2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Trasformare le relazioni nel 2012

Se dividiamo il mondo in bene e male, il conflitto e le nevrosi sono inevitabili, perché ancora la nostra energia viene divisa. Ogni volta che ci gonfiamo d'orgoglio perché abbiamo detto "no" a un pasticcino alla crema, o che compiacciamo il nostro partner a sperare dei nostri veri sentimenti, ci inchiniamo alla vecchia cosmologia. Tentare di essere buoni nasce da un modo di pensare dualistico basato sul giudizio e sull'amore condizionato. Alimenta il senso di essere nel giusto, il che significa che qualcuno ha "ragione" e qualcun altro ha "torto", che una parte di sé è nel giusto (il giudice interiore) e un'altra parte è sbagliata o cattiva (i nostri sentimenti, pensieri e desideri). Questo conflitto interiore si rispecchia nelle relazioni con gli altri. La nostra divisione interna proietta la nostra ombra sugli altri. E' questa la radice delle guerre, del terrorismo, dei genocidi, del razzismo, del sessismo, delle faide familiari, della fazioni religiose, dei capri espiatori e della maggior parte delle difficoltà relazionali. Come scrive Carl Jung:
"Il problema di quest'acutizzazione degli opposti... [va] osservato alla luce della regola psicologica sopra accennata: quando un fatto interiore non viene reso cosciente, si produce fuori, come destino. Ossia, quando il singolo rimane indiviso e non diventa cosciente del suo antagonismo interiore, il mondo deve per forza rappresentare quel conflitto e dividersi in due".
Questa dinamica è responsabile di gran parte dell'infelicità del mondo e blocca la naturale capacità di amare on cuore aperto e di parlare sinceramente, senza sensi di colpa o atteggiamento difensivi.

Gandhi diceva che dobbiamo essere il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo. Poiché l'energia è tutta interconnessa, a livello energetico siamo tutti una cosa sola. Ciò che siamo ha un impatto molto maggiore di ciò che diciamo o facciamo. Essere amorevoli nei confronti degli altri e in pace con noi stessi contribuisce a diffondere amore e pace nel mondo. La nostra energia irraggia molto al di là della nostra esistenza personale, come onde che si allargano sulla superficie dell'acqua. Se invece siamo critici e negativi, anche nel privato della nostra mente, è questa energia che viene emessa nel mondo, così come il mondo che ci circonda viene influenzato dall'amore, dalla gioia, dalla pace, dalla creatività e dalla visione.
Ciò non deve essere una scusa per accusarci se attraversiamo un momento difficile, se ci sentiamo negativi, arrabbiati, disperati o impauriti. Reagire in questo modo equivale a ricadere nella vecchia cosmologia. Un elemento fondamentale dell'amare se stessi consiste nell'accettarci così come siamo, in qualunque modo siamo, abbracciarci e dire "sì" a qualunque cosa. Il paradosso è che non possiamo cambiare se facciamo opposizione a quello che è. Opporci significa fare resistenza e la resistenza blocca lo scorrere dell'energia. Dobbiamo accettare quello che abbiamo di fronte per poter aprire la porta al cambiamento, che si tratti di un'emozione negativa, di una situazione che percepiamo come difficile o dolorosa, del comportamento degli altri o di qualcosa che accade nel mondo. Dire "sì" allenta la nostra resistenza. Il nostro amore deve essere incondizionato. La tolleranza non è amore, l'approvazione non è amore, la dipendenza non è amore. L'amore guarisce e trasforma tutto, ma deve essere selvaggio, altrimenti non è amore.

Possiamo amare solo quando sappiamo di andare bene così e quando vogliamo la felicità. Non possiamo amare se ci stiamo sforzando di essere buoni. Il mondo del giudizio ci tiene imprigionati nell'io e così possiamo solo assoggettare gli altri o farci assoggettare. Se cerchiamo di compiacere gli altri a causa del nostro segno di indegnità, stiamo cercando di "guadagnarci" l'amore sacrificando il nostro vero sé. Se irradiamo colpa e insicurezza, queste emozioni verranno riflesse nei nostri rapporti. Se ci sforziamo di essere buoni identificandoci con il dio giudicante interiore diventiamo critici e controllanti nei confronti degli altri, li riteniamo responsabili di come ci sentiamo e cerchiamo di costringerli a essere in base alla nostra idea di come dovrebbero essere. In tutto ciò non c'è amore né intimità.

Se al contrario tendiamo alla felicità, emaniamo vibrazioni di autoamore, autostima e autoapprezzamento che, riflettendosi nelle nostre relazioni, le rendono più profonde, più gioiose e più autentiche. In altre parole, tutto ciò che ci è stato insegnato sul significato dell'amore (sacrificio di sé, mettere prima gli altri, compiacere gli altri a spese del nostro vero sentire e della nostra autenticità, o sentirci in diritto di pretendere che gli altri si comportino come noi vorremmo) in realtà ci allontana dalla relazione amorevole e ci chiude nella tenebrosa prigione della co-dipendenza. Ci porta in direzione di un assoggettamento dell'amore che innesca i circoli tossici del controllo e del sacrificio, del biasimo e della colpa. Assoggettare l'amore sgretola la nostra consapevolezza e soffoca il nostro potenziale. Ci tiene in ostaggio della vecchia cosmologia. 

Un elemento importante del grande risveglio è l'attuale transizione culturale dall'amore assoggettato all'amore selvaggio, dalla psicologia limitata dell'ego alla consapevolezza multidimensionale del Sé. Il risultato di questa transizione è che i rapporti interpersonali sono attualmente nel caos. L'alto numero di divorzi e le famiglie allargate non sono necessariamente un fenomeno negativo. Come rivela la terapia familiare, i modelli familiari disfunzionali tendono a trasmettersi di generazione in generazione. I bambini diventano individui adulti che scambiamo per amore ciò che hanno ricevuto nell'infanzia, perché è l'unica cosa che conoscono. Nell'età adulta sentono di dover rimanere "leali" a rapporti altrettanto disfunzionali, e la catena della sofferenza continua. Forse la capacità di lasciar andare le relazioni limitanti è indispensabile per sciogliere i vecchi modelli relazionali e dare alle nuove generazioni opzioni fresche e maggiore libertà. Un elemento importante nel risveglio spirituale sta forse nell'abbandonare le nostre vecchie sicurezze per creare modelli relazionali più sani. Se è così, dobbiamo smettere di considerare la fine di un matrimonio come un fallimento. Molte della relazioni meno buone che esistono sono quelle che durano da decenni.

Marianne Williamson scrive che il matrimonio diventa spesso "una prigione fondata sulla colpa e sul possesso", un'agghiacciante descrizione dell'amore assoggettato. Assoggettare l'amore ci imprigiona nella paura, nella colpa, nel controllo e nel conformismo, rendendoci molto meno intelligenti di quello che siamo realmente. Ma ora stiamo superando il vecchio modello dell'amore e dell'impegno, con le sue richieste, la possessività e il "diritto" al possesso, e stiamo creando nuovi modelli di amore selvaggio. Siamo in cerca di un amore più grande che ci consenta di espandere la nostra coscienza e di esprimere la nostra creatività e il nostro potenziale d'amore, un amore che ci renda liberi di essere ciò che siamo davvero.

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