2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Che cosa vogliamo dalla nostra vita? L'importante è che stiamo bene noi. E gli altri?

Non molto tempo fa, nella mia buca delle lettere arrivò un opuscolo. Iniziava dicendo: "In un mondo impazzito..." e terminava con un'offerta di abbonamento a una rivista alternativa. Era un'abile operazione commerciale, perché molte persone avrebbero sentito che parlava proprio a loro. Possiamo avere tendenze politiche, economiche e ambientalistiche diverse, ma tutti siamo d'accordo sul fatto che viviamo in un mondo impazzito. Per alcuni il problema fondamentale è il terrorismo e pensano che potranno stare tranquilli solo quando "l'ultimo terrorista sarà annientato". Altri vedono le cause del problema in un imperialismo cieco e arrogante, risolvibile attraverso un cambiamento di governo. Altri accusano la perdita dei valori morali e vendono la soluzione nel recupero del valore della famiglia. Altri puntano il dito contro il degrado ambientale: pompiamo una robaccia sporca fuori dalla terra alla massima velocità e tutta l'economia si basa su questa robaccia che prima o poi finirà. E dopo? Altri pensano (e hanno ragione) che bruciare nell'atmosfera questa robaccia nera e appiccicosa, che sia destinata a esaurirsi o no, sta riscaldando l'atmosfera a una tale velocità che ci stiamo condannando da soli all'estinzione. Quelli appena descritti sono solo alcuni dei possibili modi di considerare un mondo impazzito.

Come se non bastasse, uno studio pubblicato nell'inverno del 2006 rivela che il 50% della ricchezza mondiale è in mano al 2% della popolazione mondiale e un altro 40% all'1%. Immaginate un pranzo di Natale in cui siete a tavola con parenti e amici, ma ognuno pranza con il proprio cibo.
Il vostro piatto è pieno di ogni ben di Dio. Davanti avete bicchieri di forma diversa per diversi tipi di vino solo per voi. Su un carrello è in bella mostra una fila di dolci tutta per voi. Le persone che vi siedono accanto non se la passano così bene: festeggiano con cibi pronti comprati in rosticceria. Al posto di vino bevono Coca-cola. Un po' più in là, altri invitati se la passano ancora molto peggio: forse un po' di pane, qualche brodaglia e semplice acqua (magari contaminata). Altri ancora non hanno assolutamente niente. Vi godereste il vostro pranzo natalizio in queste condizioni? Certamente no, non potreste non condividere quello che avete con gli altri. Che alcune persone della stessa famiglia abbiano tutto e altre non abbiano niente è una follia. Eppure riteniamo che sia un modo accettabile di vivere in termini di grande famiglia umana.

A una visione superficiale, sembra che tutti i nostri problemi siano scollegati gli uni dagli altri. Dobbiamo risolvere il problema del terrorismo, eleggere governanti sani di mente, fermare il riscaldamento globale, trovare nuove fonti di energia alternativa, ridurre l'inquinamento e placare il mostro insaziabile del consumismo, se vogliamo sopravvivere. Cerchiamo di risolvere tutti questi problemi separatamente e l'unica cosa che sembrano avere in comune è che non sappiamo come fare.
Albert Einstein diceva:
"Non è possibile risolvere un problema con lo stesso stato di coscienza che l'ha prodotto".
Quindi, se i vari problemi che affliggono il pianeta sembrano indipendenti e scollegati, dall'altro sono sintomi di uno stato collettivo di coscienza che non è più funzionale.

Qual è lo stato di coscienza che siamo giunti a considerare normale, anche se il cuore continua a non accettarlo? I maiali grugniscono, i cani abbaiano, i pinguini dondolano... e gli uomini, che cosa fanno? Qual è la condizione per difetto dell'essere umano? La maggior parte di psicologi, insegnanti, scrittori e barbieri concorda sul fatto che la coscienza umana è caratterizzata da un innaturale senso di separazione, una divisione tra "io" e "non io". Ci comportiamo come se le sorgenti del pensiero in noi e negli altri fossero cose diverse, e quindi come se fossimo tutti separati dall'unica fonte, il divino. Da questo senso di separazione nasce tutto ciò che il cuore aborrisce: la violenza sui bambini, la violenza nelle famiglie, la menzogna, l'inganno, il degrado ambientale, la guerra. Tutto ciò nasce dal senso di separazione tra "me" e "loro", tra "me" e "il pianeta".

