2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Una specie sveglia a metà: la crisi della coscienza

Il linguaggio ha rappresentato un altro passo decisivo per l'intelligenza umana perché l'abbiamo usato non solo per comunicare tra individui ma anche per comunicare con la nostra mente, sviluppando così il pensiero verbale. Questa capacità ci consente di riflettere sulle nostre esperienze e di programmare i nostri futuri. Inoltre, ci offre la capacità di riflettere sul fatto che siamo coscienti. Diventiamo coscienti della coscienza. Iniziamo a risvegliarci ai nostri mondi interiori.

Attualmente, però, siamo svegli solo a metà a chi e a che cosa siamo realmente. L'autoconsapevolezza ha prodotto il senso di un "io" individuale che osserva il mondo e determina le azioni. Ma che cos'è questo io? La sua presenza sembra ovvia ma, come molti hanno scoperto, definirlo o individuarlo non è così facile.

Se ci chiedono: "Chi sei?", in genere rispondiamo con le cose con cui ci identifichiamo: nome e cognome, lavoro, ruolo, studi, sesso, status sociale, interessi, tipo di personalità e così via. Da ciò che possediamo o che facciamo nel mondo, dalla nostra storia e dalle circostanze, ricaviamo il senso della nostra identità. Ma una tale identità è condizionata e perciò costantemente vulnerabile. E' continuamente alla mercé delle circostanze e altrettanto continuamente abbiamo bisogno di difendere e riaffermare il nostro fragile senso dell'identità. La nostra programmazione base di sopravvivenza viene spesso usurpata dalla nostra sopravvivenza psicologica, con la conseguenza di molti comportamenti non necessari e molto spesso disfunzionali.

Inoltre, siamo svegli solo a metà riguardo ai nostri bisogni più profondi e ai modi per soddisfarli. Tutti vogliamo evitare il dolore e la sofferenza, e trovare la pace e la felicità, ma crediamo che il nostro modo interiore di essere dipenda dalle circostanze esterne. Ciò è vero in alcuni casi, per esempio quando abbiamo freddo o fame, ma nel mondo moderno sono bisogni facili da soddisfare. In genere basta accendere un interruttore o fare un salto al supermercato. Il problema è che applichiamo questa forma mentale a tutte le altre aree della vita. Crediamo che, se possedessimo la cosa giusta o facessimo l'esperienza giusta, saremo finalmente felici. Qui radica l'avidità umana, l'amore per il denaro e il bisogno di controllare gli eventi (e le persone). Questa è la causa delle nostre paure e delle nostre angosce: volere che le cose vadano nel modo in cui pensiamo debbano andare per sentirci felici. Questo modello di pensiero è anche al centro dei maltrattamenti e degli abusi che rivolgiamo contro il nostro pianeta.
La crisi globale a cui siamo attualmente di fronte è, alla sua radice, una crisi della coscienza, una crisi nata dal fatto di avere strumenti tecnologici di immenso potere ma di essere svegli solo a metà. Abbiamo bisogno di risvegliarci a chi siamo e a ciò che vogliamo davvero.

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