2012 - La Distruzione

Cosa c'è di vero?

Tempeste solari, macchie e flare: il loro ruolo nella profezia del 2012


L'attività solare ha una connessione molto forte con la vita sulla Terra: influenza il nostro clima, il nostro umore, il livello dell'acqua dei laghi, la crescita degli alberi e il deposito di minerali nel suolo. Ma, ancora prima di fare tutto ciò, fa sì che possa esserci vita sulla Terra.
Anche nel caso del Sole si ripete un concetto con il quale abbiamo ormai preso familiarità: l'energia da esso emanata non è sempre la stessa. Il Sole vive cicli regolari di tempeste magnetiche (le macchie solari), che possono essere accompagnati da potenti emissioni di materia e che sono seguiti da periodi calcolabili di quiete. Una macchia solare è una regione più scura sulla superficie dell'astro perché in essa la concentrazione di un forte campo magnetico inibisce il trasporto di energia. Questo significa che una macchia solare è una regione più fredda rispetto ai suoi immediati dintorni; per esattezza, più fredda di circa 1500 gradi Celsius.
Il numero medio di macchie solari presenti sul Sole non è costante ma varia tra periodi di minimo e periodi di massimo. Si definisce ciclo solare la porzione temporale, ampia in media 11 anni, contenuta tra un periodo di minimo e il successivo periodo di minimo.

Indebolimento del campo magnetico e inversione dei poli


Nel 1600 il fisico inglese William Gilbert nel De Magnete ha affermato che "l'intera Terra è un grande magnete" il cui campo agisce sull'ago della bussola orientandolo in direzione nord-sud. Ma si è presto scoperto che questo campo magnetico non è sempre uguale a se stesso: nel XVIII secolo l'astronomo Edmond Halley ha costatato il mutamento di certe sue caratteristiche, registrando uno spostamento dell'asse verso ovest. Nel 1832 Carl Friedrich Gauss è arrivato per primo a calcolare in termini matematici le linee di forza del campo magnetico terrestre.
Secondo la geologia tradizionale il campo magnetico terrestre, o magnetosfera, è generato dalla rotazione del nucleo del pianeta, un miscuglio di ferro fuso e solido che crea questo gigantesco campo elettromagnetico che emerge dai poli e si estende a una grande distanza nell'atmosfera contribuendo alla formazione di uno scudo protettivo che salvaguarda il pianeta dalle radiazioni nocive provenienti dal cosmo. Proprio per via di tale campo magnetico la Terra agisce come un'enorme calamita, condizione che permette appunto il funzionamento della bussola, la cui direzione indica sempre il Polo Nord magnetico. Ma il Polo Nord magnetico non necessariamente coincide con il Polo Nord geografico: mentre i poli geografici sono fissi, quelli magnetici sono soggetti, come già detto, a un continuo, seppur lento, spostamento.
Nel mondo esistono circa 200 osservatori che monitorizzano l'attività del campo magnetico terrestre: le misurazioni hanno confermato che il magnetismo terrestre è dinamico e vivo; e che, per cause che non sono state ancora pienamente comprese, i due poli ciclicamente arrivano addirittura a scambiarsi. Attualmente il Polo Nord, cioè la polarità positiva, è diretto verso il Polo Sud geografico.

La Terra rallenta


La Terra compie quotidianamente un giro completo intorno al proprio asse: è questo che determina l'alternarsi del giorno e della notte. La Luna esercita da sempre un'azione frenante sulla Terra perché il nostro pianeta ruota su se stesso più velocemente di quanto non faccia la Luna nel suo moto di rivoluzione intorno alla Terra.
A partire dagli anni Sessanta del Novecento la forza dell'attrazione gravitazionale esercitata dalla Luna ha cominciato a crescere e il nostro pianeta a rallentare sempre di più. Il rallentamento iniziale è stato di portata infinitesimale ed è stato taciuto. Ma questa frenata sta mostrando di non avere un andamento lineare bensì esponenziale: si va pertanto da una fase iniziale quasi impercettibile a una successiva molto accentuata. Conseguenza diretta della frenata del moto di rotazione terrestre è che le nostre giornate si allunghino.

