosfera la specie umana ha creato una vasta rete di satelliti, simile a una rete biologica di neuroni, a cui si affida per la maggior parte delle comunicazioni a distanza.

Il bozzolo sta cominciando a logorarsi. Il superorganismo al suo interno si sta agitando ed espandendo. Sta progettando la fuga.

A un osservatore che guardasse la Terra dall'alto, questo intero processo potrebbe benissimo apparire come un'affermazione della vita, come quando una farfalla esce contorcendosi dalla sua coltre di seta, o un uccello implume si apre becchettando un varco nel guscio dell'uovo: una trasformazione meravigliosa verso una fase in cui la forza vitale dell'organismo si esprime nel modo più splendido. Ma la prospettiva è un po' meno positiva dall'interno del bozzolo.

Perché Dio era in collera

Nell'analisi dei miti del diluvio condotta dall'Holocene Group sono state pressoché trascurate le spiegazioni addotte per il diluvio universale: perché Dio era in collera. Questo vale sia per il racconto della Genesi sia per la mitologia greca, in cui Zeus inviò il diluvio per punire gli uomini della loro empietà. Fu l'ira di Dio a causare il diluvio anche nelle narrazioni sumeriche riportate nel Gilgamesh, e senza dubbio in molte altre mitologie.

Da un punto di vista logico, non c'è alcun motivo per sostenere che la divinità - ammesso che un'entità del genere esista - abbia qualcosa a che fare con gli impatti di oggetti extraterrestri che hanno periodicamente tramortito la Terra nel corso degli ultimi 5 miliardi di anni. Se Dio scaglia comete e asteroidi sulla Terra per punire l'umanità delle sue malefatte, perché ha colpito il pianeta miliardi di anni prima che gli esseri umani entrassero in scena? Per esercitarsi? Perché i dinosauri si comportavano male?

Come difendere la Terra da asteroidi e comete?

Gli astronomi hanno acquisito una notevole capacità di seguire le traiettorie dei NEO (Near-Earth Objects, oggetti che passano vicino alla Terra), e la buona notizia è che nessuno di questi sembra destinato ad avvicinarsi tanto da rischiare una collisione con la Terra nel 2012, o comunque in un futuro immediato. La Spaceguard Foundation, istituita nel 1996 a Roma e oggi collegata a una rete di osservatori di tutto il mondo, scruta diligentemente i cieli in cerca di tali minacce. Coloro che partecipano al progetto sono abbastanza sicuri di aver identificato e calcolato le orbite di tutti gli asteroidi sufficientemente grandi per produrre danni significativi alla nostra civiltà. Più o meno lo stesso si può dire per le comete di breve periodo, provenienti dalla fascia di Kuiper, che si estende dall'orbita di Nettuno fino oltre a quella di Plutone. Le comete di breve periodo hanno orbite che percorrono in meno di 200 anni e perciò sono abbastanza facili da seguire. La cometa di Halley è probabilmente la più nota delle comete di questo tipo, dato che torna ogni 76 anni.

Ma nel sistema di sorveglianza della nostra difesa spaziale c'è un punto debole, rappresentato dalle comete di lungo periodo che hanno origine nella nube di Oort-Opik, al margine esterno del sistema solare. Le orbite di lungo periodo richiedono più di 200 anni, a volte molto di più, per ogni rivoluzione. Perciò è senz'altro possibile che una cometa di lungo periodo all'improvviso ci piombi addosso dallo spazio con intenzioni omicide.

[Dossier] Il Diluvio Universale, le prove dell'esistenza e le cause che lo generarono - Parte 2


L'Holocene Group oggi ritiene che la cometa che si schiantò nell'Oceano Indiano circa 4800 anni fa abbia prodotto uno tsunami alto approssimativamente 200 metri, almeno dieci volte più dell'onda assassina che spazzò quelle stesse acque il 26 dicembre 2004, sommergendo le coste dell'Indonesia, dell'India, della Thailandia, di Sri Lanka e del Myanmar, e penetrando nell'entroterra anche per un chilometro o più. Lo tsunami del 2807 a.C. sommerse tutte le coste penetrando nell'interno per almeno 4 chilometri. Se lo tsunami del 2004 fosse stato di quelle proporzioni, i morti si sarebbero contati non a centinaia di migliaia, ma a decine di milioni.

Dal momento che la cometa Burckle cadde in mezzo all'oceano, agli uomini dell'epoca fu probabilmente risparmiata la sorte di essere bruciati vivi dalla palla di fuoco dell'impatto, che si sarebbe estesa per circa 1000 chilometri intorno al punto di caduta. L'onda d'urto deve aver abbattuto quasi tutti gli alberi in un raggio di 2000 chilometri, sebbene la posizione del punto d'impatto in mezzo all'oceano limitò i danni più gravi al Madagascar. Si calcola però che i getti di materiale espulso si siano estesi per circa 9000 chilometri, quasi un quarto della circonferenza terrestre, raggiungendo gran parte dell'Africa, la penisola arabica, l'India, il Sudest asiatico continentale, l'Indonesia e l'Australia.
Il calore generato dal mostruoso impatto del 2807 a.C. vaporizzò milioni di tonnellate di acqua marina, che poi ricondensò nel corso di diversi giorni.
"In questo intervallo di tempo durante il quale l'acqua si stava raffreddando, i venti globali avrebbero trascinato le nubi per migliaia di chilometri. Così un impatto di queste proporzioni potrebbe essere all'origine delle leggende sul diluvio nate nei continenti che circondano l'Oceano Indiano: Africa, Australia, Europa e Asia"
scrive l'Holocene Group nell'articolo Burckle Abyssal Impact Crater. Did This Impact Produce a Global Deluge? di D.H. Abbott, L. Burckle e P. Gerard-Little della Columbia University, W. Bruce Masse del Los Alamos National Laboratory e D. Berger della Drexel University.
Anche se l'impatto dell'Oceano Indiano potrebbe rendere ragione delle piogge torrenziali che sommersero la regione, le leggende di quel periodo hanno un'estensione che va ben al di là del cerchio di Burckle. Per giustificare pienamente le antiche narrazioni del diluvio, l'Holocene Group oggi ipotizza che la cometa che causò il diluvio universale debba essersi frantumata, al momento dell'ingresso nell'atmosfera, in almeno tre pezzi: quello caduto nell'Oceano Indiano, un secondo che colpì il Pacifico orientale in prossimità dell'equatore, e un terzo che cadde nell'estremo nordovest del Pacifico. Il gruppo attualmente è alla ricerca di questi altri crateri.

[Dossier] Il Diluvio Universale, le prove dell'esistenza e le cause che lo generarono - Parte 1

Sylvia C. Browne, nota sensitiva, cerca di dissipare i timori di una possibile apocalisse nel 2012 aprendo il suo recente libro, End of Days: Reflections and Prophecies about the End of the World, con un lungo elenco di profezie funeste rivelatesi erronee. Papi, filosofi, scienziati e un assortimento di altri luminari ci raccomandavano di metterci al riparo, e tra questi anche Cristoforo Colombo, il quale nel Libro delle profezie scrisse che il mondo sarebbe finito nel 1658. L'elenco della Browne sarebbe stato assai più rassicurante se non iniziasse con la citazione di un'antica tavoletta assira:
"Oggi la nostra terra è degenerata. Ci sono segni che stia rapidamente avvicinandosi alla fine"
Stando alle ricerche della Browne, la tavoletta risale "approssimativamente al 2800 a.C.", che è molto vicino al 10 maggio 2807 a.C., la data che Bruce Masse, archeologo ambientale del Los Alamos National Laboratory, New Mexico, attualmente assegna all'inizio del diluvio universale, quello di Noè e della sua arca.
Masse fa parte dell'Holocene Impact Working Group, un gruppo di scienziati statunitensi, russi, australiani ed europei che si dedica specificamente allo studio dell'effetto di impatti extraterrestri sul nostro pianeta. (Olocene è un termine geologico che indica l'epoca recente e attuale).
L'Holocene Group sta letteralmente riscrivendo la storia della civiltà umana tenendo conto di numerosi grandi impatti di oggetti provenienti dallo spazio esterno, e ha dimostrato in modo spettacolare che l'impatto di una cometa causò il grande diluvio che circa 4800 anni fa interessò gran parte del pianeta.

