2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

L'estinzione delle specie avviene ogni 65 milioni di anni: noi siamo in ritardo


Secondo il fisico statunitense e premio nobel Luis Alvarez, a condurre all'estinzione dei dinosauri e del 70 per cento circa di tutte le altre specie del pianeta è stato l'impatto di un asteroide del diametro di 10 chilometri che si sarebbe schiantato 65 milioni di anni fa su Chicxulub, aprendo un cratere del diametro di 175 chilometri.
A Chicxulub, proprio al centro di quello che un giorno sarebbe diventato il paese dei Maya, nella penisola messicana dello Yucatàn...
L'indizio che ha portato Alvarez a elaborare la sua teoria dell'impatto ha un nome: si chiama iridio.
L'iridio è un metallo molto raro sulla crosta terrestre, esiste solo in quantità microscopiche; eppure se ne trova una grande concentrazione nella documentazione fossile in uno strato che ha una profondità corrispondente proprio a 65 milioni di anni fa; e se ne trova un'elevata quantità nel cratere dell'impatto nella penisola dello Yucatàn.

Sostiene Alvarez:
"Noi riteniamo che l'iridio non sia venuto dalla Terra, ma sia venuto dal di fuori!".
Tale metallo riveste infatti, sotto forma di polvere, gli asteroidi e le comete.
Altro indizio che ha condotto il fisico a formulare la sua teoria sull'estinzione dei dinosauri è che nel cratere di Chicxulub sono state ritrovate, in uno strato corrispondente a quello dove si attesta la grande concentrazione di iridio, migliaia di rocce frantumate: effettivamente una forte prova a favore della teoria dell'impatto.
L'asteroide che, a questo punto, quasi certamente ha provocato il cratere dello Yucatàn e l'estinzione dei dinosauri è stato chiamato, proprio in onore di Alvarez, 3581 Alvarez.


Fin da quando ha proposto la teoria dell'impatto nel 1979, il premio nobel statunitense ha avanzato il forte sospetto che estinzioni di massa come quella che ha annientato i dinosauri si verifichino con una certa regolarità; il tassello che gli mancava era capire con quale frequenza ciò avvenisse.
E il tassello è stato aggiunto nel 2005 dal fisico Richard Muller e dal suo assistente Robert Rohde. In un articolo pubblicato sulla rivista "Nature", Cycles in Fossil Diversity, i due scienziati sostengono di aver trovato solide e attendibili prove del fatto che le estinzioni di massa si verifichino regolarmente a intervalli di 62-65 milioni di anni.
Abbiamo appena visto che l'ultima grande estinzione di massa ha avuto luogo 65 milioni di anni fa: il nostro tempo è già scaduto?

L'ipotesi di Muller e Rohde prende le mosse dalla documentazione fossile che copre un arco di 542 milioni di anni raccolta da Jack Sepkoski, un paleontologo dell'Università di Chicago. Un lavoro immane: Sepkoski ha trascorso decenni nelle biblioteche a scovare registrazioni di reperti fossili.
Muller e Rohde hanno sintetizzato, mediante l'uso del computer, il monumentale compendio di Sepkoski: lo sconvolgente dato che si è palesato loro davanti è che, con perfetta regolarità, dal 50 per cento al 90 per cento di tutti i generi scompariva a intervalli della durata compresa, appunto, tra i 62 e i 65 milioni di anni.
Questa costatazione ha indotto Muller a ritenere che ogni 62-65 milioni di anni l'orbita del sistema solare attraversi una regione della Via Lattea eccezionalmente densa dal punto di vista gravitazionale e a ipotizzare di conseguenza che il brusco e violento strappo gravitazionale scateni sciami di comete e asteroidi che bombarderebbero il Sole e tutti i pianeti, compresa la Terra.
E qui il lavoro di Muller s'incontra con quello di Alekej Dmitriev e con la sua nube interstellare di energia.
Siamo davvero in ritardo per l'estinzione?
Potremmo davvero essere prossimi a un punto pericolosissimo dello spazio caratterizzato dalla presenza di asteroidi?

Se oggi un asteroide si impattasse sulla Terra, le conseguenze sarebbero estremamente più gravi che nel resto della storia dell'umanità.
Sarebbero estremamente più gravi perché la popolazione mondiale è oggi enormemente superiore rispetto a un qualsiasi altro momento del passato, toccando quasi sette miliardi di individui.
Sarebbero estremamente più gravi perché, per via del riscaldamento globale che ha portato allo scioglimento dei ghiacciai che comprimevano le zolle tettoniche, le ripercussioni sismiche di un impatto di così vasta portata sarebbero considerevolmente più distruttive in quanto le zolle sono più libere di muoversi e quindi di urtarsi in modo più catastrofico.
E sarebbero estremamente più gravi perché, se il vulcanismo è una controazione negativa di raffreddamento in risposta al riscaldamento globale, allora dovrebbe essere molto maggiore in questo particolare momento il numero di vulcani in incubazione che verrebbero fatti saltare da un grande impatto.

Alla luce di tutto ciò è possibile affermare che se davvero un asteroide si schiantasse oggi sulla Terra, oltre al fatto già catastrofico di per sé, tutti questi fattori combinati concorrerebbero a causare una strage di entità superiore a quella di qualsiasi altra strage la storia umana abbia conosciuto.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

...Presto...Presto...Siamo in ritardo...
...Bisogna affrettarsi...
Il muro di Berlino è già crollato
...MEDITATE...

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