Familiarità con la fine


Il "Living Planet Report 2008" dichiara che, andando avanti di questo passo, la Terra si consumerà. Le risorse ambientali stanno finendo, sfruttate molto al di sopra dei limiti sostenibili da un uomo sempre più onnivoro. La domanda supera del 30 per cento la capacità rigenerativa del pianeta: è un dato impressionante.
Più di un quinto della Foresta Amazzonica è stato distrutto e il disboscamento avanza a ritmi serrati nonostante i limiti imposti.
Molte specie animali e vegetali sono a serio rischio estinzione; altrettante si sono già estinte.
L'ecosistema ha perso il suo equilibrio.
Oggi produciamo più cibo di quanto non ne sia mai stato prodotto nella storia dell'umanità, eppure la percentuale degli affamati non fa che crescere nei paesi poveri. Paradossalmente, nei paesi ricchi è in forte aumento la percentuale degli obesi, così come in forte aumento sono tutte le malattie connesse con l'obesità.
Il petrolio sta finendo; nonostante ciò, la richiesta è sempre più pressante, soprattutto per il prepotente ingresso nel mercato internazionale di Cina e India. L'affermarsi di queste due nuove potenze mondiali sta accelerando e accelererà ulteriormente il collasso della Terra.
Gli stati occidentali registrano livelli di natività molto bassi: stanno finendo i giovani.
Non sappiamo più come smaltire i nostri rifiuti.

Il ritorno degli Dei


Giunti al termine di questo viaggio fra popoli, epoche e culture portiamo con noi la costatazione che esiste una spiritualità comune, una percezione della vita e dell'universo che, come fosse un'energia sovrastante, ha consentito il raggiungimento di traguardi accostabili. La ragione di questo possibile accostamento è in fondo molto semplice: agiamo tutti in uno stesso contesto, riceviamo tutti le stesse informazioni dal mondo in cui viviamo anche se poi ogni popolo codifica tali informazioni nel suo linguaggio, dandogli i volti delle proprie divinità.
Ho ricordato all'inizio che la fine del mondo è stata molte volte paventate nella storia: ma questo momento è diverso, è diverso perché adesso, per la prima volta, tutte le maggiori profezie, i testi sacri, le religioni e infine la scienza concordano nell'indicare il 2012 come la data culminante.

New Age. La cultura dell'Acquario


Che cosa accadrà al mondo dopo il chiudersi del ciclo "finale" calcolato da Terence McKenna? Lui è morto il 3 aprile del 2000 e non lo vedrà.
Al suo lavoro ha dato idealmente seguito la filosofia di cui è stato uno dei simboli, il New Age. Il New Age è una corrente di pensiero occidentale nata nel XX secolo dalla controcultura che ha caratterizzato le scelte ideologiche degli anni Sessanta: comprende molte realtà disomogenee e difficili da catalogare, accomunate fondamentalmente da un approccio personale e diretto all'esplorazione della spiritualità che si fondi sull'esperienza interiore di ogni singolo individuo.

I-Ching e 2012


Nel fiume delle storie che al 2012 riconducono, si inserisce anche l'anomala vicenda umana di Terence McKenna, uno dei simboli della filosofia New Age.
Dopo essersi laureato in Ecologia e Tutela ambientale al Tussman Experimental College, nella seconda metà del XX secolo, Terence McKenna ha fatto un lungo viaggio esplorativo insieme al fratello Dennis nella foresta pluviale amazzonica della Colombia: lì, facendo uso degli allucinogeni utilizzati dagli sciamani per i loro riti, ha iniziato le ricerche sull'I-Ching, il Libro dei Mutamenti, l'antico testo profetico e sapienziale cinese che risale al II secolo a.C.; e in esso ha scoperto un complesso frattale criptato che ha chiamato "onda temporale".

La Grande Croce Alchemica di Hendaye, l'alchimista Fulcanelli e la spaienza indù

Quella che sto per raccontare è la storia di due uomini; il primo è un artista, il secondo un alchimista: di entrambi non conosciamo l'identità.
Fra il XVII e il XVIII secolo qualcuno, il primo uomo misterioso di questa vicenda, scolpisce uno strano monumento: un piedistallo e una colonna con sopra una croce. Il monumento viene collocato in un piccolo cimitero della cittadina basca di Hendaye, al confine tra la Francia e la Spagna. All'inizio del 1800 l'opera viene spostata nel giardino della chiesa di San Vincenzo, nella medesima città.
Lì, nei primi anni Venti del Novecento, la vede il secondo uomo misterioso di questa vicenda: l'alchimista Fulcanelli. Il nome è uno pseudonimo e ancora oggi non si è riusciti a risalire all'identità storica precisa che dietro a questo pseudonimo si nasconde.
Nel 1926 Fulcanelli pubblica un libro, Il mistero delle cattedrali. Nel 1957 Eugène Canseliet, che di Fulcanelli si è sempre dichiarato discepolo contribuendo ad alimentare il mistero che avvolge la vita del grande alchimista, scrive la prefazione del libro. Nella seconda edizione c'è l'aggiunta di alcune immagini e di un capitolo, "La Croce ciclica di Hendaye".
Così, le storie dei due uomini misteriosi, dell'artista e dell'alchimista, si intersecano.