Come ci narra la Bibbia,
"Tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli esseri alati vennero dunque a Noè nell'arca, a due a due, di ogni carne in cui è il soffio di vita. Quelli che venivano, maschio e femmina d'ogni carne, entrarono come gli aveva comandato Dio: il Signore chiuse la porta dietro di lui. Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l'arca che si innalzò sulla terra. Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l'arca galleggiava sulle acque. Le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo"
Genesi, 7, 14-19

La ricerca sul diluvio universale iniziò quando Masse si rese conto del fatto che molte mitologie di ogni parte del mondo descrivevano condizioni simili: mesi di piogge, grandi alluvioni e devastazioni. Dopo la vicenda di Noè, il più noto di questi miti è quello ricordato da Platone, il quale nel suo dialogo Crizia (111.e.5-112.a.4) si riferisce a tre diluvi catastrofici. Il più vasto si verificò al tempo di Deucalione che, con sua moglie Pirra, costruì un'arca dopo essere stato avvertito dal padre, Prometeo, che Zeus si apprestava a punire l'umanità con un diluvio devastante. Data la notevole somiglianza delle narrazioni, gli studiosi da molto tempo considerano Dio e Zeus, e Noè e Deucalione, come figure parallele. Alle quali va accostato anche Utnapishtim, l'unico sopravvissuto del diluvio sumerico, la cui storia è narrata nell'Epopea di Gilgamesh.

Il 2012 tra il black out del sistema economico globale e una nuova speranza proveniente dalla Luna: Elio-3

Molto si è scritto su come l'islam militante abbia sostituito il comunismo nel ruolo di nemico dell'Occidente. Ciò è abbastanza vero, entro certi limiti, anche se sembra più esatto dire che la gamma delle nostre paure si è dilatata fino a comprendere il cambiamento climatico, il terrorismo, il collasso economico e ora, forse, le minacce provenienti dal sole. Ma la vera novità è che il nostro nemico non è più un chi o un che cosa, ma un quando.

Il 2012 ha colpito l'immaginazione popolare proprio perché è una data. In quanto tale trae credibilità dalla nostra crescente consapevolezza del fatto che il sistema socioeconomico globale irrimediabilmente complesso che abbiamo costruito con le tecnologie informatiche che operano alla velocità della luce è destinato a bloccarsi completamente. Che crolli a causa di una guerra, di una catastrofe naturale, del terrorismo o dell'anarchia, della cupidigia, di enormi errori tecnologici o di qualche effetto domino in cui si combinino tali fattori, è del tutto naturale che accada qualcosa di simile. La domanda è: che dimensioni avrà l'evento di cui stiamo parlando? Avrà le proporzioni di una Terza guerra mondiale, o solo di una recessione globale?

L'era del 2012 è un gioco di prestigio globale, e come tutti i giochi di prestigio deve finire. Ciò che sale deve scendere, magari dolcemente, magari fracassandosi sulle nostre teste. Perciò concentrare l'attenzione sulle date di future catastrofi, delle quali il 2012 è quella salita alla ribalta più di recente, non è né sciocco né deprimente, come tanti hanno preteso. E' invece umile e realistico. L'umanità è nelle prime fasi di una collaborazione e interdipendenza globale senza precedenti. Non possiamo pensare di comportarci impeccabilmente fin dalla prima volta. Verranno commessi errori incredibili, alcuni dei quali andranno assolutamente evitati. E' urgente identificare le zone di vulnerabilità più pericolose, come la rete elettrica del Nord America e il sistema dei satelliti per le telecomunicazioni, e impedire che il nostro gioco di prestigio globale ci ricada addosso.

Qualche anno fa nessuno si preoccupava granché del 2012.

21 dicembre 2012 = 7 dicembre 1941? Parte 2

Le condizioni estremamente perturbate presenti nello spazio nel 2012 daranno una copertura ai terroristi che, come visto nel post precedente, potrebbero cercare di distruggere il sistema satellitare. Quale momento migliore di un picco nell'attività solare per lanciare un attacco militare alla rete dei satelliti LEO (orbita terrestre bassa), già sotto assedio nel cielo? La natura sarà l'inconsapevole alleato del malintenzionato, rendendogli molto più facile infliggere il massimo danno alle nostre reti orbitali e alla rete elettrica che dà loro supporto dalla superficie terrestre.
Una seria interruzione delle telecomunicazioni satellitari, anche solo temporanea, potrebbe benissimo produrre un effetto domino, innescando comportamenti anarcoidi e aggressivi. Le organizzazioni criminali sfrutterebbero spietatamente eventuali falle nella sorveglianza e senza dubbio altrettanto farebbero i loro compari, i terroristi. E l'assenza di sorveglianza elettronica sulle transazioni finanziarie farebbe fiorire mille Bernie Madoff (accusato di una delle più grandi frodi finanziarie di tutti i tempi).

Il collasso della rete satellitare, in breve, potrebbe essere il primo passo di un colpo di stato globale. Il paese o l'entità che per primi riattivassero tale rete controllerebbero le comunicazioni militari e finanziarie, e letteralmente dominerebbero il mondo post-2012.
"Le conseguenze della guerra nello spazio sono talmente catastrofiche che i sostenitori del controllo degli armamenti [...] vorrebbero semplicemente proibire l'uso di armi al di fuori dell'atmosfera terrestre [...] Gli Stati Uniti sono ormai talmente dipendenti dallo spazio che questo è diventato il tallone d'Achille del paese [...] Non si esagero di molto dicendo che in Iraq un carro armato M1-A1 non potrebbe neppure fare un giro dell'isolato senza [i satelliti]"
scrive Steven Lee Myers sul New York Times del 9 marzo 2008. Myers enumera una serie di eventualità spaventose, come il crollo del sistema economico globale, del trasporto aereo e delle telecomunicazioni.
"Il vostro telefono cellulare non funzionerebbe. Non funzionerebbe il vostro sportello bancomat, e neppure il navigatore dell'automobile che vi siete comprato per Natale. E prevenire uno scontro nucleare accidentale diventerebbe molto più difficile"
osserva Myers.
La capacità della nostra civiltà di sopravvivere a un simile attacco dipende in misura non trascurabile dalla rapidità con cui le funzioni dei satelliti danneggiati possono essere trasferite su un'orbita più elevata.

21 dicembre 2012 = 7 dicembre 1941? Parte 1

Paura e disgusto a parte, è un peccato che l'ex segretario alla difesa USA Donald Rumsfeld, creatore della quasi mistica espressione unknown unknows ("incognite ignote"), sia sparito dalla circolazione. Non certo per la sua pessima conduzione della guerra in Iraq, ma piuttosto perché Rumsfeld all'inizio del 2001 ebbe la lungimiranza di mettere in guardia il paese da un attacco tipo "Pearl Harbour spaziale", proclamando il suo impegno a proteggere gli Stati Uniti da una simile calamità. Se in seguito non avessimo subito la terribile sventura degli attacchi terroristici dell'11 settembre che condussero, per quanto tortuosamente, al pantano iracheno, forse Rumsfeld non avrebbe trascurato il suo impegno alla difesa spaziale e ci avrebbe assicurato il livello di sicurezza di cui abbiamo bisogno.
Essendo stato il più giovane segretario alla Difesa di sempre (dal 1975 al 1977, sotto la presidenza di Gerald Ford) e anche il più vecchio, durante la presidenza di Bush junior, Rumsfeld dispone di una prospettiva a lungo termine unica. Nello scenario da lui immaginato, il remoto avamposto americano che subirebbe l'attacco non è un porto hawaiano pieno di navi da guerra, ma un'orbita affollata di satelliti militari americani per la navigazione e per le telecomunicazioni; in particolare, nel mirino si troverebbero quelli alle orbite più basse, più accessibili a un attacco balistico.

