2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Angkor e Tiahuanaco: altre conferme di un messaggio universale - Il nord e l'ovest


Il nostro viaggio in Egitto ci ha permesso di fissare una data, il 10450 a.C.; e di individuare due punti cardinali: il sud, indicato dalle tre piramidi di Giza; e l'est, verso cui guarda la Sfinge.
Per completare la nostra cartina ideale dovremmo ora trovare il nord e l'ovest.
Cominciamo dal nord...
Nell'802 d.C. Jayavarman II, dopo aver unificato un territorio che si trova in quella che è oggi la Cambogia e dopo aver creato un forte Stato nazionale, si autoproclama Chakravartim, "re del mondo": così ha inizio il grande regno Khmer.
Alcune iscrizioni tramandano che Jayavarman II sia il discendente di una razza pura e superiore. Nell'antico Egitto si riteneva che la stirpe dei faraoni si originasse da Horus, il figlio di Iside, "colui che siede sul trono di suo padre Osiride". Ankh Hor o Ankhor nella lingua di re Jayavarman II significa "Horus vive": Angkor si chiamerà la capitale del regno nel momento del suo massimo splendore. In questa città incontriamo ancora una volta, prepotentemente, il Sole: infatti è verso il sorgere di esso che sono rivolte tutte le dimore dei principi.

L'impero Khmer ha avuto vita breve: nel XIV secolo è iniziato il suo declino e nel XV si è dissolto; eppure in questo tempo migliaia di edifici sono stati costruiti, con una precisione architettonica e una valenza artistica tali da rendere il Parco archeologico di Angkor uno dei grandi patrimoni dell'umanità. A noi sono rimaste alcune macerie che gli archeologi hanno tentato di ricostruire, sottraendole alla giungla che le aveva avvolte; fino a noi è giunta la perfezione di edifici imponenti e di 72 templi meravigliosi.



Fra questi templi, il più straordinario è Angkor Wat, il grande altare di Vishnu, un edificio di una bellezza strabiliante, costruito da migliaia di artigiani, lavoratori e schiavi: nel XV secolo, dopo la caduta del regno che ne è stato l'artefice, sarà trasformato in un tempio buddista, secondo uno schema di riciclaggio culturale a cui la storia ci ha abituato.

La costruzione di Angkor Wat è cominciata nel 1112 ed è stata terminata nel 1150. Il tempio, piena incarnazione della cosmologia indù, ha nel centro cinque torri dalla forma dei fiori di loto che alludono alle vette del monte Meru, luogo mitologico nel quale risiede il pantheon buddista e che è considerato il centro dell'universo; è circondato da un muro perimetrale che simboleggia le montagne che avvolgono il mondo e da un fossato che rappresenta l'oceano al di là delle montagne. Per raggiungere la torre più alta, che supera i 60 metri, è necessario percorrere una strada rialzata, lunga 350 metri. Da questo viale, all'alba dell'equinozio di primavera, si può osservare il Sole sorgere sulla cima della torre centrale.
La porta di Angkor Wat, contrariamente a tutti gli altri palazzi, rivolti a est, si trova verso ovest, in direzione del tramonto, della terra dei morti. Questo ha fatto ritenere che l'edificio sia un tempio funebre in onore di re Suryavarman II; ipotesi suffragata dai bassorilievi che procedono in senso antiorario, cioè in senso inverso rispetto alla normalità, il senso inverso che caratterizza i riti brahminici durante i funerali.

Sulla balaustra del viale rialzato è raffigurato il Naga, il re cobra dalle sette teste: nella mitologia indu-buddista i Naga non sono comuni serpenti ma draghi, portatori di sapienza e saggezza, rappresentanti di un'antica razza di uomini giunta nel nostro pianeta da ignote dimore stellari.
E angkor Wat, orientato lungo un asse est-ovest, proprio come la Sfinge guarda verso la costellazione che raffigura: la costellazione del Drago.
A questa costellazione rimanda anche la disposizione degli altri templi principali di Angkor: essi riproducono fedelmente l'ubicazione delle stelle del Drago ma...