Il Codice Genesi, i messaggi occulti della Torah, le predizioni avverate. L'ultima profezia: 2012


Negli anni Novanta del secolo scorso il giornalista investigativo Michael Drosnin ha pubblicato un libro, Codice Genesi, che in poco tempo è diventato un best seller la cui fama si è diffusa a livello mondiale. In esso l'autore sostiene di aver decifrato un codice divino nascosto nelle pagine della Bibbia che conterrebbe la profezia della fine del mondo: il codice rivelerebbe che una cometa colpirà la Terra nell'anno ebraico 5772, anno che corrisponde al nostro 2012.

L'Apocalisse e il Galilee World Heritage Park


Quando si pensa a un'eventuale fine del mondo, uno dei primi termini che ci viene alla mente è senz'altro "Apocalisse".
"Poi dalla bocca del drago e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta vidi uscire tre spiriti immondi, simili a rane: sono infatti spiriti di demoni che operano prodigi e vanno a radunare tutti i re di tutta la terra per la guerra del grande giorno di Dio onnipotente [...] E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armagheddon".
Questo passò è tratto appunto dall'Apocalisse di Giovanni, l'ultimo libro del Nuovo Testamento.

Angkor e Tiahuanaco: altre conferme di un messaggio universale - Il nord e l'ovest


Il nostro viaggio in Egitto ci ha permesso di fissare una data, il 10450 a.C.; e di individuare due punti cardinali: il sud, indicato dalle tre piramidi di Giza; e l'est, verso cui guarda la Sfinge.
Per completare la nostra cartina ideale dovremmo ora trovare il nord e l'ovest.
Cominciamo dal nord...
Nell'802 d.C. Jayavarman II, dopo aver unificato un territorio che si trova in quella che è oggi la Cambogia e dopo aver creato un forte Stato nazionale, si autoproclama Chakravartim, "re del mondo": così ha inizio il grande regno Khmer.
Alcune iscrizioni tramandano che Jayavarman II sia il discendente di una razza pura e superiore. Nell'antico Egitto si riteneva che la stirpe dei faraoni si originasse da Horus, il figlio di Iside, "colui che siede sul trono di suo padre Osiride". Ankh Hor o Ankhor nella lingua di re Jayavarman II significa "Horus vive": Angkor si chiamerà la capitale del regno nel momento del suo massimo splendore. In questa città incontriamo ancora una volta, prepotentemente, il Sole: infatti è verso il sorgere di esso che sono rivolte tutte le dimore dei principi.

Egitto: il mito di Iside e il parallelismo con la profezia maya e la Vergine Maria - Il sud e l'est

Per gli antichi Egizi Iside rappresentava il centro della galassia, nell'aspetto divino di madre della creazione. Essa era la prima materia, l'utero nascosto di tutto ciò che esiste. Incarnava la sorgente dei raggi cosmici, della polvere interstellare e di altri elementi rari che la scienza ha scoperto solo in tempi storici recenti scaturire dal centro del galassia.
Uno dei segreti dell'antico Egitto è infatti la conoscenza di un Sole segreto al centro dell'universo oltre a quello che noi vediamo. Nel linguaggio alchemico, il centro della galassia è anche chiamato il Sole nero, il Sole nascosto appunto, quello invisibile. E' il Sole segreto che incarna l'eterno femminino, la soror mystica.
Ma torniamo a Iside, la creatrice di tutte le cose.
Il figlio di Iside e del suo consorte Osiride è il divino Horus, raffigurato anche mentre la dea lo allatta al seno. Horus simboleggia il Sole che splende nel cielo. Attraverso questa metafora, il mito egizio ci dice che Iside, il centro della galassia, ha dato la vita al nostro Sole, proprio come il centro della galassia ha dato vita a tutto ciò che esiste.
E questo non può non ricordarci l'Hunab Ku maya.

