2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Che cosa vogliamo dalla nostra vita? L'importante è che stiamo bene noi. E gli altri?

Non molto tempo fa, nella mia buca delle lettere arrivò un opuscolo. Iniziava dicendo: "In un mondo impazzito..." e terminava con un'offerta di abbonamento a una rivista alternativa. Era un'abile operazione commerciale, perché molte persone avrebbero sentito che parlava proprio a loro. Possiamo avere tendenze politiche, economiche e ambientalistiche diverse, ma tutti siamo d'accordo sul fatto che viviamo in un mondo impazzito. Per alcuni il problema fondamentale è il terrorismo e pensano che potranno stare tranquilli solo quando "l'ultimo terrorista sarà annientato". Altri vedono le cause del problema in un imperialismo cieco e arrogante, risolvibile attraverso un cambiamento di governo. Altri accusano la perdita dei valori morali e vendono la soluzione nel recupero del valore della famiglia. Altri puntano il dito contro il degrado ambientale: pompiamo una robaccia sporca fuori dalla terra alla massima velocità e tutta l'economia si basa su questa robaccia che prima o poi finirà. E dopo? Altri pensano (e hanno ragione) che bruciare nell'atmosfera questa robaccia nera e appiccicosa, che sia destinata a esaurirsi o no, sta riscaldando l'atmosfera a una tale velocità che ci stiamo condannando da soli all'estinzione. Quelli appena descritti sono solo alcuni dei possibili modi di considerare un mondo impazzito.

Come se non bastasse, uno studio pubblicato nell'inverno del 2006 rivela che il 50% della ricchezza mondiale è in mano al 2% della popolazione mondiale e un altro 40% all'1%. Immaginate un pranzo di Natale in cui siete a tavola con parenti e amici, ma ognuno pranza con il proprio cibo.

Il karma del nuovo mondo

Nonostante la fine del Lungo Computo non possa coincidere in termini astronomici con la mezzanotte zodiacale (come abbiamo visto nel post precedente), dal punto di vista dello zodiaco il Lungo Computo può fornirci interessanti informazioni. La fine del tempo secondo il calendario maya non è la fine del Kali yuga, l'era dell'ignoranza, della violenza e della depravazione umana, e nemmeno l'alba dell'Età dell'Acquario, ancora lontanissima nel tempo, ma indica comunque un momento speciale nello schema generale delle ere zodiacali, segnalando forse un punto di svolta critico per la civiltà occidentale. I dolmen europei sono sentinelle di pietra grezza, non lavorata, erette nella preistoria per misurare il tempo celeste. Le stele dell'America centrale sono pietre lavorate e incise con date calendariali in epoca storica (a Izapa attorno al 250 a.C., secondo John Major Jenkins). Si tratta quindi di strumenti diversi che contengono messaggi diversi. Le stele mesoamericane recano un pesante carico di karma storico.

Come tutti i manufatti culturali delle Americhe, il Lungo Computo maya è diverso dai metodi di computo del tempo del vecchio mondo. In Mexico Mystique, uno dei primi libri sul 2012, l'antropologo Frank Waters scrive che il calendario maya-azteco ha un significato solo per le Americhe, in cui è stato ideato. La fine di un'era annunciata per il 2012 può essere un invito al risveglio per l'intero pianeta, ma si rivolge soprattutto al modo di vivere dell'Occidente di cui il maggiore esempio sono gli Stati Uniti.

Kali yuga, Zodiaco di Dendera e Lungo Computo: che correlazioni ci sono?

La precessione si può vedere come un orologio che segna i millenni, perciò si può far corrispondere ogni stella dello zodiaco a una precisa datazione. La data del 3100 a.C. cade nell'Età del Toro, iniziata attorno al 4400 a.C., quando il punto vernale (PV) si allineò alla punta delle corna del toro. Nel 3100 a.C. il PV, paragonabile alla lancetta delle ore dell'orologio celeste, coincideva con la stella rossa Aldebaran, l'occhio del toro. Aldebaran è una lucida, una delle cinque classi di stelle più luminose dello zodiaco. E' situata esattamente a 180 gradi rispetto a un'altra lucida, Antares, nello Scorpione. L'opposizione Antares-Aldebaran costituisce l'asse strutturale dell'intero zodiaco, come dimostrano molti antichi miti astrologici e allineamenti megalitici. Miti celesti come quello del cacciatore Orione accennano ai moti di queste due stelle molto particolari e contrapposte.