Le armi sono già in posizione: arsenali di ASAT (armi antisatellite) ereditati dalla Guerra Fredda e dalla corsa tra Stati Uniti e Unione Sovietica per il dominio dello spazio. Nel settembre del 1985 l'aviazione statunitense collaudò con successo un'ASAT lanciata dalla coda di un caccia F-15 ad alta quota. L'ASAT non esplose ma si schiantò sul bersaglio, un vecchio satellite LEO (Low Earth Orbit, orbita terrestre bassa) chiamato Solwind, in orbita a 555 chilometri di altezza. L'ASAT americana è considerata più rapida e agile di quella inizialmente messa a punto alla fine degli anni Sessanta dall'Unione Sovietica, un missile balistico terra-aria che poteva essere lanciato solo quando il satellite LEO bersaglio gli passava sopra. L'ASAT russa inseguiva poi il LEO per un'orbita o due, gli si avvicinava e gli esplodeva contro, l'equivalente satellitare di un attentatore suicida. (Nel 1987 i sovietici tentarono maldestramente di acquisire il dominio dello spazio lanciando un prototipo di "stazione spaziale da battaglia", che tuttavia non raggiunse mai l'orbita e si schiantò nell'Oceano Pacifico). Nel 2007 la Cina fu il terzo paese a collaudare con successo un'ASAT, un sistema missilistico che combina le caratteristiche di quelli americano e russo. Come l'ASAT russa, quella cinese fu lanciata da terra, ma, come la versione americana, utilizzava quello che va sotto il nome di "veicolo killer cinetico", un proiettile che non esplode ma si schianta contro il bersaglio.

La minaccia delle eruzioni solari sui satelliti in orbita

Se una persona in Europa si mette in contatto telefonicamente via cellulare con un'altra persona in America, il suo cellulare emette un flusso binario di 0 e 1 che lo collega con varie antenne riceventi, ciascuna delle quali a sua volta amplifica il segnale e lo ritrasmette a un satellite per le telecomunicazioni, probabilmente un LEO (Low Earth Orbit, orbita terrestre bassa) che ruota sopra il polo nord a un'altezza relativamente limitata, compresa tra 400 e 1000 chilometri. Sul percorso di ritorno verso la Terra, la conversazione attraversa l'esosfera, al di sopra di qualunque veicolo con equipaggio umano come lo Space Shuttle, che solitamente orbita a circa 300 chilometri di quota, e poi la stratosfera, che inizia a circa 51 chilometri di altezza, la tropopausa, uno strato di confine compreso all'incirca tra 17 e 7 chilometri di quota, e infine la troposfera, dove viviamo tutti noi.

Di norma ci sono circa 200 satelliti LEO che affollano l'atmosfera sopra il polo nord. La loro vicinanza alla Terra consente alle trasmissioni telefoniche di compiere il tragitto di andata e ritorno verso la superficie in un tempo minimo, dell'ordine di 20-30 millisecondi, che comporta solo qualche fastidioso ritardo o eco nella conversazione. I satelliti LEO richiedono segnali meno intensi rispetto ai satelliti che devono trasmettere da orbite più elevate. Tuttavia, la loro bassa quota li rende più soggetti all'attrazione gravitazionale della Terra, che aumenta, come scoprì Newton, in misura inversamente proporzionale al quadrato della distanza a cui un corpo si trova dal centro del pianeta. Quanto minore è l'altitudine di un satellite, perciò, tanto più sodo deve "lavorare" e tanto più velocemente deve muoversi per non schiantarsi al suolo. Ruotare in orbita polare è un po' come girare intorno a una montagna: i satelliti entrano ed escono dalla zona di trasmissione piuttosto di frequente. Per porre rimedio a questa difficoltà, i satelliti LEO operano in costellazioni: non appena uno scende sotto l'orizzonte, il segnale che stava ricevendo viene semplicemente passato a un altro LEO ancora visibile.

Verso la fine degli anni Ottanta il sistema dei satelliti LEO aveva un ruolo che andava molto al di là del semplice tenere in contatto telefonico due persone in continenti diversi.

Scacco alla rete intelligente

Poiché oggi l'efficienza energetica è terribilmente importante, dati gli alti costi economici ed ecologici dello spreco, si sottolineano con enfasi le migliorie in direzione di una "rete intelligente", sostanziosamente finanziate negli Stati Uniti dal programma d'incentivo dell'amministrazione Obama. Lo scopo di queste migliorie è di accrescere l'efficienza della trasmissione e del consumo di energia utilizzando più a fondo le attuali potenzialità della rete, il che significa meno riserve e ridondanza e un minor margine di errore. Purtroppo alle reti intelligenti si può anche dare scacco più facilmente che a quelle convenzionali, e su questo in realtà non si è riflettuto molto.

Un metodo per migliorare l'efficienza della rete consiste nell'introdurre "misuratori intelligenti" wireless. E' un po' come sostituire i semafori con agenti (dotati di computer) in grado di affrontare meglio le situazioni specifiche e quindi di risolvere più rapidamente gli ingorghi. Lo svantaggio dei misuratori intelligenti è che possono subire l'interferenza di hacker che ne alterino l'indicazione. Un hacker deciso a creare guai potrebbe fare in modo che tutti i misuratori intelligenti di una sezione della rete richiedano più energia. Un numero eccessivo di tali richieste simultaneamente potrebbe portare a un sovraccarico e al blocco di una centrale, con l'immediata conseguenza di una serie di blocchi a cascata in tutta la rete.

Hack Attack: la minaccia di Al Qaeda e dei terroristi cinesi durante il 2012

Il 2012, fin troppo spesso preso sottogamba come data fatale inventata dalla fantasia New Age, è in realtà per i nostri nemici il momento più logico per colpire. Da tempo immemorabile nei piani militari si tiene conto della calura del deserto, delle bufere di neve, dei monsoni e di altri fenomeni meteorologici terrestri, e nello stesso modo oggi si deve tener conto della meteorologia spaziale. Come si è osservato in precedenza, gli Stati Uniti sono particolarmente vulnerabili, a causa della loro massiccia dipendenza dalle tecnologie avanzate, dai supercomputer ai satelliti ai trasformatori elettrici ad altissima tensione, che possono essere tutti messi fuori uso dalle eruzioni solari. I nostri nemici hanno senza dubbio identificato questo punto debole e potrebbero benissimo decidere di sfruttarlo durante il prossimo violento ciclo di bufere spaziali atteso per il 2012-13.

Se non colpiranno allora, dovranno aspettare fino al 2023-24, quando è previsto il successivo culmine solare, che gli astronomi attualmente si aspettano più tranquillo e meno ricco di energia del picco del 2012. Oltre a richiedere un'enorme pazienza, attendere fino al 2023-24 significherebbe anche scommettere che la rete elettrica e altre infrastrutture essenziali non vengano nel frattempo messe in sicurezza, o "irrobustite".
Perché lasciarsi sfuggire quella che potrebbe essere la loro ultima e migliore opportunità per i prossimi decenni? Inoltre, aspettare il culmine solare del 2023-24 potrebbe anche voler dire perdere l'occasione di trarre profitto dalla crisi economica globale che capita una volta ogni secolo e che nel 2012 senza dubbio starà ancora esigendo il suo tributo in termini di rinvii della manutenzione, di onere del debito e di attenzione rivolta altrove.