Egitto: il mistero delle Piramidi e della Sfinge - Il sud e l'est

Nel 1984 l'ingegnere belga Robert Bauval si è accorto che la disposizione delle tre piramidi di Giza rispetto al fiume Nilo e lo schema creato dalla diagonale che le unisce è l'immagine riflessa della Via Lattea in rapporto alle tre stelle della Cintura di Orione così come erano visibili verso sud dalla Terra nel 10450 a.C., circa 12.500 anni fa.
L'iscrizione sul Libro dei Morti (discussa nel post precedente) dice appunto:
"Calcolando e tenendo in debito conto i giorni e le ore propizie delle stelle di Orione e delle Dodici Divinità che le reggono [...]".
Ma se la grande civiltà dell'antico Egitto ha avuto inizio intorno al 3100 a.C., all'inizio del Lungo Computo maya, e se il complesso delle tre piramidi della piana di Giza, Cheope, Chefren e Micerino, risale alla quarta dinastia, cioè a un periodo compreso fra il 2700 e il 2500 a.C., che senso avrebbe avuto immortalare in esse una data così antecedente?
La data fissata dalle tre piramidi indicava forse di proposito un'età di tanti millenni precedente, un'età dell'Oro che meritava d'essere ricordata?
Potrebbe essere così, ma è necessario cercare altri indizi...

Egitto: la Profezia del Libro dei Morti - Il sud e l'est

"Calcolando e tenendo in debito conto i giorni e le ore propizie delle stelle di Orione e delle Dodici Divinità che le reggono, ecco che esse congiungono le mani palmo a palmo ma la sesta fra esse pende sull'orlo dell'abisso nell'ora della disfatta del demonio".
Questa enigmatica frase, che fa parte del Libro dei Morti, è incisa su un blocco di bronzo trovato ai piedi della statua del dio Osiride nella città di Khemenu, in Egitto; risale al 2700 a.C.
Il Libro dei Morti è una raccolta di formule religiose che gli egiziani ritenevano sarebbero servite al defunto durante il viaggio nell'aldilà per fornire a Osiride una testimonianza della propria condotta in vita.
L'iscrizione citata parla di Dodici Divinità e dice che "la sesta fra esse pende sull'orlo dell'abisso": un messaggio per le popolazioni future e quindi anche per noi.
Proviamo a comprendere che cosa vogliano comunicarci queste parole, così apparentemente imperscrutabili. Per farlo, cominciamo dalla cosa più semplice, le Dodici Divinità.
Chi sono?

La fine del mondo e la convergenza di molte civiltà su un'unica fatidica data: 2012


Le leggende, le previsioni e le profezie legate alla fine del mondo sono da sempre moltissime. Ogni cultura, ogni civiltà e ogni tempo ha conosciuto le proprie. Innumerevoli volte l'umanità ha temuto che allo scoccare di una fatidica data tutto finisse di colpo in una grande esplosione; e nell'attesa si è pentita, ha invocato la grazia, ha analizzato i segnali, si è persa nel panico, ha cercato una via di fuga o ha semplicemente aspettato il giorno successivo all'ultimo giorno, per guardare indietro e tirare un sospiro di sollievo dopo il quale ricominciare a vivere senza aver tratto alcuna lezione dall'angoscia provata.

Spesso il terrore ha attecchito per l'ignoranza dei molti che ne sono stati sopraffatti e per il calcolo dei pochi che ne hanno approfittato; spesso ha attecchito per un condiviso senso di impotenza davanti a cataclismi naturali o a situazioni degenerate per i troppi errori umani e per un delirio d'onnipotenza che sembra non avere mai abbandonato la nostra razza. C'è sempre stato qualcuno che di quel terrore ha riso, bollandolo come superstizione o stupidità; qualcun altro ne ha sorriso, forse per allontanarsene.
Di fatto, siamo tutti qui, da generazioni le cui origini si perdono nei secoli e nei millenni; siamo qui, ancora più o meno integri, nonostante i colpi. Di molti di quei colpi siamo responsabili e pronti a farne una, spesso non troppo sentita, ammenda; molti altri li abbiamo subiti e abbiamo tentato di conoscerli, per evitare che accadesse di nuovo.

E' cambiato il mondo che abitiamo, è cambiato perché doveva cambiare ed è cambiato perché noi lo abbiamo cambiato. Gran parte di quello che prima spaventava, ora non spaventa più; gran parte di quello che ora spaventa, prima non esisteva.