Gli yuga indiani sono collegati al Lungo Computo da una coincidenza notata da molti studiosi: l'inizio del Lungo Computo maya, nel 3114 a.C., è molto vicina alla data del 3102 a.C. che la mitologia indiana assegna alla morte di Krishna, l'avatar divino che ha trasmesso la saggezza nella Bhagavad Gita. Quindi, secondo la cronologia indiana, il 3102 a.C. segna l'inizio del Kali yuga, l'età dell'ignoranza e della degenerazione in cui stiamo vivendo. Il Kali yuga coincide con il Lungo Computo nella data iniziale, ma nel sistema indiano questo yuga ha una durata molto maggiore dei 5140 anni del computo maya. Questa sembra essere l'unica correlazione tra i due calendari.

Lo zodiaco e la mezzanotte zodiacale: l'Età dell'Acquario è lontana

Negli ultimi anni si sono fatti svariati tentativi di associare il calendario maya al ciclo di 26.000 anni della precessione degli equinozi. Prima degli anni '70 nessuno si era occupato di questi studi, perché richiedono di stabilire la posizione del centro della nostra galassia in relazione allo zodiaco. Il centro galattico si trova a circa 24.000 anni luce dalla Terra e non può essere osservato. Lo zodiaco è invece un cerchio osservabile di 13 "disegni" di stelle che corrisponde all'eclittica, ovvero all'orbita percorsa dal Sole, dalla Luna e dai pianeti. (Il cerchio osservabile dell'eclittica non va confuso con i 12 segni astrologici, che sono ripartizioni uniformi e artificiali di questo cerchio). Le stelle che entrano nello zodiaco sono solo il 3% delle stelle della nostra galassia. Attraverso le costellazioni zodiacali, possiamo guardare in direzione del centro della galassia. Negli anni '70, gli astronomi determinarono questa direzione collocandola a 267 gradi dell'eclittica, vicino al pungiglione della coda dello Scorpione. Curiosamente, la punta della freccia della costellazione vicina, il Sagittario, indica nella stessa direzione. L'allineamento del Sole al solstizio d'inverno con questo punto esterno allo zodiaco indica la cosiddetta mezzanotte della precessione zodiacale.

La precessione dello zodiaco è un fenomeno astronomico misurabile. La rotazione dell'asse terrestre (come quella dell'asse di una trottola che si sta fermando) fa sì che la posizione del sole all'equinozio di primavera (21 marzo) scorra all'indietro contro lo sfondo delle stelle di circa 1 grado ogni 72 anni. A causa di questo movimento, nel corso dei secoli l'equinozio di primavera o punto vernale (PV) arretra nella costellazione precedente, in senso antiorario rispetto allo zodiaco. Di qui il termine pre-cessione. Nel corso dell'anno, il Sole passa dall'Ariete al Toro, ai Gemelli e così via. Ma, nel corso dei secoli, l'equinozio di primavera si muove in direzione opposta: dai Gemelli al Toro, all'Ariete e così via. Attualmente il PV si trova nei Pesci, una delle costellazioni più estese dello zodiaco, e si sta muovendo lentamente verso l'anfora dell'Acquario. I parametri di questo passaggio non corrispondono affatto alla fine del Lungo Computo del calendario dei maya.

Dolmen e stele maya

Per i popoli antichi, la sacra scienza del tempo era collegata alle stelle.
Stonehenge è un orologio astronomico fatto di pietre, costruito per calcolare i solstizi e altri elementi del tempo ciclico, compreso il ciclo di 18,6 anni degli arresti nel moto lunare, una conoscenza a dir poco sofisticata. Attorno al 3100 a.C., verso l'inizio del Lungo Computo maya, all'interno della piramide di Giza, in Egitto, venne scavata una piccola galleria allineata a Thuban, la stella polare. Lungi dall'essere una tomba, la piramide di Giza veniva usata per i riti di iniziazione, come i templi maya dello Yucatàn. Ma vi sono grosse differenze tra i calendari del vecchio mondo e quelli del nuovo mondo.

I Maya e gli Aztechi erano abilissimi osservatori delle stelle che costruirono i loro orologi astronomici in forma di piramide, soprattutto la piramide di Kukulkan a Chichén Itzà, sui cui gradini la luce del solstizio d'estate disegna un effetto serpentino. Ma i Maya rappresentavano il tempo soprattutto nelle incisioni su stele.
Nel vecchio mondo, i dolmen formano delle strutture orientate verso le stelle e i moti del sole e della luna. Per esempio, il sito di Callanish, nelle Ebridi, è allineato al ciclo lunare di 18,6 anni e forse a Capella, la stella più brillante della costellazione dell'Auriga.
Anche Monte Albàn, in Messico, è allineato con Capella, e molti templi mesoamericani hanno orientamenti simili a quelli europei. Ma nel nuovo mondo le stele e le pietre verticali venivano usate per incidere date, più che per indicare allineamenti celesti. Infatti, le stele maya non formano né linee né cerchi orientati verso punti particolari del cielo. Sorge quindi la domanda: qual è l'elemento celeste del Lungo Computo fissato su queste pietre? In che modo le date calendariali incise su stele comprendono, se lo fanno, dei computi astronomici basati sulle stelle?
Le risposte nei prossimi post.

