2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

La Grande Croce Alchemica di Hendaye, l'alchimista Fulcanelli e la spaienza indù

Quella che sto per raccontare è la storia di due uomini; il primo è un artista, il secondo un alchimista: di entrambi non conosciamo l'identità.
Fra il XVII e il XVIII secolo qualcuno, il primo uomo misterioso di questa vicenda, scolpisce uno strano monumento: un piedistallo e una colonna con sopra una croce. Il monumento viene collocato in un piccolo cimitero della cittadina basca di Hendaye, al confine tra la Francia e la Spagna. All'inizio del 1800 l'opera viene spostata nel giardino della chiesa di San Vincenzo, nella medesima città.
Lì, nei primi anni Venti del Novecento, la vede il secondo uomo misterioso di questa vicenda: l'alchimista Fulcanelli. Il nome è uno pseudonimo e ancora oggi non si è riusciti a risalire all'identità storica precisa che dietro a questo pseudonimo si nasconde.
Nel 1926 Fulcanelli pubblica un libro, Il mistero delle cattedrali. Nel 1957 Eugène Canseliet, che di Fulcanelli si è sempre dichiarato discepolo contribuendo ad alimentare il mistero che avvolge la vita del grande alchimista, scrive la prefazione del libro. Nella seconda edizione c'è l'aggiunta di alcune immagini e di un capitolo, "La Croce ciclica di Hendaye".
Così, le storie dei due uomini misteriosi, dell'artista e dell'alchimista, si intersecano.

Alla base della Croce di Hendaye c'è una struttura di pietra dalla forma cubica; sulle facce che circondano il cubo sono scolpite quattro diverse figure: un sole splendente; uno scudo crociato con quattro A incise per ogni spicchio; una stella con otto punte; una mezza luna dal volto umano, di profilo, con un occhio sporgente. Da questo piedistallo si eleva una colonna sulla quale poggia una croce greca rozzamente scolpita e con incisa un'iscrizione in latino. Su tale incisione Fulcanelli concentra la sua attenzione:

OSCRUXAVES
PESUNICA

Queste lettere, in questa stessa disposizione, sono quanto si vede sulla croce. L'interpretazione che comunemente se ne dà è la formula di rito: "O Crux ave, spes unica"; "Ave, o Croce, unica speranza".
Fulcanelli si chiede però per quale motivo la "S" di "spes" si trovi sulla prima riga mentre il resto della parola sia sulla seconda e individua in questo apparente errore un segno che l'artista avrebbe voluto lasciare per destare la curiosità dello spettatore e indurlo a riflettere sul vero significato dell'iscrizione. L'alchimista raccoglie l'indizio e parte con la sua interpretazione: l'attenzione focalizzata sulla lettera "S", che ha le sinuose forme del serpente, lo spinge a concentrarsi sulla corrispondenza che esiste fra essa e la lettera "khi" dell'alfabeto greco, di cui assumerebbe anche il significato esoterico, simboleggiando la traccia elicoidale del sole giunto allo zenit della sua traiettoria nello spazio e indicando così il tempo della catastrofe ciclica. Sarebbe cioè, secondo quanto scritto nel capitolo aggiunto a Il mistero delle cattedrali, una metafora della Bestia dell'Apocalisse, del drago che nel Giorno del Giudizio vomiterà sulla creazione fuoco e zolfo. Il passaggio successivo di Fulcanelli è leggere l'iscrizione in francese, la sua lingua e, presumibilmente, la lingua dell'autore della Croce di Hendaye; poi, usando le vocali permutanti del linguaggio segreto alchemico, egli ottiene per assonanza delle nuove parole che compongono la frase il est écrit que la vie se réfugie en un seul espace, "è scritto che la vita si rifugi in un solo luogo".
Poggiando sulla sua interpretazione, Fulcanelli può a questo punto spiegare il messaggio segreto contenuto nella Croce di Hendaye sostenendo che:
"Esiste un luogo, un paese, dove la morte non potrà raggiungere l'uomo nel terribile momento del doppio cataclisma".
Aggiunge che solo una piccola élite sarà in grado di trovare questo luogo quando, proprio come l'oro, anche la Terra sarà "raffinata" dal fuoco.

