2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Tecniche di trasformazione del conflitto

La trasformazione della politica verso una politica non antagonista sta avvenendo anche grazie alle tecniche di mediazione, che si stanno rivelando molto efficaci nella risoluzione dei conflitti, e al dialogo tra i multistakeholder, i possessori di partecipazioni differenziate, per il miglioramento delle decisioni politiche. Questi nuovi approcci stanno emergendo in tutto il mondo, anche all'interno della crescente polarizzazione della politica americana che va verso una divisione sempre più netta conservatori/democratici. Gli opposti schieramenti non sono chiamati ad abbandonare le proprie idee, ma a collaborare per trovare interessi comuni su cui agire assieme.

L'approccio non antagonista che cerca un terreno comune tra due opposte ideologie potrebbe diventare molto più diffuso e influente entro il 2012. Questo nuovo modello politico sta emergendo sempre più chiaramente nella società civile globale e tra i nuovi "imprenditori sociali", ma lo vediamo in atto anche tra gli organismi governativi locali e a volte addirittura nazionali.
Le tecniche di trasformazione del conflitto riducono la violenza attraverso l'ascolto di tutte le voci, anche nei conflitti su base etnica, portando gli antagonisti a prendere coscienza dell'umanità comune. La pace durevole nel mondo esige l'unità, e la condivisione della ricchezza richiede la pace.

Il riorientamento verso la non violenza del Sudafrica e la fine dell'apartheid sono stati favoriti dal lavoro pionieristico della Truth and Reconciliation Commission, ma anche dalla partecipazione di oltre 10.000 persone formate nelle tecniche base di risoluzione dei conflitti. Immaginate i risultati dell'avere 10.000 facilitatori in ogni scenario di guerra!

Molte tecniche di risoluzione dei conflitti riguardanti problemi come l'aborto o l'ambiente si basano sulla ricerca di un terreno comune e su una partecipazione collegiale in cui le parti, che all'inizio sono schierate su posizioni antagoniste, vengono condotte dai facilitatori verso una soluzione vincitore-vincitore-vincitore. Questa triplice espressione significa che il risultato deve beneficiare le due parti in causa, più la comunità nel suo insieme.
In genere, ogni ideologia politica contiene la sua parte di verità. La guarigione, la riconciliazione e il perdono sono qualità spirituali di cui oggi c'è enorme bisogno. La globalizzazione crea problemi (economici, ambientali, etnici) troppo complessi e interconnessi per essere risolti con metodi antagonistici. Secondo la famosa affermazione di Einstein, non si può risolvere un problema utilizzando lo stesso livello di coscienza che ha creato il problema.

"Comprendere le differenze e agire in base alle sensibilità locali" è l'impegno del Search for Common Ground (SFCG), la più grande organizzazione in questo campo, fondata a Washington da John Marks oltre vent'anni fa. La SFCG, come molte altre organizzazioni simili, offre gli strumenti per navigare attraverso i conflitti e individuare le soluzioni che uno schema mentale antagonista non riesce a vedere. Le soluzioni cooperative vengono cercate attraverso la forza della diversità e dell'interconnessione.
Tutte le parti in conflitto vengono invitate a sedersi a un tavolo e condotte da una posizione antagonista a una posizione cooperativa. Un passo fondamentale consiste nel far comunicare le parti per ottenere precise informazioni reciproche. Condividere informazioni e sentimenti aiuta una parte a comprendere le sofferenze dell'altra.
Trovare un terreno comune non significa trovare un minimo denominatore comune o incontrarsi a metà strada. Si tratta invece di trovare un "massimo denominatore comune" e identificare un'aspirazione comune verso la quale lavorare congiuntamente, per esempio il problema dei bambini in un paese devastato dalla guerra. Se a un interesse comune vengono portate prospettive diverse, aumenta la potenzialità di nuove opzioni che nessuna delle due parti, da sola, sarebbe in grado di vedere.