La qualità del tempo

Al cuore delle grandi tradizioni spirituali di tutto il mondo, dagli antichi Egizi agli Inca ai Maya, alla tradizione indo-tibetana, agli alchimisti europei e ai qabbalisti ebrei, giace la conoscenza del segreto dell'alchimia del tempo. Liberi dallo stress e dalla velocità della vita moderna, i nostri antenati avevano il tempo di contemplare i misteri del mondo.
Una delle loro più importanti scoperte è che il tempo non è lineare, ma si ripete in grandi cicli trasformativi. L'idea di un tempo che scorre in modo lineare è infatti recente. All'interno del periodo limitato che la storia può prendere in esame, gli storici possono vedere solo un piccolo fotogramma e ritengono che questo fotogramma costituisca il quadro completo. Ma è davvero così?

Gli alchimisti dell'antico Egitto e dell'Europa medievale sapevano che il tempo procede per cicli e che ogni frazione di ogni ciclo ha una sua qualità specifica. Esattamente come l'alba ha una sua qualità diversa dal mezzogiorno, così ogni periodo del Grande Ciclo possiede una qualità che lo distingue dagli altri. Cambiando il ciclo, cambiano anche gli eventi sulla terra.

La tradizione induista, la Grande Corce di Hendaye e l'inizio di una nuova Età dell'Oro

Guardando la figura in alto, immaginate di essere nel punto in cui i due vortici tetraedrici si intersecano all'interno della sfera iperdimensionale. Allontanandosi dal punto centrale verso il margine esterno della sfera, le spirali all'interno dei vortici si espandono diventando più ampie e più lente della spirale precedente. In altre parole, oltrepassando il centro della sfera iperdimensionale, dove le punte dei due vortici si toccano, l'energia si espande.
Poi l'energia continua a espandersi man mano che si avvicina al margine esterno della sfera, fino al punto di massima espansione corrispondente all'equatore della sfera. Quindi inizia di nuovo a condensarsi, il flusso riacquista velocità e la densità cresce di conseguenza. E così via fino a raggiungere di nuovo il margine della sfera iperdimensionale, dove "ricade" andando a costituire la parte superiore del vortice tetraedrico.
Più l'energia scende lungo il vortice verso il punto zero al centro della sfera, più diventa veloce e più si indurisce, raggiungendo la durezza del ferro. E' in questo modo che le forze invisibili quadrimensionali creano la realtà tridimensionale visibile. Il vortice ruota sempre più velocemente fino a comprimersi nel punto in cui non può andare oltre e può soltanto risalire. E' il punto zero al centro della sfera, dove il flusso di energia ricomincia ad espandersi.

L'Età dell'oro è il periodo di tempo che inizia dal punto zero al centro della sfera e continua nel vortice inferiore. Mentre il flusso dell'energia si espande, anche il tempo si allunga. L'intero periodo del Satya yuga, o Età dell'oro, corrisponde all'espandersi dell'energia nel vortice inferiore, al raggiungimento del margine della sfera e alla risalita fino all'equatore.

La Grande Croce di Hendaye e la quarta dimensione

Secondo Fulcanelli e la croce di Hendaye, le quattro età alchemiche comprendono i quattro radianti di un ciclo di 25.920 anni corrispondente alla precessione degli equinozi. Essenzialmente, questa precessione è dovuta al fatto che la Terra oscilla attorno al proprio asse.
Come una trottola che si sta fermando, un moto rotatorio completo del suo asse richiede 26.000 anni. Le strane incisioni di quattro lettere A sulla croce di Hendaye (nella figura in alto) è, a parere di Fulcanelli, un geroglifico dell'universo che
"rappresenta i simboli convenzionali del cielo e della terra, dello spirituale e del temporale, del macrocosmo e del microcosmo, a cui sono associati i simboli della redenzione (la croce) e del mondo (il cerchio)".

Fulcanelli sembra dirci che la precessione degli equinozi va divisa in quattro ere di 6.480 anni ognuna (25.920 diviso 4), che si possono arrotondare a 6.500. E' interessante, perché il ciclo zodiacale, che dura appunto 25.920 anni, ha quattro segni fissi: Acquario, Toro, Leone e Scorpione. Questi quattro segni sono separati da un intervallo di 6.500 anni. Il libro di Ezechiele e quello dell'Apocalisse parlano di un angelo con quattro volti: leone (Leone), bue (Toro), uomo (Acquario) e aquila (animale che anticamente simboleggiava lo Scorpione). Secondo Fulcanelli, entrambi questi libri si riferiscono ai quattro quadranti della precessione degli equinozi e ci avvertono di un grande cambiamento all'ingresso in uno di questi quattro segni.

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