Fulcanelli si focalizza quindi sullo scudo crociato con le quattro A incise su ognuno dei quattro spicchi: ritiene che esso sia un geroglifico dell'universo, che rappresenti i simboli convenzionali del cielo e della terra, dello spirituale e del temporale, del macrocosmo e del microcosmo, a cui sarebbero associate le immagini della redenzione, la croce, e del mondo, il cerchio.
Conclude il capitolo scrivendo:
"L'unico sigillo dell'età del Ferro è quello della morte. Il suo geroglifico è lo scheletro che porta gli attributi di Saturno: la clessidra vuota, simbolo del tempo che è finito, e la falce, riprodotta dalla figura del sette, che è il numero della trasformazione, della distruzione, dell'annientamento".
L'alchimista ci parla di un'età del Ferro: per capire di cosa si tratti dobbiamo ricorrere alla mitologia indù.
Le scritture sacre indù considerano il tempo come ciclico e lo articolano in quattro ere cosmiche che, per loro natura, tendono a ripetersi: gli yuga.
La prima era è il Satya yuga, l'età dell'Oro: è un'epoca di splendore in cui gli uomini vivono in una condizione di totale appagamento perché i pochi desideri, tutti puri ed essenziali, si realizzano con un semplice atto di volontà; non esistendo l'attaccamento ai beni materiali, non esiste dolore, né peccato, né guerra, né carestia; i testi indiani calcolano la sua durata in 1.728.000 anni.
La seconda era è il Treta yuga, l'età dell'Argento: è descritta come un'epoca in cui la comunione con il divino non è più spontanea e comincia pertanto a strutturarsi, per la necessità di un intermediario, la gerarchia religiosa; i desideri aumentano e il rito diventa lo strumento per ottenere quanto desiderato; inizia la corruzione e il male si insinua nel mondo; i testi indiani calcolano la sua durata in 1.296.000 anni.
La terza era è il Dvapara yuga, l'età del Bronzo: in quest'epoca la casta sacerdotale tenta affannosamente di sopperire al progressivo declino della Verità ma anch'essa sta perdendo la sua unità; la corruzione è sempre più diffusa, il male sempre più esteso, le calamità naturali cominciano a flagellare la Terra e tutte le cose entrano in disarmonia; i testi indiani calcolano la sua durata in 864.000 anni.
L'ultima era è il Kali yuga, l'età del Ferro, l'età nella quale noi viviamo: è il periodo dell'ignoranza e della degenerazione; il male e la corruzione hanno conquistato tutto; l'avidità, le guerre, la fame e le malattie sommergono il pianeta in un'onda di morte e distruzione; i testi indiani calcolano la sua durata in 432.000 anni al termine dei quali il fuoco purificatore distruggerà il mondo e ne seppellirà le ceneri sotto il manto della notte cosmica.

Ora possiamo tornare da Fulcanelli:
"L'unico sigillo dell'età del Ferro è quello della morte".
E possiamo rileggere la profezia che ha decifrato nella Croce di Hendaye:
"Esiste un luogo, un paese, dove la morte non potrà raggiungere l'uomo nel terribile momento del doppio cataclisma",
con l'aggiunta che solo una piccola élite sarà in grado di trovare questo luogo quando, proprio come l'oro, anche la Terra sarà "raffinata" dal fuoco.
Tutto sembra coincidere perfettamente con lo scenario profilatoci dalla mitologia indù per la fine della quarta età, la nostra, l'età del Ferro: al termine di essa il fuoco purificatore distruggerà il mondo e ne seppellirà le ceneri sotto il manto della notte cosmica...

Ma prima di andare avanti, è necessario soffermarci su un'altra coincidenza: l'inizio del Kali Yuga corrisponde al giorno della morte del corpo fisico di Krishna, l'avatar del divino che ha trasmesso la sua saggezza nella Bhagavad Gita. Corrisponde cioè alla mezzanotte del 18 febbraio 3102 a.C.; incredibilmente vicina al 3100 a.C., quando è sorta la civiltà del grande Egitto.
Jay Weidner, dopo aver passato 19 anni a studiare la Croce di Hendaye, nel 2005 è giunto alla conclusione che essa sembri descrivere non solo le 4 ere degli yuga indù ma anche le 4 età dello scorrere del tempo alchemico e cioè il tempo cosmico di 25.920 anni scandito dalla precessione degli equinozi, lo stesso utilizzato dai Maya, dalla casta sacerdotale egizia e da altre antiche civiltà. Quel tempo che prevede quattro grandi quadranti, i segni fissi dell'Acquario, del Toro, del Leone e dello Scorpione.