... C'è un "ma", il solito: le stelle di quella costellazione non erano visibili in cielo quando la città è stata costruita; nel periodo del grande impero Khmer si trovavano infatti al di sotto della linea dell'orizzonte. Per vederle brillare su Angkor è necessario tornare indietro di molti millenni, è necessario tornare all'alba dell'equinozio del 10450 a.C.
Una data che abbiamo già incontrato sul nostro cammino...
Gli architetti khmer avrebbero quindi copiato sul terreno una mappa celeste tracciata migliaia di anni prima che, in qualche modo, sarebbe stata tramandata loro?
La porta di Angkor Wat si trova a ovest, verso il tramonto, verso la terra dei morti e quindi anche verso la terra dei grandi antenati?

Riepiloghiamo i dati acquisiti fino a questo momento: nel 10450 a.C. la Sfinge guardava a est, verso la costellazione che rappresenta, la costellazione del Leone; sempre nel 10450 a.C. le piramidi di Giza erano rivolte a sud, verso Orione, riproducendo le tre stelle principali della cintura e la posizione di esse rispetto alla Via Lattea, raffigurata in terra dal fiume Nilo; e ancora una volta nel 10450 a.C. i principali edifici di Angkor combaciavano con il nord, con la costellazione del Drago che, dall'alto, veglia sulla sua stirpe.
Trovato anche il nord, non ci resta che trovare l'ovest.


Nel 1995 Graham Hancock, nel libro Impronte degli dei, ha osservato che la piramide di Akapana a Tiahuanaco, nel cuore delle Ande, in territorio boliviano, è orientata a ovest, e guarda la costellazione dell'Acquario come essa era visibile nel 10450 a.C.
Tiahuanaco è ciò che resta di un'importante civiltà che ha preceduto gli Inca: fondata intorno al 200 a.C. come una piccola città-stato, si estende fra il IV e il VI secolo d.C. fino a quando, nel XV secolo, il suo territorio non sarà annesso al dominio inca.
Scrive Hancock:
"Tiahuanaco presenta pronunciate caratteristiche acquariane nei motivi acquatici delle grandi statue all'interno di Kalasasaya e nei canali di conduzione dell'acqua al lato ovest della piramide di Akapana".
Quello che si delinea ai nostri occhi sembrerebbe essere uno straordinario progetto mondiale che affonda le sue origini in un'epoca distante molti millenni...
Individuato il nord in Angkor, l'ovest in Tiahuanaco, il sud nelle piramidi di Giza e l'est nella Sfinge, dobbiamo ora chiederci chi in passato avrebbe scelto di pianificare che determinati luoghi della Terra incarnassero i quattro punti cardinali, fissando in essi la medesima data.
Che la grande civiltà umana abbia avuto inizio molto tempo prima di quanto ipotizzato dalla scienza ufficiale?
Che in questo lontanissimo passato, dei popoli straordinariamente evoluti abbiano davvero saputo decifrare un messaggio dal cielo e lo abbiano voluto tramandare fino a noi?
Esiste realmente un disegno globale teso a trasmettere questo vitale messaggio alle generazioni future?

Per quanto incredibile possa apparire, dobbiamo concedere all'ipotesi scaturita dai segni raccolti di poter essere almeno possibile. Sono molte le ipotesi incredibili ma possibili che abbiamo incontrato e incontreremo lungo questo percorso che verso il 2012 ci conduce. Forse tutto questo ci appare incredibile perché non lo conosciamo e non siamo in grado di comprenderlo fino in fondo. Forse perché i millenni, che spesso ci separano dall'oggetto della nostra indagine, hanno cancellato molto non permettendoci di cogliere tutti i passaggi; eppure questi millenni sembrano averci lasciato un messaggio molto chiaro.
E se questo messaggio è così importante da aver mobilitato la genialità e il grande sapere di uomini lontani, è bene provare a conoscerlo meglio.

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