Sentendoci separati dalla vita, il nostro rapporto con il mondo è fondato sul desiderio. Sentiamo continuamente che ci manca qualcosa: se riuscissimo ad ottenere quello che ci manca dal mondo esterno, finalmente saremmo a posto. Questo è lo schema mentale che alimenta il nostro modello economico globale. E' così che diventa possibile vendere sempre più cose a sempre più persone.
"Sentite che vi manca qualcosa? Certo, quello che vi manca è questo nuovo modello di barbecue. Guardate come sono felici le persone nella foto: hanno comprato il nuovo barbecue. Se volete essere felici, compratelo anche voi..."
Se non è il barbecue è un nuovo modello di auto, una nuova casa, una nuova vacanza. Provando questo continuo senso di mancanza continuiamo ad accumulare e a trattenere le cose, e così il flusso non scorre.

7 commenti:

Creazioni Emanuela.D ha detto...

il vero problema sta : ESSERE o avere ,prima di amare dobbiamo conoscere l´amore,quindi da dove si comincia,amare o conoscere? conosciuto il vero AMORE potremo semplicemente Amare. ama il prossimo tuo.come? a te stesso,il conoscere vuol dire avere.a chi? avere te stesso,dopo potro´amare senza ostacoli.il tutto diviene semplice e naturale. AMORE...amo RE.. amo il RE . lunga vita al RE .chi e´il RE? io SONO.e il resto vien da se!!!!!!!!

2012ladistruzione ha detto...

illuminante!

Creazioni Emanuela.D ha detto...

spero proprio che tutti accendiamo la nostra lampada,cosi finalmente potremo vedere cio che non abbiamo piu visto !!! da quando abbiamo scelto di autolimitarci per giocare in questa dimensione.un abbraccio!!!!!

Anonimo ha detto...

Dal momento che nulla avviene per caso e il libero arbitrio é proporzionato al nostro sviluppo animico,crescendo,quindi,con la nostra Consapevolezza,ritengo che stiamo raccogliendo cio' che abbiamo seminato nelle nostre numerose incarnazioni.Questo rientra perfettamente nell'economia cosmica che,nella sua perfezione,non lascia spazio a errori o sprechi.In
sostanza,ciascuno di noi sta vivendo cio' di cui ha esattamente bisogno per crescere qui e ora.Ricordate che noi siamo Spiriti,ovvero pure coscienze direttamente emanate da Colui Che E',rivestiti da strumenti energetici temporanei,i cosiddetti corpi,con i quali "scendiamo" liberamente nell'illusione della dualità per tornare arricchiti alla Sorgente dopo aver ritrovato il Bene,ossia L'AMORE,per mezzo del Male,il suo apparente,in quanto non di per sè sussistente,contrario.Tutto è necessario per il nostro bene superiore,la nostra Umanità non è ancora compiuta,ma molte Scintille brillano!
Vi irradio di LUCE e AMORE.

2012ladistruzione ha detto...

interessante il tuo contributo, ma ora ho una domanda: secondo te la coscienza è presente nel momento in cui lasciamo il corpo per tornare spiriti oppure l'essere spiriti non può contemplare la presenza di una coscienza?
secondo me questo è un tema importante su cui riflettere

Anonimo ha detto...

Noi siamo per definizione Coscienze.I corpi energetici di cui ci rivestiamo costituiscono l'ANIMA,l'intermediario con il FISICO,che appare come EGO (IO SONO)e ci permette di riconoscerci come individualità.L'EGO SUPERIORE (corpo CAUSALE) ci determina per tutto il ciclo incarnativo (il Samsara),mentre L'EGO INFERIORE e la personalità(costituiti dai corpi:FISICO-ETERICO-ASTRALE-MENTALE)si dissolvono con la morte fisica,anche se in tempi diversi,per tornare ai loro piani di appartenenza.Quindi,finché continueremo a "manifestarci",intendo su piani piu' sottili del fisico,manterremo una separazione,anche se sempre meno evidente,dal TUTTO,ma non avremo piu' una personalita',fino a diventare le stesse leggi cosmiche;da contenitore,diventeremo contenuto.Al momento attuale non intuisco quale possa essere lo stato di un puro spirito privo del corpo CAUSALE,forse un'energia potenziale immanifesta eternamente curiosa di autoconoscersi!

Blogger ha detto...

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