Sulla base di tale accostamento Weidner afferma che, leggendo la Croce di Hendaye, un monumento alchemico eretto per indicare la fine dei tempi, possiamo dedurre che l'età del Ferro giungerà al suo termine con l'allineamento galattico del solstizio d'inverno del 21 dicembre 2012, quando il grande orologio cosmico cambierà quadrante e noi entreremo nell'era dell'Acquario.
Quanto decifrato dalla Croce di Hendaye, quindi, secondo Fulcanelli e secondo Weidner, ci segnalerebbe che un enorme cambiamento sta per investire il genere umano: come l'età dell'Acquario avrebbe favorito l'emergere dell'uomo di Cro-Magnon 26.000 anni fa, anche questa volta potrebbe favorire l'emersione di una nuova razza umana. Del resto l'Acquario è l'unico fra i segni del grande quadrante a essere simbolicamente raffigurato da un'immagine umana, da un uomo che tiene un recipiente d'acqua.

A questo punto Weidner si trova a dover affrontare un evidente problema: il Kali yuga coincide con il Lungo Computo nella data iniziale, ma esso ha una durata di molto superiore ai 5.125 anni calcolati dai Maya e non si dovrebbe pertanto concludere nel 2012. Ed è altrettanto palese che la durata di 6.500 anni assegnata a ognuna delle quattro grandi ere alchemiche in armonia con il ciclo precessionale, è in disaccordo con il sistema indiano degli yuga che occupano quattro archi temporali di diversa ampiezza.
Weidner ci spinge però a osservare come ogni età yuga sia più breve della precedente: il Satya yuga è più lungo esattamente di un quarto rispetto al Treta yuga, che è a sua volta più lungo esattamente di un terzo rispetto allo Dvapara yuga, che è a sua volta più lungo esattamente di un mezzo rispetto al Kali yuga. Questa osservazione lo induce a ritenere che la lunghezza delle ere indicata dal sistema yuga sia solo una raffigurazione simbolica: segnerebbe non il reale scorrere del tempo, ma come esso veniva percepito in ogni età, dal tempo dilatato e armonico dell'età dell'Oro a quello compulsivo e frenetico dell'età del Ferro.
In suo aiuto interviene anche Sri Yukteswar, uno dei più grandi astrologi indù, vissuto fra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, il quale ha affermato che gli insegnamenti degli yuga e i calcoli della durata delle relative ere sono stati mal interpretati durante il Kali yuga e che le quattro età si dovrebbero invece accordare con il movimento cosmico della precessione degli equinozi.

La Croce di Hendaye, il grande Fulcanelli e la sapienza indù sembrano a questo punto davvero concordare nell'indicare il 2012, il momento del nostro ingresso nell'età dell'Acquario, come un nodo cruciale nella storia dell'umanità al quale dobbiamo prepararci se vogliamo evitare l'annientamento, se vogliamo compiere il salto evolutivo che ci consentirà di sopravvivere e di conoscere una nuova epoca di sapienza e splendore.
La mitologia indù narra che alla fine del Kali yuga verrà sulla Terra Kalki, la decima e ultima incarnazione di Vishnu, per fare giustizia e inaugurare una nuova età dell'Oro. Gli indù aspettano il ritorno di Kalki alla fine del Kali yuga proprio come i Maya aspettano il ritorno di Kukulkàn alla fine del Lungo Computo: e questo ritorno dovrebbe attuarsi nel 2012, come finora sembra esserci indicato quasi all'unisono da tutte le culture, le epoche, i sapienti e i segni che abbiamo incontrato.

Prima di andare avanti, sottolineiamo l'ulteriore coincidenza di questo nostro racconto i cui fili, pur coprendo enormi distanze spazio-temporali, non fanno che intrecciarsi continuamente: abbiamo detto che Kukulkàn era una divinità strettamente associata al pianeta Venere...
Un transito di Venere viene osservato dalla Terra ogni volta che Venere si interpone fra il nostro pianeta e il Sole, oscurandone così una piccola parte del disco. Fra gli eventi astronomici calcolabili, questo è uno dei più rari. Avviene con uno schema che prevede coppie di transiti separate da un intervallo di otto anni che si ripetono in periodi più ampi: l'ultima coppia di transiti si è verificata nel 1874 e nel 1882; il primo transito della coppia successiva, l'attuale, è avvenuto l'8 giugno 2004, mentre il prossimo è previsto per il 6 giugno 2012!

Approfondisci con:
- La profezia maya e il Codice di Dresda
- Il Codice Genesi, i messaggi occulti della Torah, le previsioni avverate. L'ultima profezia: 2012
- Angkor Tiahuanaco: altre conferme di un messaggio universale

3 commenti:

aurora ha detto...

interessante. grazie

aurora ha detto...

interessante. grazie

Claudio Hiugluck ha detto...

e il luogo quale sarebbe?

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