2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Iside e l'Albero della Vita: riflessioni sull'allineamento galattico e sulla via del ritorno della Qabbala (Parte 1)

Auset, nehas em her ab un
Iside, risvegliati nei nostri cuori
A-un akh-akh- ar-et pafi [e]mtun ami ari Kheperu ar Hru
Apri la camera delle stelle per guidare la nostra trasformazione in Horus

La figura in alto riporta una bellissima preghiera del papiro di Ani in cui gli adepti supplicano Iside, madre universale e depositaria dei sacri misteri, di risvegliarsi nel loro cuore e di aprire la camera delle stelle. Da una prospettiva simbolica la camera delle stelle, o trono di Iside, è la Via Lattea e il centro galattico. A un altro livello corrisponde alla ghiandola pineale e all'occhio della gnosi (la conoscenza diretta) dell'alchimia taoista (scopri il ruolo che ha la ghiandola pineale nell'evoluzione umana). Nella tradizione tantrica indo-tibetana è il terzo occhio, l'occhio della saggezza o della dakini. E' l'occhio interiore segreto che vede durante i sogni e le visioni, che vede al di là dei veli della realtà materiale.

Nella tradizione qabbalista, la camera delle stelle è la sefirah nascosta, Da'at, la conoscenza contenuta nel pilastro centrale dell'Albero della Vita, simbolo dell'asse del mondo. Da'at è il ricettacolo dell'energia della Shakti/Shekhina che scende dalle tre prime sefiroth: Keter, la corona di Dio, pura e assoluta essenza; Hokhmah, la saggezza, la gnosi intuitiva istantanea; e Binah, la comprensione, l'intelligenza creatrice. Come una radiosa corona di luce attorno alla testa, questa trinità di sefiroth canalizza la luce divina nel centro pineale/camera delle stelle. Comunque venga chiamata (Da'at, centro pineale, camera delle stelle) è la porta all'unione della Shakti e di Shiva, della Shekinah e dell'Uno Santo, sia egli benedetto, dell'umano e del divino. Quando entriamo nella camera delle stelle, il velo si squarcia e incontriamo la grande dea Iside in tutto il splendore, faccia a faccia con la sua divina realtà.

Horus, il Sole figlio di Iside e Osiride, la stella che illumina il nostro mondo, rappresenta anche il punto della vivificazione interiore, in cui la spinta verso l'illuminazione in questa vita eclissa tutti gli altri desideri. E' interessante notare che, con la nascita di Horus, il numero degli dèi nella cosmologia heliopolitana dell'antico Egitto salì da 9 a 10, numero sacro che simboleggia il completamento e il ritorno all'inizio. Infatti, attraverso l'apertura della camera delle stelle di Iside, e la spinta verso la completa integrazione rappresentata da Horus, viene realizzata l'aspirazione alla riunificazione con la sorgente suprema.
Iside viene spesso rappresentata mentre tiene in mano l'ankh, il simbolo della luce spirituale universale manifestata nella sua dualità. Come rivelano i papiri e le statue egizie, è attraverso l'ankh che l'energia vitale Shakti/Shekhina viene trasmessa:
Akh: la luce spirituale.
La N (in alto) indica la dualità in movimento.
Aggiungendo ad akh la lettera N si ottiene ankh:
la luce nella manifestazione
Nella figura più in basso possiamo vedere come come l'ankh fosse una precedente rappresentazione dell'Albero della Vita. L'Albero della Vita è il geroglifico, o simbolo composito, al centro degli insegnamenti della Qabbala. Attraverso la contemplazione dei simboli di Iside, dell'Albero della Vita qabbalistico e del sistema indiano dei chakra, possono emergere delle intuizioni sulla natura dell'allineamento galattico. Ma, per decifrare queste intuizioni, occorre tenere presente l'antico insegnamento egizio "come in alto, così in basso" (insegnamento che ritroviamo anche nella spiegazione del calendario maya), detto anche Anthropocosmo. Ciò che si manifesta nel mondo esterno, si manifesta anche sulla terra e nelle dimensioni interiori del nostro essere.
L'ankh, l'Albero della Vita, e l'ankh come Albero della Vita

Nella Tavola smeraldina, attribuita al grande saggio egiziano Ermete Trismegisto, si legge:
"E' vero senza menzogna, certo e verissimo. Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una. E poiché tute le cose sono e provengono da una, per la meditazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento".
Ogni parte grande o piccola della nostra realtà contiene un modello, o struttura portante, che ripete il macrocosmo nel microcosmo. Come scrive il grande studioso ebraico Rabbi Adin Steinsaltz:
"L'uomo si può quindi vedere come un simbolo o un modello dell'essenza divina, poiché la sua struttura esterna e interna manifesta i rapporti e i diversi aspetti della suprema essenza".
L'ankh, l'Albero della Vita e il sistema dei chakra sono tutte rappresentazioni simboliche di questo modello universale. Ognuna ha caratteristiche sue proprie, ma l'elemento comune, e il più importante nel contesto dell'allineamento galattico, è il pilastro centrale, lo djed degli Egizi, la via dell'emanazione e del ritorno alla divina sorgente.

Osservando l'Albero della Vita troviamo alla sua base la sefirah Malkhut, il regno della Shekhina, l'ultimo ricettacolo e la completa materializzazione della luce e dell'energia della sorgente primordiale. Al di sopra troviamo Yesod, la luna; il regno delle emozioni, della sessualità, del flusso e riflusso dell'energia lunare. Sopra Yesod, Tiferet, il sole, il regno della bellezza, il principio armonizzante e il fondamento del buono, del vero e del compassionevole. Sopra Tiferet, Da'at, la sefirah nascosta, l'abisso, il centro della galassia e la sede della gnosi. Infine, a coronamento della creazione, Keter, l'assoluta trascendenza e la suprema unità oltre la dualità. Nel momento dell'allineamento galattico, il 21 dicembre 2012, la Terra (Malkhut), il Sole (Tiferet) e il centro della galassia (Da'at) saranno perfettamente allineati lungo l'asse centrale dell'Albero della Vita. Questo allineamento preannuncia un momento di immense opportunità per il genere umano.

Secondo gli insegnamenti qabbalistici di Isaac Luria, quando la luminosa radianza della Shekhina scaturì dalla sorgente divina, le sefiroth, i contenitori simbolici dell'Albero della Vita, non poterono contenere del tutto la forza di questa luce. Ripiene della divina radianza, le prime tre sefiroth (Keter, Hokmah e Binah) rimasero intatte, ma le altre sette si ruppero e la luce si frantumò in scintille. Queste scintille precipitarono, attraverso il vuoto metafisico, nel Sitra Achra, l'altra parte, compenetrando il mondo di Malkhut, l'azione e la realtà materiale, e il mondo della Shekhina. Come falene attratte dalla fiamma, queste scintille attrassero strati e strati di involucri/gusci chiamati kelipoth. Tali involucri oscurarono la luce e la saggezza della sorgente primordiale.

Continuiamo il viaggio nel mito di Iside e l'Albero della Vita nel prossimo post.

0 commenti:

Posta un commento

Related Posts with Thumbnails

Cerca nel blog

Ricerca personalizzata

Indice dei post

Indice dei post
Clicca sul libro

Lettori fissi

Visualizzazioni totali