I poteri magici dei teschi di cristallo


Partiamo da ciò cui i teschi sono fatti: il cristallo di quarzo.
Perché per la loro costruzione è stato scelto proprio un materiale così complicato da lavorare?
Secondo molti, perché in tempi remoti si riteneva che il cristallo di quarzo avesse delle proprietà mistiche. I sensitivi lo usano infatti da sempre per leggere il futuro.
Il gemmologo Frank Dorland sottolinea come il cristallo stimoli una parte sconosciuta del cervello, come abbia la capacità di aprire una "porta psichica sull'assoluto". In una dichiarazione stampa Dorland dice:

"I cristalli emettono continuamente onde elettromagnetiche; dal momento che il cervello fa la stessa cosa, è naturale che fra essi si crei un'interazione".

Per mezzo del materiale di cui sono fatti, i teschi avrebbero quindi il potere di agire su di noi.

L'origine dei teschi di cristallo


Dal punto di vista scientifico, uno dei problemi principali nel determinare l'origine dei teschi resta che non esiste un metodo affidabile per datare la manifattura di un cristallo con i sistemi convenzionali; l'unica possibilità è affidarsi all'esame del carbonio-14 da effettuare sul materiale organico trovato insieme ai teschi, ma è evidente che esso non può dare alcuna risposta certa su chi ne sia stato l'artefice, su quando i teschi siano stati realizzati e su quando siano stati occultati.
E, chiaramente, questa indefinitezza ha aperto il campo a molte congetture.

Gli altri teschi: il Teschio Maya, il Teschio d'Ametista, il Teschio Quarzo Rosa, il Teschio ET


Fra i teschi riemersi improvvisamente dal buio che li ha nascosti per secoli c'è anche il Teschio Maya, ritrovato in Guatemala nel 1912. E' inciso in un blocco di quarzo trasparente dal colore verdognolo. Ha delle lunghe rientranze alle tempie laterali e sotto la mascella.








Nel 1915, in un deposito clandestino di reperti maya in Messico, viene scoperto il Teschio d'Ametista, che prende il suo nome dal materiale di cui è fatto così come il Teschio Quarzo Rosa, trovato al confine fra l'Honduras e il Guatemala. Quest'ultimo non è trasparente ma, insieme al Teschio Mitchell-Hedges, è l'unico ad avere la mandibola mobile.


Infine abbiamo il Teschio ET, così chiamato...

Il Teschio di Parigi


Il Teschio di Parigi si trova al museo Trocadero. Come il Teschio del British Museum, dovrebbe essere stato ritrovato in Messico e, prima di arrivare all'attuale destinazione, dovrebbe essere passato tra le mani del collezionista e mercante d'arte Eugène Boban.
E' ben proporzionato ma di fattura più rudimentale rispetto a quello di Londra e le sue dimensioni sono minori.
Il gemmologo tedesco George Frederick Kunz lo menziona in un suo libro sulle pietre preziose dell'America: il suo giudizio è che sia autentico. Databile intorno al quindicesimo secolo, è attribuito dal museo Trocadero agli Atzechi e considerato la raffigurazione del dio della Morte.
Un solco lo percorre lateralmente, da destra a sinistra.

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Il Teschio Mitchell Hedges: la storia e i poteri
Il Teschio Max
Il Teschio della Smithsonian Institution

Il Teschio Max


Negli anni Venti del Novecento riemerge in Guatemala il Teschio Max. Si racconta che sia stato regalato da uno sciamano maya a un guaritore tibetano, Norbu Chen, che lo ha poi regalato ai coniugi Carl e JoAnn Parks, suoi attuali proprietari.
Il teschio è oggi a Houston, in Texas. Alcuni studiosi lo fanno risalire addirittura all'8000 a.C.
I coniugi Parks non si sono resi subito conto della natura del regalo ricevuto e, visto il suo aspetto inquietante, lo hanno tenuto chiuso in una scatola finché, anni dopo, non hanno visto una trasmissione televisiva che raccontava del teschio Mitchell-Hedges: da allora lo espongono e partecipano a convegni e talk show per parlarne.
La signora Parks sostiene di essere riuscita a entrare in comunicazione telepatica con il teschio, il quale avrebbe comunicato di chiamarsi Max.

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Il Teschio Sha-Na-Ra e il Teschio Arcobaleno
- Il Teschio della Smithsonian Institution

Il Teschio della Smithsonian Institution




Nel 1992 Richard Dolmun, curatore della Smithsonian Institution di Washington, riceve un pacco postale anonimo: dentro vi trova un teschio di quarzo, dal colore bianco latte e del peso di venti chili.
Insieme al pacco, c'è una lettera non firmata:

"Questo teschio di cristallo azteco, che a quanto pare faceva parte della collezione di Porfirio Diaz, è stato acquistato in Messico nel 1960. Lo offro alla Smithsonian senza chiedere nulla in cambio".