In che modo un nemico potrebbe avvantaggiarsi di un evento di maltempo spaziale? Supponiamo che - Dio non voglia - un gruppo di hacker, siano essi agenti di Al Qaeda, anarchici o squadre coordinate e di alto livello di cyber-assaltatori russi o cinesi, abbiano preparato un attacco alla rete elettrica del Nord America.

Come possiamo proteggere la nostra rete elettrica dal maltempo spaziale - Parte 2

L'ostacolo reale ad una maggiore attenzione alle dinamiche del maltempo spaziale e agli effetti sulla nostra rete elettrica è la resistenza insita nella psiche dell'industria elettrica, che spende in ricerca e sviluppo soltanto tra lo 0,3 e il 2% dei suoi ricavi, a seconda delle stime. Questa quota irrisoria la pone quasi all'ultimo posto rispetto agli altri principali settori industriali americani, alle spalle dell'industria degli alimenti per animali domestici, stando alla rivista wired.com. I produttori di computer e le aziende farmaceutiche reinvestono in ricerca e sviluppo il 10% o più delle loro entrate.
"L'ingorgo politico, la crisi dei mercati e una pianificazione priva di lungimiranza hanno creato una serie di strozzature [...] la tecnologia da sola non potrà risolvere questo pasticcio, perché mettere in sicurezza la rete non è un problema tecnologico: è un problema di sistema su scala più vasta"
scrive Christopher Anderson su wired.com, a proposito dell'industria dei servizi statunitense. Anderson descrive la rete elettrica come un antiquato mosaico di feudi dei servizi, di società pubblico-private e di regolamenti e norme professionali statali e interstatali che in qualche modo funziona magnificamente come un sistema unitario di distribuzione dell'energia a livello continentale invidiato in tutto il mondo. Punto essenziale, è estremamente affidabile ma non molto efficiente, soprattutto a causa della grande ridondanza che lo caratterizza. Linee di trasmissione che possono reggere 500 kV spesso ne portano meno della metà, proprio per non correre rischi in caso di sovracorrenti momentanee. La capacità di generazione di riserva è considerata ampia. Pingue e beata, l'industria elettrica è quindi restia ad armeggiare troppo con la tecnologia che l'ha condotta fin qui.

In effetti la resistenza ai resistori, più che una questione di bilancio, è una questione di cultura dell'industria dei servizi. Le obiezioni del settore alla messa in atto di un programma di mitigazione degli effetti del maltempo spaziale mediante resistori derivano piuttosto dall'inerzia che da considerazioni economiche. In primo luogo c'è la riluttanza dettata dal buonsenso a complicare un sistema che fin qui ha funzionato così bene. L'inserimento di resistori di terra richiederebbe probabilmente di installare anche circuiti di commutazione ad alta velocità per aggirare i resistori quando necessario, e quindi un'altra "parte mobile" potenzialmente suscettibile di guastarsi. Inoltre, quanto più complessa è la rete tanto meno controllo gli operatori hanno su di essa. Sarà la ricerca a chiarire se la scelta migliore sia quella di installare i resistori come elementi permanenti del sistema oppure quella di abilitare gli operatori di rete ad attivare il sistema di resistori di terra quando vengono a conoscenza di una potenziale minaccia di origine spaziale.

Come possiamo proteggere la nostra rete elettrica dal maltempo spaziale - Parte 1

Nel suo commovente discorso del 27 aprile 2009 alla National Academy of Sciences, il presidente Barack Obama proclamò con passione la sua dedizione alla scienza americana, offrendo alla ricerca fondamentale il più ingente impegno finanziario federale della storia del paese. Circa 47 miliardi di dollari di questi fondi sono stati assegnati a progetti in campo energetico, e più o meno metà è destinata alla riparazione e all'ammodernamento della rete elettrica nazionale.



Ma in tale ambito attualmente non è previsto alcuno stanziamento per la protezione della rete elettrica dai danni derivanti dal maltempo spaziale. Anzi, come vedremo, molti degli investimenti previsti probabilmente renderanno la rete ancor più vulnerabile alle eruzioni solari.

Con l'eccezione forse di coloro che sono convinti di essere stati rapiti dagli alieni, il tema del maltempo spaziale non attira particolarmente l'elettorato. Come si è osservato, i tentativi di reclutare studenti e professionisti in quest'area sono in larga misura falliti. E certo non sorprende che gli sforzi per promuovere la consapevolezza del problema del maltempo spaziale tra il pubblico più vasto siano stati, a dir poco, blandi. Gli scienziati non sembrano proprio aver capito come si gioca la partita delle pubbliche relazioni. Di fatto non sono riusciti a rendere viva la minaccia nell'immaginazione popolare. E' un peccato, perché, se non sapranno far pesare le loro ragioni, un olocausto di proporzioni cosmiche aprirà nella psiche umana una ferita che richiederà generazioni per essere rimarginata. Se non si prendono le precauzioni opportune, prima o poi questo trauma si verificherà, e il momento più probabile per l'attacco sarà il culmine del ciclo solare del 2012.

L'uragano Katrina dello spazio - Parte 2

Abbiamo lasciato lo scorso post con un interrogativo: gli effetti della tempesta del 1921 sulla società di allora furono minimi, i trasformatori dell'epoca non si fusero: e allora perché dovrebbero farlo i nostri? Perché dovremmo essere preoccupati se si verificasse una nuova tempesta magnetica?
Lawrence E. Joseph interpellò John Kappenman, consulente della Metatech, in merito a tale questione e fissò un incontro a Los Angeles qualche giorno dopo, il 7 aprile 2009. Kappenman, ingegnere elettrotecnico serio e modesto di Duluth, Minnesota, gli spiegò che nel 1921 praticamente non esisteva una rete elettrica. Ogni città aveva le proprie centrali a carbone e, sebbene i sistemi fossero collegati tra loro da città a città, ciò serviva solo a fornire un supporto d'emergenza. Lo scambio di energia tra città vicine era assai limitato. Le tariffe erano fissate dalla Commissione servizi pubblici e ogni stato aveva la propria azienda elettrica che assicurava la continuità operativa del sistema.

Ricordate la casella "Società elettrica" nel gioco del Monopoli? Era un'azienda seria a bassa redditività, senza grandi rischi né forti remunerazioni. Così l'industria dei servizi elettrici vedeva se stessa, sicura e affidabile, tutt'altra cosa dagli alberghi che prosperavano a fallivano al Parco della Vittoria e sul Viale dei Giardini. In presenza di riserve apparentemente illimitate di carbone e petrolio a basso costo, e in mancanza di una competizione che le spingesse ad ammodernare o a innovare le strutture, le compagnie elettriche si abbandonarono a un comodo, anche se non troppo efficiente, status quo che durò mezzo secolo. L'embargo arabo del 1973 fece quadruplicare i prezzi del petrolio e spinse tutti a cercare un modo per migliorare l'efficienza energetica.

A dispetto della loro mirabile storia di affidabilità, le compagnie in breve furono costrette ad aprire i loro sistemi di trasmissione ad altri produttori qualificati di elettricità, più o meno come la Bell System, ossia la AT&T, fu costretta a condividere le sue linee con altre compagnie telefoniche. Nel 1992 la definizione di "produttori qualificati" fu ampliata in modo da includere praticamente chiunque fosse in grado di generare corrente, e un'intera nuova schiera imprenditoriale, e opportunistica, di agenti, intermediari, rappresentanti e operatori indipendenti invase il mercato e cominciò a scambiare ingenti quantità di energia su grandi distanze in uno sforzo senza precedenti di adeguare l'offerta alla domanda. I prezzi calarono, l'efficienza aumentò, e altrettanto fece lo sforzo imposto alla rete.

