2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

La profezia di Malachia: vera o falsa?


In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septis collis diruetur et Iudex tremendous iudicabit popolum suum. Amen.
Questo testo latino si traduce: "Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro il Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dei sette colli crollerà e il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo.Amen".

Tali parole, che sembrano richiamare l'Apocalisse di Giovanni e che, proprio come le profezie e i segni incontrati finora, ci annunciano un crollo, ci paventano la fine di qualcosa, sono state attribuite a un santo: Malachia O'Morgan, nome latinizzato di Maelmhaedhoc O'Morgan. Sarebbero le parole conclusive della sua Prophetia de Summis Pontificibus e le avrebbe scritte quasi 1000 anni fa.
Prima di addentrarci nella comprensione del senso di questa frase, conosciamo chi, molto probabilmente, ne è stato l'autore.

Malachia è un monaco nato in Irlanda nel 1094. Vescovo e poi arcivescovo di Armagh, sua città natale, ha riformato e organizzato la Chiesa irlandese, smantellando i riti pagani della liturgia celtica che ancora le appartenevano. A seguito di una crisi mistica ha rinunciato a ogni carica ecclesiastica per ritornare a essere un semplice monaco e come tale è vissuto fino alla fine dei suoi giorni.
Nel 1139 Malachia ha fatto il primo dei due viaggi della sua vita verso Roma: ha attraversato la Scozia, l'Inghilterra, la Francia e, prima di giungere nella città del pontefice, si è fermato a Chiaravalle dove ha conosciuto Bernardo, l'abate ispiratore della Regola dei Cavalieri Templari. Arrivato infine a Roma, Malachia ha incontrato papa Innocenzo II e da lui è stato nominato legato pontificio per l'Irlanda.
Nel 1148 il monaco ha lasciato nuovamente la sua patria per recarsi ancora una volta a Roma: anche in questa occasione si è fermato a Chiaravalle ma lì si è ammalato e, come la storia narra, è morto il 2 novembre tra le braccia di Bernardo che ne ha fatto l'elogio funebre e ne ha poi scritto la biografia. Così si è conclusa la vicenda umana di Malachia.

Nel 1190 è stato canonizzato da papa Clemente III: da allora è uno dei santi della Chiesa cattolica e il suo nome è, ancora oggi, ricordato molte volte.
Ma la fama di Malachia non è legata alla sua santità.

Nel 1590, secoli dopo la sua morte, nella biblioteca di Chiaravalle è stato trovato un manoscritto: si tratta di un testo profetico, della raccolta di 111 motti in latino attraverso i quali, da 2 o 3 parole riferite al luogo di provenienza, allo stemma della famiglia o da eventi storici, si possono decifrare altrettanti pontefici a partire da Celestino II, salito al soglio papale nell'anno 1143, fino alla fine dei tempi, fino all'ultimo papa dopo il quale la Chiesa cadrà e Pietro tornerà sulla Terra per riprenderne le chiavi.
Il manoscritto ritrovato nella biblioteca di Chiaravalle è stato attribuito a Malachia: la leggenda racconta che il monaco lo avrebbe scritto a seguito di una visione mistica.
Nel 1595 i motti, la Prophetia de Summis Pontificibus, vengono per la prima volta raccolti e pubblicati a Venezia dal monaco benedettino belga Arnold Wion nel libro Lignum Vitae.
Nonostante ai tempi della pubblicazione la profezia circolasse già da qualche anno, alcuni storici ne contestano l'autenticità sospettando che sia stata "fabbricata" nel conclave del 1590, in un momento molto difficile per la Chiesa cattolica. Secondo questa tesi, la pubblicazione della profezia sarebbe stata il tentativo di dare un segnale di stabilità che rassicurasse il mondo. E, bisogna ammetterlo, una lista di 111 papi rappresenta senz'altro una buona garanzia di durata.


Il momento era oggettivamente difficile: la Riforma protestante stava dilagando in tutta Europa; il conclave del 1590, formato da 65 cardinali, doveva eleggere il nuovo papa dopo l'improvvisa morte di Urbano VII, che è stato sul soglio pontificio per soli 13 giorni; il cardinale Juan Hurtado de Mendoza è morto durante la sede vacante e 10 cardinali non hanno partecipato al tumultuoso conclave, durato 57 giorni, che ha infine portato alla proclamazione del nuovo papa, Gregorio XIV, eletto quindi da soli 54 cardinali.
In una simile, precaria situazione può risultare credibile l'ipotesi che il testo attribuito a Malachia sia stato manomesso o addirittura creato ad arte e poi associato a un santo per donargli autorevolezza, ma questo non rappresenta un problema ai fini della nostra indagine. Se tale manomissione c'è stata, se anche si trattasse davvero di un falso, l'imbroglio intaccherebbe comunque la validità solo delle profezie antecedenti al 1595, all'anno della pubblicazione che ha consegnato a tutti il testo impedendo ulteriori ritocchi; eppure, come stiamo per vedere, le profezie successive al 1595 saranno in grado di regalarci grandi sorprese.

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