2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

La nascita di un mondo nuovo e l'abbandono di quello vecchio

Un nuovo modello di pensiero sta nascendo attorno alla trasformazione che ci condurrà in un mondo nuovo in sostituzione del vecchio. Ma, perché questo nuovo modello di pensiero sia efficace, dobbiamo conoscerne i contenuti. Che tipo di processo è la nascita di un mondo nuovo?
L'idea di un cambiamento totale del mondo che ci circonda viene spesso accolta con scetticismo. I cambiamenti sociali, dicono gli scettici, non sono mai risolutivi. Come recita un detto francese: plus ça change, plus c'est la meme chose (più cambia, più è sempre la stessa cosa). In fin dei conti si tratta dell'umanità e della natura umana, che saranno domani esattamente come sono oggi. Una variante più sofisticata di questa idea generalizzata ammette che il farsi dei processi sociali (trend) porta comunque a un cambiamento.

I trend sociali, che siano locali o globali, micro o macro, introducono una percentuale di cambiamento: alcune cose si aggiungono e altre vanno a fine. Non è un cambiamento essenziale, perché il mondo rimane più o meno uguale. L'unica differenza è che alcuni ne sono favoriti, mentre altri ne sono sfavoriti. Questo il modo di vedere maggiormente diffuso tra i futurologi, gli esperti di previsioni, gli economisti e gli analisti di modelli. Le loro estrapolazioni sono tenute in grande considerazione, come dimostra la letteratura sulle previsioni dei megatrend.


Le previsioni interessano anche le agenzie governative. Nel 2000 venne pubblicato un documento pubblico del National Intelligence Council degli Stati Uniti, intitolato: Trend globali per il 2015. Previsioni di analisti non governativi. Secondo questo documento, lo stato del mondo nel 2015 sarà determinato da sette trend chiave, catalizzati da altrettanti driver chiave: demografia, risorse naturali e ambiente, scienza e tecnologia, economia globale e globalizzazione, politica nazionale e internazionale, eventuali conflitti, e infine il ruolo degli Stati Uniti. Lo sviluppo di questi trend, sulla spinta dei rispettivi driver, può produrre quattro diversi futuri: un futuro di globalizzazione inclusiva, un futuro di globalizzazione negativa, un terzo di competizione locale o un mondo "post-polarismo". I fattori principali saranno gli effetti della globalizzazione, positivi o negativi, e la gestione dei conflitti locali e internazionali. Quando un trend si sviluppa in modo regolare, otteniamo quello che gli analisti chiamano "scenario ottimistico". In questo scenario, il mondo del 2015 sarà abbastanza simile a quello attuale, con l'unica differenza che alcuni settori della popolazione (una piccola minoranza) miglioreranno le proprie condizioni di vita e altri (la grande maggioranza) le peggioreranno. L'economia globale continuerà a crescere, anche se il cammino sarà accidentato e contrassegnato dall'incertezza finanziaria e da un divario economico sempre più ampio.

Ma la crescita economica potrebbe essere messa a rischio da crisi finanziarie troppo lunghe o da prolungate interruzioni di fornitura energetica. Altre possibili "discontinuità" sono:

  • Violente crisi politiche dovute al peggioramento delle condizioni di vita in Medio Oriente (cosa che sta già avvenendo, con gravi conseguenze).
  • La formazione di una coalizione terroristica internazionale in funzione anti-occidentale e con accesso ad armamenti sofisticati (minaccia già presente e in crescita).
  • Rapidi cambiamenti climatici, con gravissimi danni alla salute umana e alle economie (fattore sempre più imminente).
  • Epidemie globali del tipo HIV/AIDS.
  • Crescita del movimento no global, sino a diventare una minaccia per i governi occidentali e per gli interessi delle corporation.
  • L'emergere di alleanze geostrategiche (probabilmente tra Russia, Cina e India) per controbilanciare l'influsso degli Stati Uniti e dell'Europa.
  • Il collasso dell'alleanza Stati Uniti-Europa.
  • Creazione di una contro-organizzazione per opporsi al potere del fondo monetario internazionale (IMF), dell'organizzazione del commercio mondiale (WTO) e della leadership economica globale degli Stati Uniti.
Nel 2000, nessuno sapeva dire se il mondo del 2015 sarebbe stato uguale o diverso da quello conosciuto. Nel 2010 non ci sono più dubbi: il mondo del 2015 sarà molto diverso da quello attuale e dal mondo dell'inizio del nuovo millennio.
Il National Intelligence Council continua comunque a fare estrapolazioni lineari riguardo al futuro e, secondo un altro studio pubblicato all'inizio del 2005, intitolato Mappatura del futuro globale e basato sulle analisi di un migliaio di futurologi di tutto il mondo, nemmeno nel 2020 il mondo sarà molto diverso da quello attuale. Il terrorismo sarà ancora presente, ma il pericolo di guerre condotte dalle grandi potenze si ridurrà. Con "relativa certezza", gli Stati Uniti continueranno a essere la nazione più potente in termini economici, tecnologici e militari, anche se va prevista una possibile, ma gestibile, erosione parziale di questo primato.

Studi come questi evidenziano i limiti delle previsioni basate su trend lineari, che ignorano il fatto che i trend non sempre si sviluppano nel tempo in modo lineare, ma possono finire e dare vita a nuovi trend, nuovi processi e differenti condizioni. Questa possibilità va presa in considerazione, perché nessun trend continua all'infinito, ma il suo presente e il suo futuro hanno dei limiti. Si può trattare di limiti naturali, derivanti dall'esaurimento delle risorse o delle scorte, oppure di limiti umani e sociali in dipendenza da cambiamenti nelle strutture, nei valori e nelle aspettative. Quando un trend incontra questi limiti, avviene un cambiamento e una nuova dinamica entra in gioco. L'estrapolazione condotta su trend esistenti non ha la possibilità di definire la nuova situazione che emergerà.

Capire che cosa può accadere quando un trend finisce richiede un esame più accurato. Esige di andare oltre l'osservazione dei trend esistenti e dei loro prevedibili sviluppi e di riconoscere le dinamiche evolutive del sistema in cui i trend in esame sono apparsi e possono scomparire. Questa conoscenza è fornita dalla moderna sistemica, soprattutto la sua ramificazione conosciuta popolarmente come "teoria del caos". A causa dell'insostenibilità di molti aspetti del mondo attuale, le dinamiche evolutive applicabili al futuro non sono le dinamiche lineari dell'estrapolazione classica, ma le dinamiche non lineari del caos, ovvero dell'evoluzione di sistemi complessi. Domani vedremo meglio di cosa si tratta.

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