L'uragano Katrina dello spazio - Parte 1

Le EMC sono destinate a far saltare la rete elettrica mettendo in ginocchio la civiltà, secondo numerosi studi condotti dalla Metatech Corporation di Santa Barbara, California, un'azienda specializzata che si occupa di effetti delle interferenze elettromagnetiche. La ricerca della Metatech, che ebbe grande risalto nel rapporto della National Academy of Sciences, prendeva come riferimento la grande tempesta magnetica del maggio del 1921, un attacco di EMC un po' meno violento dell'evento di Carrington del 1859 e diverse volte più intenso di quello dell'Hydro-Québec del 1989.

John Kappenman, consulente della Metatech, presenta numerose prove rigorosamente documentate del fatto che un evento delle dimensioni della tempesta magnetica del 1921 oggi causerebbe blackout su vasta scala destinati a colpire oltre 130 milioni di persone soltanto nel Nord America; il Nordest, il Midwest e la costa pacifica nordoccidentale verrebbero colpiti in modo particolarmente duro a causa delle loro elevate latitudini in settentrionali. Si moltiplichi questa disastrosa previsione per tener conto della devastazione che di certo si verificherebbe anche nel resto dell'emisfero settentrionale, e in particolare in Scandinavia, nell'Europa occidentale e in Russia, e poi si moltiplichi ancora il totale per i 3 o 4 anni che probabilmente occorrerebbero per tornare a una società funzionante, ammettendo, naturalmente, che una catastrofe così massiccia non abbia scatenato un disordine sociale tale da indebolire i governi e le istituzioni da cui dipende la ripresa. E ammettendo anche che nel frattempo non siamo stati rovinati da un'ulteriore scarica di EMC.
"L'esperienza derivante dagli eventi contemporanei di maltempo spaziale è indicativa e lascia intravedere un potenziale esito infausto per tempeste d'intensità paragonabili a quelle storicamente documentate, cui l'attuale infrastruttura non è ancora stata sottoposta. Date le implicazioni potenzialmente enormi delle minacce alla rete elettrica dovute al maltempo spaziale, è importante mettere a punto mezzi efficaci per prevenire un cedimento catastrofico. Da diversi decenni sono in atto tendenze che hanno portato a un inavvertito incremento dei rischi derivanti dal maltempo spaziale per questa infrastruttura essenziale"
scrive Kappenman nel rapporto The Vulnerability of the US Electric Power Grid to Severe Space Weather Events, and Future Outlook?

Da un momento all'altro saremo fuori combattimento

Il 13 marzo 1989 due eruzioni solari, ciascuna d'intensità pari a circa un decimo di quella dell'evento di Carrington, misero fuori uso la rete elettrica di Hydro-Québec, provocandone un blocco totale in 92 secondi. In una simulazione al computer dell'evento, la tempesta solare ha l'aspetto di una gigantesca bocca rossa irta di denti che asporta a morsi pezzi della sommità dell'emisfero settentrionale. Milioni di utenti in Québec e Scandinavia rimasero senza energia, ma la fornitura fu ripristinata nel giro di 9 ore. Niente di importante, su scala globale. E' vero, in seguito un certo numero di centrali nucleari, a petrolio e a carbone, a distanze che arrivavano fino a Los Angeles, denunciarono anomalie di trasmissione, ma nessuna saltò in aria.

Si potrebbe perfino dire che il 13 marzo 1989 servì da sveglia.
All'epoca non eravamo in grado di misurare il vento solare, il che significa che le possibilità di predire l'arrivo di un'altra EMC erano scarse e quindi non c'era il tempo per prepararsi all'impatto. In uno studio successivo gli Oak Ridge National Laboratories stabilirono che una tempesta appena un po' più intensa di quella del 1989 avrebbe potuto produrre 36 miliardi di dollari di perdite economiche, senza contare i danni collaterali a servizi essenziali come i trasporti, la protezione antincendio e la sicurezza pubblica. Così la NASA si mise all'opera e nel 1997 lanciò con successo il satellite Advanced Composition Explorer (ACE). L'ACE è collocato nel punto lagrangiano, noto anche come L1, una posizione a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, dove il campo gravitazionale del pianeta è in equilibrio con quello del Sole. Là, intrappolato in quello che viene detto pozzo gravitazionale, l'ACE si muove ininterrottamente lungo la cosiddetta "orbita di alone", in modo da minimizzare il rumore radio del sole che altrimenti soverchierebbe completamente le sue trasmissioni.

Edison contro Westinghouse: il destino della rete elettrica

Il progresso ci rende più forti, vero? Per moltissimi aspetti è così. Ma il paradosso del progresso è che incrementa la dipendenza. Se, per esempio, tutte le automobili del mondo smettessero di funzionare, ci troveremmo in una situazione molto peggiore che se non ci fossero mai state automobili, perché abbiamo costruito i nostri stili di vita intorno alle funzioni dell'automobile. Vivere a 5 chilometri dal posto di lavoro, cosa a cui normalmente non diamo alcun peso, potrebbe diventare un problema enorme senza un'automobile.

Ma il paradosso del progresso è più acuto che mai nel caso della rete elettrica. Grazie a essa abbiamo possibilità enormemente superiori a quelle dei nostri antenati dell'epoca pre-elettrica: possiamo viaggiare, comunicare, divertirci, attaccare e difenderci in modi che in passato erano inimmaginabili. Ma senza il magico fluido siamo indifesi.
Ma com'è nata la nostra dipendenza?
Quando ci fu l'evento di Carrington, nel 1859, George Westinghouse aveva 11 anni e Thomas Edison 12, età ideali, si potrebbe pensare, perché nella giovane mente degli inventori in erba, ispirata da quella splendida vampata, scoccasse la scintilla dell'immaginazione. Edison e Westinghouse in seguito progettarono e realizzarono reti che letteralmente elettrificarono gli Stati Uniti, e subito dopo buona parte del resto del mondo.

Buchi spalancati nel campo magnetico terrestre

E se improvvisamente scopriste che la vostra porta di casa è stata sfondata a calci e che non potete né chiuderla né ripararla? Una tempesta sta sollevando e spingendo dentro ogni sorta di porcherie e, se non state prendendo un abbaglio, sembra che anche casa vostra in realtà stia risucchiando della roba.
Provate a immaginare: invece della porta d'ingresso, è stata sfondata la porta che dà accesso allo schermo magnetico protettivo della Terra. In sostanza è ciò che si è scoperto nel 2008 quando THEMIS, una flottiglia della NASA di 5 veicoli spaziali senza equipaggio, attraversò casualmente un'immensa breccia aperta in quel campo magnetico, estesa dal polo all'equatore.
Questa breccia si prolunga nello spazio spalancando nelle difese del pianeta un buco 4 volte più grande della Terra stessa, e 10 volte più grande di qualunque buco simile mai scoperto o anche solo ipotizzato. I fisici dello spazio che hanno analizzato i dati concordano che questa crepa enorme nella corazza della Terra consentirebbe le tempeste geomagnetiche più intense mai viste, tempeste che ci investiranno con dosi di radiazione solare capaci di bruciarci gli occhi e la pelle, oltre alle nostre infrastrutture: tutto, dalle reti dell'alimentazione elettrica al sistema satellitare globale che gestisce le telecomunicazioni, il commercio, la sicurezza militare e l'applicazione della legge.
"Tale genere di afflusso [di particelle del vento solare potenzialmente pericolose attraverso questa gigantesca falla nel nostro schermo magnetico protettivo] è di un ordine di grandezza più elevato di quanto si sia mai ritenuto possibile"
riferisce Wenhu Li, fisico spaziale dell'Università del New Hampshire, che faceva parte del gruppo che ha analizzato i dati della NASA.
Jimmy Raeder, collega di Li, afferma:

