2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

La fine del mondo e la convergenza di molte civiltà su un'unica fatidica data: 2012


Le leggende, le previsioni e le profezie legate alla fine del mondo sono da sempre moltissime. Ogni cultura, ogni civiltà e ogni tempo ha conosciuto le proprie. Innumerevoli volte l'umanità ha temuto che allo scoccare di una fatidica data tutto finisse di colpo in una grande esplosione; e nell'attesa si è pentita, ha invocato la grazia, ha analizzato i segnali, si è persa nel panico, ha cercato una via di fuga o ha semplicemente aspettato il giorno successivo all'ultimo giorno, per guardare indietro e tirare un sospiro di sollievo dopo il quale ricominciare a vivere senza aver tratto alcuna lezione dall'angoscia provata.

Spesso il terrore ha attecchito per l'ignoranza dei molti che ne sono stati sopraffatti e per il calcolo dei pochi che ne hanno approfittato; spesso ha attecchito per un condiviso senso di impotenza davanti a cataclismi naturali o a situazioni degenerate per i troppi errori umani e per un delirio d'onnipotenza che sembra non avere mai abbandonato la nostra razza. C'è sempre stato qualcuno che di quel terrore ha riso, bollandolo come superstizione o stupidità; qualcun altro ne ha sorriso, forse per allontanarsene.
Di fatto, siamo tutti qui, da generazioni le cui origini si perdono nei secoli e nei millenni; siamo qui, ancora più o meno integri, nonostante i colpi. Di molti di quei colpi siamo responsabili e pronti a farne una, spesso non troppo sentita, ammenda; molti altri li abbiamo subiti e abbiamo tentato di conoscerli, per evitare che accadesse di nuovo.

E' cambiato il mondo che abitiamo, è cambiato perché doveva cambiare ed è cambiato perché noi lo abbiamo cambiato. Gran parte di quello che prima spaventava, ora non spaventa più; gran parte di quello che ora spaventa, prima non esisteva.


La paura della perdita appartiene profondamente al genere umano: perdere le proprie cose, i propri affetti, il lavoro, la razionalità, il controllo, la memoria, la vita, persino il proprio stesso mondo. Una paura che nasce dall'ansia di possesso e da una condizione di finitezza e precarietà alla quale non possiamo rassegnarci. Una paura che ci ha spinto e ci spinge a fare grandi cose per consacrarci una parte d'immortalità; una paura che ci immobilizza, che ci muove alla ricerca di falsi o reali approdi. Una paura che, qualunque siano le reazioni e il livello di coscienza che queste reazioni accompagnano, è dentro di noi, più o meno sopita.
Una paura spesso strumentalizzata e spesso combattuta, ma mai vinta.
Con essa e con tutta la nostra complessa fragilità, siamo arrivati fino a oggi, a ridosso di un'altra data fatidica: il 21 dicembre 2012.
Una data sulla quale il mondo si sta interrogando e che abbiamo visto segnare la fine del Lungo Computo maya.
Una data come molte ce ne sono state in passato ma con una caratteristica fondamentale che la rende unica: tante leggende, previsioni e profezie di molte parti del mondo e di molte culture diverse sembrano avere dei punti in comune e verso il 2012 sembrano convergere. L'antica civiltà del grande Egitto, gli edifici del sito archeologico di Angkor, i testi sacri ebraici e la spiritualità indiana, le leggende Hopi e di altre popolazioni americane, l'I-Ching cinese e la corrente di pensiero New Age: culture che mai si sono incontrate, che sono sorprendentemente giunte a conclusioni sovrapponibili e che, come in una staffetta mondiale, ci portano verso la stessa meta.
Come si può spiegare una tale coincidenza?

Nel cuore delle grandi tradizioni spirituali e dei grandi sapienti di tutto il mondo è il segreto della conoscenza dell'alchimia del tempo, un tempo ciclico il cui andamento veniva misurato grazie ai movimenti delle stelle e dei pianeti. Ciò che ciclicamente si ripete consente delle previsioni che ciò che è lineare e va avanti all'infinito, lo speriamo tutti, non permette.
Per questo motivo, le previsioni dei popoli che ci hanno preceduto hanno saputo, spesso, essere esatte, meritando la nostra attenzione; per questo, e anche perché quei popoli vivevano a contatto con la natura e con l'universo. Lo abbiamo visto per i Maya, che sono i detentori ufficiali della cosiddetta profezia del 2012, e lo vedremo per le culture di cui sto per raccontare. Un contatto che noi occidentali moderni abbiamo perso molti secoli fa, inseguendo altre domande che ci hanno inevitabilmente portato verso altre risposte.
Quei popoli e quei sapienti erano in grado di sentire profondamente la natura e l'universo: è forse per questo, perché la fonte d'ispirazione era la medesima, che le conclusioni raggiunte, sia pur se essi non hanno avuto la possibilità di contaminarsi a vicenda, convergono su dei punti focali?
Convergono nell'individuare il 2012 come una data fatidica che dobbiamo assolutamente conoscere perché... Perché manca davvero poco!

Approfondisci con:
La profezia dei tredici teschi di cristallo
- La profezia maya e il Codice di Dresda

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