Sembra che subito dopo la donazione l'uomo della lettera si sia suicidato.
La direzione del museo, che dopo aver rifiutato il teschio di Eugène Boban si è ritrovata, quasi per il volere di un ostinato destino, a possederne uno, ha deciso di non esporre il teschio al pubblico fino a quando non potrà esserne confermata l'autenticità.

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Il Teschio Sha-Na-Ra e il Teschio Arcobaleno


Alcuni scavi clandestini in Messico portano alla luce altri due teschi.
Il primo, battezzato Sha-Na-Ra in ricordo di uno sciamano, viene trovato nel 1959 lungo il Rio Baltha dall'investigatore dell'occulto Nick Nocerino, che ne è attualmente il proprietario.
Nocerino sostiene di aver visto scorrere tutta la sua vita dentro il teschio.









L'altro è il Teschio Arcobaleno, così chiamato per i colori dell'iride che si vedono al suo interno quando viene esposto alla luce del Sole. Lo possiede il cristallo-terapeuta DaEl Walker e pesa circa quattro chilogrammi.






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Il Teschio Mitchell-Hedges: la storia e i poteri


All'inizio del XX secolo Thomas Gann, professore di Archeologia del Centro America all'Università di Liverpool, scopre Lubaantun, il luogo delle pietre perdute, un sito maya nel Belize meridionale.
Nel 1915 Raymond Merwin del Peabody Museum dell'Università di Harvard vi guida una successiva spedizione: la zona viene ripulita dalla vegetazione, viene dettagliatamente mappata e vi vengono scattate alcune fotografie.
Nel 1926 il British Museum finanzia degli scavi che accertano la data di costruzione della città, collocandone la massima fioritura in un periodo compreso fra il 730 e l'890 d.C. Da tali analisi risulta anche un fatto insolito, ma non per i Maya: pare che la città sia stata abbandonata di colpo.

Il Teschio del British Museum of Mankind


Eugène Boban, un cittadino francese che ha risieduto per vent'anni in Messico, nel XIX secolo entra in possesso di due teschi di cristallo. Sono oggetti splendidi, di enorme fascino.
Boban è un mercante d'arte: vende il primo teschio a un collezionista che poi lo donerà al Museo Trocadero di Parigi, a cui attualmente il teschio appartiene. Tenta di far acquistare il secondo alla Smithsonian Institution e al Museo Nazionale di Antropologia e Storia, ma entrambi gli enti rifiutano di comprarlo. Alla fine riesce a venderlo al gioielliere newyorkese Tiffany per 120 sterline. L'incaricato della transizione è George Frederick Kunz, celebre gemmologo tedesco che, in un libro sui minerali, fa così menzione del teschio:

"Si sa poco della sua storia e niente della sua origine. Fu portato dal Messico da un ufficiale spagnolo qualche tempo prima dell'occupazione francese, fu venduto a un collezionista inglese, passò poi nelle mani di Eugène Boban".

Nel 1898 Tiffany vende il teschio al British Museum, dove tuttora esso è esposto.
Nel 1950 vengono condotte delle analisi; per determinarne l'origine. I risultati dicono che si tratta di un manufatto messicano, di quarzo brasiliano, risalente a un periodo compreso fra il 1400 e il 1500 d.C.
Ma questa datazione non poggia su fondamenti scientifici incontestabili e c'è chi non la condivide. Un articolo del quotidiano londinese The Independent, uscito il 7 gennaio 2005 e firmato Steve Connor, afferma che il teschio del British Museum sarebbe un falso.

La profezia dei tredici teschi di cristallo





"Quando i tredici teschi di cristallo saranno ritrovati e riuniti, inizierà un nuovo ciclo per il genere umano, un ciclo di grande conoscenza ed elevazione": questa la leggenda che, attraverso una tradizione orale, dai Maya è giunta fino a noi.
Il teschio è un simbolo molto potente, è il simulacro di ciò che è stato e di ciò che è, della vita che ha contenuto e della morte che rappresenta; un simbolo antico usato da molte culture e con diverse valenze.
Tredici sono i teschi di cristallo, come tredici sono i baktun del Lungo Computo.

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