2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Il Teschio del British Museum of Mankind


Eugène Boban, un cittadino francese che ha risieduto per vent'anni in Messico, nel XIX secolo entra in possesso di due teschi di cristallo. Sono oggetti splendidi, di enorme fascino.
Boban è un mercante d'arte: vende il primo teschio a un collezionista che poi lo donerà al Museo Trocadero di Parigi, a cui attualmente il teschio appartiene. Tenta di far acquistare il secondo alla Smithsonian Institution e al Museo Nazionale di Antropologia e Storia, ma entrambi gli enti rifiutano di comprarlo. Alla fine riesce a venderlo al gioielliere newyorkese Tiffany per 120 sterline. L'incaricato della transizione è George Frederick Kunz, celebre gemmologo tedesco che, in un libro sui minerali, fa così menzione del teschio:

"Si sa poco della sua storia e niente della sua origine. Fu portato dal Messico da un ufficiale spagnolo qualche tempo prima dell'occupazione francese, fu venduto a un collezionista inglese, passò poi nelle mani di Eugène Boban".

Nel 1898 Tiffany vende il teschio al British Museum, dove tuttora esso è esposto.
Nel 1950 vengono condotte delle analisi; per determinarne l'origine. I risultati dicono che si tratta di un manufatto messicano, di quarzo brasiliano, risalente a un periodo compreso fra il 1400 e il 1500 d.C.
Ma questa datazione non poggia su fondamenti scientifici incontestabili e c'è chi non la condivide. Un articolo del quotidiano londinese The Independent, uscito il 7 gennaio 2005 e firmato Steve Connor, afferma che il teschio del British Museum sarebbe un falso.

Connor scrive che un'analisi dettagliata della sua superficie ha mostrato che esso è stato intagliato e levigato con l'utilizzo di una mola rotante: strumento di uso comune fra i gioiellieri europei del diciannovesimo secolo, ma sconosciuto all'America precolombiana. Prosegue dicendo che il teschio potrebbe essere stato modellato a partire da un pezzo di cristallo di rocca proveniente dal Brasile a opera di un lapidario europeo, probabilmente tedesco, per poi essere collocato sul mercato collezionistico come reperto autentico.
Si tratterebbe quindi di una truffa e autore ne sarebbe proprio Eugène Boban.

La presenza dei solchi lasciati da una mola è incontestabile, ma incontestabile è anche il fatto che questi sono visibili soltanto su una parte del teschio e non su tutta la sua struttura. Alcuni ritengono quindi più plausibile che la mola sia stata utilizzata non per realizzare l'oggetto ma semplicemente per ripulirlo da secoli di incrostazioni. Del resto i restauratori ottocenteschi non sarebbero nuovi a questo genere di operazioni, che oggi consideriamo inconcepibili, ma che allora erano prassi comune.
A favore di quest'ultima ipotesi ci sarebbe anche un altro indizio: Boban è un polo di raccolta di reperti delle popolazioni precolombiane d'America, al suo attivo ha migliaia di pezzi venduti, tutti di provata autenticità, è un mercante ricercatissimo di resti archeologici e fra i suoi clienti ha avuto persino diverse case reali europee, perché mai si sarebbe sobbarcato di notevoli spese per far fabbricare due falsi teschi in Germania, mettendo così a repentaglio la sua reputazione e il futuro del suo lavoro?
E se di una truffa si tratta e se non ne è stato Boban l'artefice, che avrebbe fatto costruire questo costosissimo falso e a che scopo?

Dare una risposta a queste domande risulta impossibile. Pertanto molti pernsano che tutta la vicenda sia stata montata per dare una legittimazione alla definitiva occultazione del teschio.
Perché qualcuno dovrebbe desiderare che un oggetto di così grande fascino sparisca dalla teca che lo contiene?

Forse perché esso, da quando è stato esposto, non ha fatto che creare problemi al museo: il pubblico, trovandoselo davanti, ha sempre avuto strane reazioni, la maggior parte lo evita, alcuni restano a fissarlo immobili per ore, altri cantano litanie incomprensibili o addirittura cadono in trance.
Reazioni indubbiamente scomode per la direzione del British Museum...
Ma non si tratterebbe soltanto di questo: il personale interno del museo, gli addetti alle pulizie, hanno sempre sostenuto che la notte il teschio si sposta, si illumina, fa dei rumori e li osserva, al punto che molti si sono rifiutati di entrare nella stanza che lo ospita e hanno preteso, per continuare a farlo, che venisse coperto da un pesante telo nero.
Suggestione o reale potere?
E' indubbio che il teschio di cristallo sia un oggetto inquietante e, come tutto ciò che è inquietante, attrae e respinge. E, come tutto ciò che non si riesce a comprendere, stimola una morbosa curiosità ma anche un'ottusa chiusura.

Approfondisci con:
- La profezia dei tredici teschi di cristallo

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