E' molto importante aiutare le persone coinvolte in un conflitto a distinguere tra posizioni e interessi. Dietro la nostra posizione riguardo a un certo problema ci sono in genere interessi più profondi, per esempio la sicurezza, il rispetto e il benessere. Gli interessi vengono alla luce chiedendo continuamente "perché?" e invitando a scendere sempre più in profondità in questi perché. Gli interessi sono collegati ai bisogni fondamentali, mentre le posizioni sono i metodi per soddisfare questi bisogni. In genere le posizioni tendono a escludersi a vicenda, mentre gli interessi si sovrappongono. Questa è la chiave per spingere le due parti a lavorare assieme alla risoluzione del conflitto. La SFCG chiama questa procedura "punto incrociato", una sorta di ricucitura dell'insieme.

Altro elemento essenziale è distinguere tra il problema e le persone coinvolte nel conflitto. Individuare assieme gli interessi comuni, invece di considerare l'altra parte come un problema, è la chiave. Le persone coinvolte non siedono ai lati opposti di un tavolo, ma tutte su uno stesso lato, mentre dalla parte opposta siede idealmente il problema. Oggi, la SFCG ha oltre 300 gruppi che lavorano, assieme a collaboratori locali, in 17 paesi. Da dieci anni sponsorizzano incontri ad alto livello ma non ufficiali tra iraniani e americani, che sino a questo momento hanno impedito lo scoppio di un conflitto armato. La SFCG, e altre organizzazioni simili, sono i veri eroi sconosciuti senza i quali il mondo si troverebbe nel 2012 in condizioni ancora peggiori.
Queste organizzazioni utilizzano gli strumenti della mediazione, della facilitazione, della formazione e della costruzione di comunità, oltre a eventi creativi come concerti o incontri sportivi, e persino telenovelas radiofoniche o televisive. Loro creazione è il Common Ground News Service, un servizio di informazioni che collabora alla risoluzione del conflitto israelo-palestinese e alla creazione di un ponte tra l'Occidente e il mondo arabo. Oltre 2.300 articoli sono apparsi in giornali arabi e occidentali. Negli Stati Uniti, queste stesse organizzazioni hanno fatto incontrare rappresentanti dell'estrema destra e dell'estrema sinistra per trovare un terreno comune rispetto al problema della salute pubblica.

Il Network for Life and Choice, creato a Boston dalla SFCG e dal Public Conversations Project, ha aiutato le opposte fazioni sul problema dell'aborto a trovare un terreno comune abbandonando temporaneamente la domanda se il feto sia da considerarsi già un essere umano e risalendo invece fino al concepimento. Le due fazioni hanno scoperto un interesse comune nella volontà di prevenire le gravidanze indesiderate e di rendere più facili le procedure di adozione.
Il Public Conversations Project ha inoltre organizzato con successo incontri di dialogo tra israeliani e palestinesi, tra ambientalisti e rappresentanti del mondo della finanza, e tra repubblicani e democratici. La prima domanda è: è possibile che ciò che ci unisce sia maggiore di quanto pensiamo e che ciò che ci divide sia minore di quanto pensiamo? Di recente è stato pubblicato un libro su questo metodo, intitolato Fostering Dialogue Across Divides.

L'Institute for Multi-Track Diplomacy, creato nel 1992 a Washington dall'ambasciatore John MacDonald e da Louise Diamond, offre corsi di formazione nelle tecniche di trasformazione del conflitto, con speciale attenzione ai conflitti etnici. L'approccio seguito è quello di coinvolgere tutte le parti in dialoghi "multisettore" (rappresentanti governativi, rappresentanti del mondo della finanza e dei media, gruppi religiosi, attivisti non profit e così via) perché tutti possano ascoltare i punti di vista di tutti. Ascoltare per la prima volta le storie e le sofferenze degli altri apre spesso varchi impensati in conflitti anche profondamente radicati: attraverso la formazione di migliaia di greco-ciprioti e turco-ciprioti, in atto da più di dieci anni, la porta che divideva le due parti dell'isola è stata finalmente aperta.

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