Minimo solare profondo

In apparenza, la decisione di rinunciare a finanziare nel 2009 uno sviluppo della ricerca sulla meteorologia spaziale è stata un rischio calcolato. Da una parte, il sole è stato insolitamente attivo nel corso degli ultimi decenni, con numerosi eventi anomali.
"Dall'inizio dell'era spaziale, negli anni Cinquanta, l'attività solare è stata in generale elevata. Cinque dei cicli più intensi mai registrati si sono verificati negli ultimi cinquant'anni"
ha detto il fisico solare David Hathaway, veterano dell'osservazione della nostra stella dal Marshall Space Flight Center della NASA a Huntsville, Alabama.
Ma d'altro canto, il periodo che va dal 2008 a buona parte del 2009 ha visto un brusco calo dell'attività solare. Il modo più semplice e comune per stimare tale attività è mediante l'osservazione delle macchie solari, che in Cina gli astronomi contano da duemila anni; veri e propri disegni delle macchie effettuati da Galileo sono conservati negli archivi vaticani. Le macchie solari sono tempeste magnetiche di dimensioni planetarie sulla superficie del sole. Sono la sorgente delle EMC, come quella che causò l'evento di Carrington, oltre a essere all'origine della maggior parte dei brillamenti solari e dei getti intermittenti di radiazione ultravioletta. In base a tale misura, il 2008 fu pressoché inattivo; quasi tre quarti dell'anno furono senza macchie. Si deve risalire al 1913 per trovare un sole meno attivo. Nel primo quarto del 2009, poi, quasi il 90% dei giorni è stato privo di macchie solari, un minimo storico.
"Non siamo abituati a questo genere di calma. E' il sole più quieto che abbiamo visto in quasi un secolo"
aggiunge Hathaway.

Meteoropatia spaziale

Nonostante il fatto che gli scienziati siano concordi nel ritenere il 2012 l'anno in cui le tempeste solari raggiungeranno il culmine della violenza, con una posta così alta in gioco, si potrebbe pensare che ci siano legioni di esperti di meteorologia spaziale intenti a scrutare il cielo alla ricerca di segni di una catastrofe incombente, e che i più bravi e brillanti siano impegnati a individuare una possibilità - né più né meno - di salvare il mondo. Ma l'argomento principale al seminario del maggio 2008 che ha dato origine, come abbiamo visto, al rapporto della National Academy of Sciences è stata la difficoltà che si incontra a suscitare l'interesse del pubblico per la meteorologia spaziale. Stando a quanto riferisce Paul Kintner, professore di ingegneria elettrica e informatica alla Cornell University, gli studenti non si iscrivono ai corsi, e quando, in rari casi, un corso del genere è obbligatorio vi partecipano con gli occhi persi nel vuoto.

L'aeronautica militare, responsabile di tutte le attività statunitensi nello spazio, ha tentato di vincere questa indifferenza offrendo un'approfondita formazione in meteorologia spaziale a proprie spese, ma il numero degli esperti di previsioni in tale campo è ugualmente in costante diminuzione.
"Il dipartimento della Difesa si sta sforzando di incrementare il campionamento delle condizioni dell'ambiente meteorologico spaziale in vista dell'imminente massimo solare [del 2011-2012] e non solo" 
afferma il maggiore Herbert Keyser, del servizio meteorologico dell'aeronautica militare statunitense. Ma aggiunge anche:
"La competenza in fatto di meteorologia spaziale è una risorsa nazionale che sta rapidamente scomparendo".

L'evento di Carrington: la più violenta tempesta geomagnetica della storia

Sebbene la data non possa dire nulla alla maggior parte dei curiosi, il 2 settembre 1859 fu il giorno in cui la Terra fu colpita dalla più violenta tempesta magnetica mai registrata. E la cosa è destinata con ogni probabilità a ripetersi nel 2012, con un'importante differenza: questa volta la devastazione sarà colossale.

L'evento di Carrington, così chiamato in onore dell'astronomo dilettante britannico Richard Carrington che fu il primo a osservarlo e a darne una spiegazione, fu in realtà una doppietta di montanti consecutivi che colpirono la Terra nel corso di una settimana. La prima delle due imponenti eruzioni solari venne preannunciata intorno alla metà di agosto del 1859, quando una macchia insolitamente vasta comparve nella regione nordoccidentale della superficie del sole. Il 27 agosto questa eruttò espellendo una nube di plasma, cioè di gas ad alta densità di carica, grande come la luna. Simili esplosioni sono note come espulsioni di massa coronale (EMC).

Le EMC hanno solitamente la forma di cornetti, stando a quanto scoperto nel 2009 da STEREO, una coppia di sonde della NASA che affiancano il sole e fotografano queste esplosioni da punti opposti. Secondo Angelos Vourlidas del Naval Research Laboratory, che elabora modelli informatici per la missione STEREO, le EMC si formano in un modo che ricorda ciò che accade quando si ritorcono sempre più strettamente le estremità di una fune, finché nella parte centrale si crea un rigonfiamento. Invece di una fune, qui ad attorcigliarsi sono linee di forza magnetiche simili a "molle magiche" Slinky che escono dalle macchie solari. Alla fine, quando la torsione ha raggiunto un grado sufficiente, la spirale di plasma a forma di cornetto si libera di scatto e ruotando vorticosamente si allontana dal sole con una velocità di oltre un milione di chilometri orari, e questo è precisamente ciò che è accaduto nel caso dell'evento di Carrington.

Il primo cornetto cosmico dell'evento di Carrington colpì la Terra il giorno successivo. Il 28 agosto 1859, producendo alcune delle più belle aurore polari mai viste. Di norma le aurore boreali non si estendono fino all'Avana, a Cuba, ma questa volta fu così, e il cielo vi apparve macchiato di sangue e in fiamme.
Il 1° settembre 1859 il sole eruttò nuovamente, in modo ancor più violento.

Che cosa può significare una data?

La storia dimostrerà che il 2012 è d'importanza così fondamentale da segnare un nuovo inizio del Tempo, giustificando l'adozione di un calendario anch'esso tutto nuovo, che ricominci dall'Anno Uno. Com'è noto, un Anno Primo fu proclamato anche dopo la Rivoluzione francese. I calendari degli anni successivi al 1789 prevedevano settimane di dieci giorni, e rimasero in uso per oltre un decennio, finché Napoleone Bonaparte restaurò il precedente sistema gregoriano.

Se il 2012 sia destinato a riconfigurare il tempo in modo permanente o semplicemente a perturbarlo per una fase è questione su cui possiamo soltanto azzardare delle congetture. Per farci un'idea più precisa dell'importanza potenziale della data, è il caso di prendere in esame altri momenti della storia cui è stato attribuito un valore straordinario o nefasto, come l'Y2K, il 1° gennaio 2000, cui il 21 dicembre 2012 (21/12/12) viene spesso paragonato. L'Y2K fu un bidone, e tutti saremmo ben contenti se la favoleggiata data finale dei Maya si risolvesse nello stesso modo. Meglio fare una figuraccia che vedere il mondo andare in pezzi.

Guarigione globale


Abbiamo detto nell'ultimo post la chiamata della natura che sono all'opera numerosissimi movimenti umanitari e organizzazioni che provano a rispondere alle catastrofi naturali e alle malattie. Ora immaginate questa risposta moltiplicata in modo interreligioso e interculturale, libera dall'approccio punitivo ai crimini e alle violazioni, ma che ricorre a strumenti di guarigione e di recupero, guarendo anche le economie e le ecologie locali, creando comunità che sanno dialogare sui conflitti coltivando l'apprezzamento delle diversità.

Per alcuni è difficile immaginare un'evoluzione dell'umanità in questa direzione, perché la polarizzazione ha fissato su di sé la nostra attenzione e ci ha spinto alla frammentazione e alla divisione. Le dimensioni del potere dell'industria e delle spese militari possono paralizzarci e farci sentire impotenti, e la vuotezza della politica può spingerci al cinismo. Ma come un bocciolo che desidera aprirsi con tutte le su forze, l'umanità sboccerà.

Una grande confluenza. La chiamata della natura

Tuttavia, la forza dell'amore e del perdono non deve illudere che la via dell'umanità verso il futuro sia garantita da una realtà amorevole che vuole ricordarci la nostra capacità di vivere in armonia con le verità profonde. Sappiamo che coloro che infrangono il diritto internazionale, che tengono segregati i prigionieri senza possibilità di comunicazione, che torturano, che difendono i propri interessi economici a qualunque costo, che traggono profitto dalle guerre, che vendono armi letali a chiunque, che negano le libertà fondamentali e che, con totale disprezzo della vita umana, lanciano bombe sulla popolazione civile e sono pronti a usare anche ordigni atomici, ricorreranno a misure estreme, davvero estreme.
Sappiamo anche che la patologia della società si può diffondere più rapidamente di un incendio, con conseguenze disastrose. Ma la caratteristica dell'epoca attuale è che il mondo sta diventando sempre più interdipendente. Siamo entrati in un gioco globale irreversibile.
Qualunque sarà la portata del collasso o del cambiamento che emergerà dalle tensioni e dai conflitti prodotti dai cambiamenti climatici, dalle epidemie, dalla lotta per le risorse, dall'imperialismo culturale e dai fondamentalismi religiosi, sarà un collasso globale o un cambiamento globale.

Il tempo e la vita sulla terra stanno arrivando a una grande confluenza. La scienza dovrà collaborare strettamente con la spiritualità per favorire la trasformazione individuale, sociale e globale. Sia la scienza che la spiritualità avranno il compito di aiutarci a liberarci dai lati più distruttivi del nostro progresso, illuminando nello stesso tempo la natura della realtà. L'evoluzione ci indica che siamo sempre in trasformazione, anche se i principi profondi rimangono gli stessi. Più scopriremo questi principi e più impareremo a lasciar andare ciò che è transitorio e illusorio.Questo apprendimento collettivo è carico di sfide e di difficoltà, ma è una sfida a cui siamo pronti. Alcuni psicologi e neurologi affermano che il progresso, più che nelle conquiste intellettuali, consiste nella capacità di affrontare le sfide e superarle.

Una accelerazione nella coscienza collettiva

Non sappiamo con certezza quello che accadrà domani, né tanto meno negli anni a venire. Ma sappiamo:

  • Leggere nel nostro cuore e nella nostra mente
  • Vedere reciprocamente nei nostri occhi una capacità di compassione ancora integra
  • Nutrire la capacità di dire la verità di fronte alle sue terribili manipolazioni
  • Coltivare il perdono nei confronti di chi ha ferito o ha tentato di soffocare i nostri sogni
Vediamo inoltre che le persone maggiormente rivolte all'amore e alla riconciliazione non impongono la loro verità con la forza, ma hanno imparato ad esprimerla consentendo anche agli altri di sentire e di esprimere la propria. Vediamo ogni giorno persone che con la loro presenza trasmettono un'amorevolezza e una difesa della vita che invitano alla tolleranza, a fare spazio alle differenze e alla capacità di essere a proprio agio con le contraddizioni. Se guardiamo ancora meglio, vedremo che è una storia che si sta sviluppando all'interno della coscienza stessa e che sta trasformando il mondo dall'interno verso l'esterno.

Da questo luogo interiore, simile a un grande apparato radicale che cresce invisibile sotto la superficie, voi e tanti altri vi state accorgendo che nel mondo c'è molto più amore di quello riflesso dalle istituzioni o dai media. State diventando consapevoli, per esperienza diretta, che l'amore è al cuore dell'evoluzione ed è la fonte della guarigione.

Dalla punizione alla guarigione. La grande trasformazione

Quando le rudimentali categorie e morali di giusto e sbagliato vengono usate per razionalizzare la violenza, l'aggressione e l'oppressione, la dualità diventa il principio organizzatore della polarità che si esprime nell'inclusione e nell'esclusione. L'altro viene accusato e, dopo averne stabilito la colpa, si passa alla punizione. I buoni vengono ricompensati e i cattivi puniti senza un profondo esame delle cause.
Nell'attuale visione del mondo è come se i cattivi spuntassero fuori dal nulla, senza nessun rapporto causale con gli altri salvo la loro stessa cattiveria. Questo rozzo dualismo serve solo a perpetuare il potere di chi ha interesse a mantenere lo status quo. Il vero atteggiamento trasformativo non è guidato da categorie artificiosamente stabilite di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma va a vedere chi è più profondamente ferito e in che modo potrebbe trovare la guarigione. E' innegabile che le ferite provochino comportamenti patologici pericolosi, le prove sono ovunque, ma identificare la causa di questi comportamenti in una "cattiveria" che va soltanto punita o che grida vendetta, di certo non li risolve.

Se il paradigma punitivo e polarizzato giusto-sbagliato viene sostituito dal paradigma ferita-guarigione, l'atteggiamento giudicante decade, perché non ci interessa più stabilire chi è migliore e chi è peggiore, ma l'interesse va a ristabilire l'equilibrio, a riconciliare le differenze e a recuperare la salute. Riuscite a vedere come tutta la visione del mondo su cui si fonda la società e come tutti i rapporti internazionali cambierebbero, e sarebbero irreversibilmente trasformati, da un orientamento rivolto alle strategie di guarigione? Quando arriverà il giorno in cui il requisito principale dei leader e delle persone che coprono cariche pubbliche sarà la capacità di lavorare per la guarigione e di impegnarsi in un dialogo di reale riconciliazione che superi l'ostilità per arrivare alla collaborazione e al perseguimento di obiettivi comuni?

Oltre la soglia del 2012

Riflettete sulle seguenti affermazioni:
Per quanto attualmente negativo, ed estremamente negativo, il corso dell'evoluzione umana potrebbe essere vicino a un cambiamento che realizzi i nostri sogni più grandi e più profondi. Proprio qui e proprio adesso, sull'orlo dell'abisso, abbiamo una reale possibilità che dentro di noi siano in gestazione la creatività e il potere necessari per trasformare le nostre credenze più disfunzionali. Davanti a noi potrebbe esserci l'allineamento della vita interiore con l'azione esteriore e l'emersione del quadro di una realtà condivisa dalla scienza e dalla spiritualità.

Non potete vantare le straordinarie capacità umane e le stupefacenti scoperte della fisica quantistica, assieme all'affermazione del fatto che siamo noi a creare la nostra realtà, se non siete consapevoli della vostra connessione con l'enorme ferita della natura e con l'enorme sofferenza dell'umanità. Non è l'incubo di qualcun altro, è il nostro. Perciò vi chiedo: se vedete senza tirarvi indietro la dolorosa verità di tutto ciò che ci opprime in questo momento della nostra storia collettiva, riuscite anche a vedere perché molti guardano al 2012 e oltre con ottimismo? Riuscite a vedere questo incubo e i segni di un risveglio collettivo? L'unico modo per comprendere davvero la realtà è vedere che non è divisibile, che è fatta di buio e di luce, di amaro e di dolce. Il tempo rivela la vera natura delle cose, perché il tempo è un processo inalterabile che ci fa vedere le cose nella loro realtà e non solo come appaiono in un particolare momento.

2012: Il giorno del rendiconto

Nonostante il tempo sia un concetto assoluto e non soggettivo, per tutti i suoi intenti e i suoi obiettivi, il nostro mondo è organizzato attorno a questo fatto: il tempo universale è ignorato e si guarda soltanto al tempo sociale, all'orologio che scandisce l'indice Dow Jones, il tasso di crescita economica, il ritmo delle fusioni e delle acquisizioni che in molti casi strozza l'economia di intere nazioni. Il tempo sociale corre a una velocità tale che siamo sempre più stanchi e stressati, impossibilitati a reggere i ritmi che la società ci richiede. Ci sforziamo di tenere assieme la nostra vita, ma siamo sempre più "schizzati". Più siamo fuori centro e più anche il mondo perde il suo equilibrio, e la nostra mancanza di un giusto ritmo ci condanna collettivamente a una corsa contro il tempo che è insostenibile e intollerabile. E' una corsa che non possiamo vincere, perché il tempo e il significato della vita non si possono comprimere nello stretto bocchettone dei fini egoistici così furiosamente perseguiti.

Così come non abbiamo organizzato collettivamente la società attorno a verità più grandi che determinano e definiscono l'intera esistenza umana, non abbiamo ancora raggiunto il punto critico rispetto alla piena comprensione delle disastrose conseguenze della furiosa ricerca collettiva di ristretti interessi egoistici. Ma è consolante il fatto che sempre più persone si stanno svegliando alla verità che, dopo avere divorato il nostro habitat con voracità illimitata e spesso inconsapevole, oggi ci viene presentato il conto. La cosa è sotto gli occhi di tutti: una percentuale sufficiente dell'umanità si risveglierà in tempo? Che cosa la farà risvegliare? In che modo cambierà?

Conoscere la realtà attraverso i misteri del tempo

La vita è fatta di ritmi e di cicli. I cicli di gestazione, maturazione e dissoluzione sono il nucleo stesso dell'esistenza e il cuore del nostro universo mitico. Rituali e "cerchi" mitici sono improntati al mistero del tempo.

Ma i misteri del tempo non sono impenetrabili. Coloro che ne hanno decifrato i grandiosi schemi e la maestosità cosmica, dai saggi dell'antichità ai saggi e ai detentori di saggezza dei nostri giorni, hanno compreso che il tempo diventa illusione se viene separato dal significato e dallo scopo della vita. Per immergerci nei misteri del tempo dobbiamo immergerci nei misteri della vita. Per farlo, ci dicono i saggi, dobbiamo conoscere la realtà.

Semi del futuro - Prepararsi alla Grande Svolta

Tra le benedizioni possibili che arriveranno con l'avvento del 2012, Joanna R. Macy annovera le ricerche che, assieme ad altri, sta conducendo sul mistero del tempo. Attraverso pratiche come quella del "tempo profondo" ridà vita al collegamento con le generazioni del passato e del futuro, e apre le vite così frettolose e frammentate a una dimensione temporale molto più ampia. In loro stessi sentono presenti gli antenati che gli hanno trasmesso la vita e i discendenti di cui portano i semi.

Queste pratiche, base dei seminari della Macy, hanno prodotto nel 2007 un evento straordinario. In Australia, dove il tempo del sogno è ancora una realtà per gli aborigeni che li hanno ospitati, decine di persone si sono incontrate per dedicare un intero ciclo lunare all'immersione nel tempo profondo. L'evento si chiamava "Semi del futuro - Prepararsi alla Grande Svolta".

Le 3 dimensioni della Grande Svolta

La terza rivoluzione dell'avventura umana non è solo una possibilità: è un fenomeno reale, già presente e multiforme. La Grande Svolta è come una lente d'ingrandimento attraverso cui vedere meglio le dimensioni della rivoluzione in atto. Questa lente è indispensabile, perché ci fa vedere interventi che sono ignorati o distorti dai media controllati dal mondo della finanza. Come dice Gil Scott-Heron, "la rivoluzione non va in televisione". Non è certo interesse delle industrie, e dei governi che le sostengono, far sapere che vengono sfidate e soppiantate da iniziative che partono dalla base.

Queste iniziative stanno sorgendo ovunque, come fili d'erba tra le macerie di una civiltà ormai disfunzionale. La lente d'ingrandimento della Grande Svolta rivela iniziative di carattere molto diverso: dall'utilizzo dell'energia eolica alle azioni legali contro i brogli elettorali, agli interventi di navi di attivisti in difesa delle balene. E' importante conoscere le tre dimensioni di questa transizione, perché ci fanno vedere meglio la natura della Grande Svolta e la parte che possiamo svolgere in essa. Anche se verranno esposte in sequenza, in realtà non costituiscono una sequenza e non hanno un ordine diverso di valore. Agiscono in sinergia e si rafforzano reciprocamente.

La prima dimensione

Il quadro globale della Grande Svolta

Tra gli innumerevoli problemi sociali e ambientali che competono per avere la nostra attenzione, possiamo sceglierne alcuni in particolare e impegnarci in loro nome con coraggio e dedizione. Le forze contro cui dobbiamo lottare sembrano così potenti e il tempo a nostra disposizione così breve che è facile avere paura che i nostri sforzi siano troppo isolati per produrre dei veri effetti. Tendiamo a cadere nello stesso pensiero a breve termine che intrappola la nostra economia.

La Grande Svolta ci invita a sollevare gli occhi dalla visione ristretta del pensiero a breve termine per vedere il quadro globale. E' una notevole differenza vedere i nostri sforzi come parte di un più ampio progetto, un cambiamento epocale commisurato alla crisi a cui siamo di fronte. Come molti hanno osservato, è in atto una rivoluzione paragonabile per importanza alla rivoluzione agricola del tardo Neolitico e alla Rivoluzione industriale degli ultimi due secoli. Mentre la società industriale inizia a sfuggire al nostro controllo, si profila la terza rivoluzione, chiamata rivoluzione ecologica, rivoluzione per la sostenibilità o Grande Svolta.
Scrive William Ruckelshaus, ex direttore delle'EPA, l'agenzia governativa statunitense per l'ambiente, che mentre le prime due rivoluzioni
"furono graduali, spontanee e in gran parte inconsapevoli, la terza richiede una partecipazione cosciente... Se lo faremo, sarà un'impresa assolutamente unica nella storia dell'umanità".

La Grande Svolta... e il calendario ricomincerà


Che cosa significa vivere in un momento di crisi e di possibilità globale?

Pensare alla Grande Svolta mi ricorda che non posso salvare il mondo da solo e che serve qualcosa di più grande della mia piccola possibilità di intervento: allontanare i militari dalla scuola dove va mio figlio.
- Attivista anti-reclutamento di San Francisco

Vedere il mio lavoro nel contesto della grande virada mi riempie di forza.
- Consulente aziendale in Brasile

Sono felice di spiegare ai bambini del nostro eco-campo che il loro programma di protezione della natura fa parte del die grosse Wandlung e che anche loro ne fanno parte.
- Insegnante della Foresta Nera, Germania

Sto vedendo el gran cambio proprio qui a Barcellona e nello stesso tempo mi sento collegato agli attivisti di tutto il mondo. Mi sento meno isolato.
- Organizzatore di comunità in Spagna

A grande virada, die grosse Wandlung, el gran cambio... Dovunque Joanna R. Macy vada, con qualunque gruppo lavori, la Grande Svolta è uno schema concettuale che nota essere sempre più diffuso. Indica la transizione dalla civiltà industriale a una civiltà favorevole alla vita. Indica il cambiamento da un'economia autodistruttiva a un'economia in armonia con la terra e sostenibile in futuro. Include tutto ciò che si sta facendo per onorare e rispettare la vita sulla terra.
E' la più grande avventura dei nostri tempi.

Cerca nel blog

Ricerca personalizzata

Indice dei post

Indice dei post
Clicca sul libro

Lettori fissi

Visualizzazioni totali

Blog Archive